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«Il diritto di chi sa meglio civilizzare». Riflessi della colonizzazione italiana in Libia sulle pagine de “Il Corriere della Sera”.

Il Corriere della Sera e la campagna di Libia

Esamineremo in questa sede quanto e come Il Corriere della Sera abbia influenzato l’opinione pubblica attraverso i suoi editoriali e gli spazi dedicati ai cantori dell’impresa coloniale italiana, non dimenticando che riguardo al tema dell’espansione coloniale il quotidiano di via Solferino non ha mantenuto sempre la stessa posizione. È infatti palese come la linea del giornale sia cambiata dall’inizio dell’avventura coloniale italiana (fine Ottocento) alle sempre più forti pressioni per la colonizzazione libica (inizio Novecento), in seguito al cambio di direzione. Durante le primissime fasi colonialiste italiane, il direttore Torelli-Viollier si schierò apertamente contro le decisioni dei governi Depretis e Crispi di portare la nazione alla conquista di nuovi territori oltremare, tanto da caratterizzarsi come una delle poche testate nazionali – insieme al Secolo ea La Stampa – contrarie all’espansionismo. I motivi di questa scelta erano principalmente di carattere economico, vedendo nell’espansione coloniale una inutile spesa militare che non avrebbe fatto altro che aggravare il bilancio statale. A questo proposito si poteva leggere sulle colonne del quotidiano milanese:
Colonizzano e possono colonizzare con vantaggio i Paesi industriali, gli agricoli no. Ecco la principale ragione del successo dell’Inghilterra: ecco la principale ragione dell’insuccesso degli spagnoli e dei portoghesi. Checché si faccia, l’Italia non sarà mai un Paese industriale; o, per non essere tanto crudi, così industrialmente forte da vincere la concorrenza mondiale

Tale visione mutò radicalmente dal 24 maggio 1900 quando alla direzione del Corriere arrivò Luigi Albertini: la proprietà del quotidiano passò, così, dalla Società E. Torelli-Viollier e C. per la proprietà e la pubblicazione del giornale «Corriere della Sera» alle mani dell’industriale Benigno Crespi e di altri soci (tra cui lo stesso Albertini), i quali fondarono la Società L. Albertini e C. per la proprietà e la pubblicazione del giornale «Corriere della Sera» e di altre pubblicazioni, di cui Crespi deteneva la maggioranza del capitale. Liberale convinto e fermo sostenitore dell’espansionismo in politica estera, Albertini attestò il quotidiano milanese su posizioni più conservatrici rispetto alla direzione precedente. Fin da subito, infatti, il Corriere albertiniano si caratterizzò per una disistima verso il premier Giolitti, considerato spesso incapace e troppo restìo nei confronti di una politica estera di stampo espansionista.

Questo brano è tratto dalla tesi:

«Il diritto di chi sa meglio civilizzare». Riflessi della colonizzazione italiana in Libia sulle pagine de “Il Corriere della Sera”.

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Informazioni tesi

  Autore: Fabio Gelmini
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Scienze della comunicazione e dell'economia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Andrea Rapini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

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