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Federico II e le donne: il silenzio delle fonti e la storiografia

Bianca Lancia: concubina o imperatrice?

«…Hiuicque foret summo nata ornatissima forma
Queque videretur digna puella Jove;
ex eius tanto fuit inflammatus amore...»

Non abbiamo alcuna certezza che Bianca sia stata effettivamente la quarta imperatrice, sicuramente non fu scelta di concerto con il papa e sebbene scarse e talvolta confuse siano le notizie che i cronisti ci danno di colei che portò il titolo di concubina imperiale e che gli dette due, forse tre, figli Costanza, Manfredi e, forse, Violante, tutti però sono concordi sulla sua straordinaria bellezza e sul grande amore che per lei nutrì l'imperatore: «Hanc nimium imperator amavit».
Stando quindi ai due cronisti citati Bianca fu davvero l’unico amore dell’imperatore o almeno era ancora così forte l’eco di quella storia che sebbene i due scrivessero in generazione successiva ritennero di dover mettere in luce il forte sentimento.
Ovviamente nel gioco dei contrasti e come in tutte le cose che riguardano lo Svevo, anche in questo rapporto si è voluto intravedere l'ennesimo calcolo politico, l’ennesima doppiezza, il tentativo di Federico di legare a sé l'aristocrazia pedemontana.
In realtà ci sono alcuni dati storicamente accertati che fanno pendere la bilancia a favore della romantica storia d'amore così che per una volta concederemo a Federico di uscire dal personaggio pubblico.
Ci sono diversi fattori che possono far pensare ad una storia nata dall'amore e non da un disegno politico. Prima di tutto la durata stessa del rapporto: non si conosce infatti un'altra amante che abbia avuto per così tanto tempo il ruolo di “favorita” dell'Imperatore. Un altro fattore è costituito dalla nascita di ben tre figli, gli altri numerosi figli illegittimi di Federico nacquero tutti da donne diverse. Infine la speciale predilezione che lo Svevo ebbe verso i figli avuti da Bianca e che è testimoniata sia dal nome della primogenita, Costanza, uguale a quello della madre di Federico, sia dal cronista Tuscus che ci dice: «Hunc Manfredum defuncte matris amore, quam nimium adamavit, inter ceteros illegitimos filios precipua dilectione dilexit».
E qui però sorge già il primo problema: la nascita di tutti i figli di Bianca è collocata nel periodo della seconda vedovanza di Federico …e allora perché non coronare con il matrimonio il “sogno d'amore”?
Un sogno d’amore che, se tale fu, non consente a Bianca di sfuggire agli eccessi caratteriali di Federico, almeno secondo la leggenda che ci è stata tramandata da padre Bonaventura da Lama «Sotto questa torre vi è una prigione chiamata l’Imperadrice, dove è fama che qui Federico avese tenuta carcerata per capriccio di gelosia la moglie gravida, diceva, di un Paggio, ed avendo partorito dentro il Carcere un figlio, qual portava sopra di sé un segno del Padre, si troncò da se medesima le Mammelle, ed insieme col parto le inviò al suo marito, perlocchè passò ad altra vita…Ed attualmente si vede nella Chiesa il Deposito, sopra cui vi è una Dama scolpita con un figliuolo nelle fasce, e nel frontespizio uno scudo con l’Aquila. Oggi questa prigione viene proibita dal reggio, perdendo chi vi entra ogni speranza di vita».
Questa leggenda viene ripresa dall’architetto Angelo Pantaleo: «vuolsi che vi fu messa in prigione e vi morisse Bianca Lancia, madre di Manfredi, e che quivi egli nascesse. Bianca accusata d'infedeltà fu per ordine imperiale qui relegata benché incinta. Si partorì Bianca ed il pargolo era assai simile a Federico per un neo sulla spalla sinistra. Bianca si recise le poppe che unite al bimbo mandò a Federico in un vassoio. In seguito di ciò morì e qui fu tumulata. Ricordano il fatto due poppe sculte a rilievo. Fu rinvenuta una tomba vuota».
Chi visita oggi questo castello viene condotto a vedere una cella sotterranea dove spiccano, su una pietra del muro, due tondi in rilievo.
Effettivamente possiamo dar credito a frà Bonaventura considerato che Manfredi nacque «secondo una tradizione mantenutasi costante, forse a Venosa o in uno dei castelli tra il Vulture e le Murge», e quindi il castello in questione potrebbe essere effettivamente anche quello di Gioia del Colle affacciato in posizione dominante sull’altopiano delle Murge.
Stando sempre a frate Bonaventura, la data della morte di Bianca coinciderebbe con la nascita di Manfredi nel 1232 e qui sorge il problema della datazione in quanto la legittimazione di Manfredi come figlio non può essere collocata prima del 1247 stando al contratto matrimoniale di quest'ultimo con Beatrice di Savoia e nel quale Manfredi è ancora citato come Manfredus Lancea.
La data della legittimazione di Manfredi, sicuramente avvenuta poiché è citato nel testamento al pari di tutti gli altri figli legittimi, viene fatta coincidere dai cronisti con il matrimonio morganatico tra Bianca e Federico e quindi non prima del 1247. C’è un altro indizio che depone a favore del matrimonio: nel testamento si concede a Manfredi l’Honor Monti Sant'Angelo, dodario tradizionale delle regine di Sicilia sin da Guglielmo II. Se Bianca fosse realmente morta nel 1232 e quindi in quella stessa data sposata da Federico in articulo mortis, l’Honor Monti Sant'Angelo avrebbe dovuto rientrare nelle disponibilità dell'imperatore e quindi dei figli della seconda Isabella.
Ma a noi importa capire se l’imperatore, almeno verso Bianca, ebbe un sentimento autentico che lo portò a contrarre matrimonio.
Che a Bianca fosse stato concesso, seppur solo per qualche giorno, di essere sposa di Federico ce lo dicono i cronisti coevi in particolar modo Salimbene de Adam: « ...Manfredus...filius Friderici ex alia uxore, que marchionis Lancee neptis fuit, et eam in obitu desponsavit et accepit uxorem».
Del matrimonio morganatico fra Federico II e Bianca Lancia, nella sua solita scrittura ricca di suggestione che meglio si adatta alla storia d’amore, ci parla anche Matteo Paris,: «Contigit enim, quod, iam circiter viginti anni elapsit, mater ipsius Memfredi graviter infirmata, vocavit ipsium Frethericum imperatorem, ut misertus illius pro Deo ipsam visitare non dedignaretur; credebatur namque in proximo moritura. Et cum venisset imperator, ait ei mulier iunctis palmis, et abortis lacrimis cum singultibus: “Domine, miserere mihi, miserere mihi in proximo moriture et succurre periture! De periculo corporis mihi formidandum est, sed multo magis sollicitor de pericolo anime iminenti. Habes namque filium quendam naturalem Memfredum, quem tibi genui, Placeat igitur tibi me desponsare, ut et ille Memfredus legitimetur, et anima mea a periculo liberetur! Inclinatus est igitur precibus supplicantis et ipsam sibi matrimonio copulavit».
La leggenda quindi lega Bianca, Federico e la nascita di Manfredi al castello di Gioia del Colle e non è certo mistero che il corteo funebre di Federico II nel viaggio da Castel Fiorentino a Palermo fece un'unica sosta: il Castello di Gioia del Colle dove la bara di Federico fu sistemata per una notte al centro della sala del trono. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Federico II e le donne: il silenzio delle fonti e la storiografia

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Informazioni tesi

  Autore: Evi Galiano
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Laura Galoppini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 93

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Parole chiave

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medioevo
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