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Opere dei Tiepolo nel vicentino: itinerario guidato

Villa Cordellina Lombardi

A Montecchio Maggiore, pochi chilometri ad ovest di Vicenza, sorge la settecentesca villa Cordellina Lombardi. La villa, splendidamente conservata, permette al visitatore di respirare l’aria e di cogliere il fascino della civiltà settecentesca veneta, che aveva nelle residenze di campagna il suo centro vitale. Il complesso fu costruito a partire dal 1735 dall’architetto Giorgio Massari per il giureconsulto veneziano Carlo Cordellina.

Massari, qui, propone un corpo padronale di chiara ispirazione palladiana affiancato da due corpi laterali a pianta quadrata, staccati ed indipendenti dal primo. Le due strutture laterali erano adibite, rispettivamente, l’una a scuderia (quella a sinistra) e l’altra a foresteria. Il committente volle legare al suo ricordo non solo il nome di un importante architetto quale era il Massari, ma anche quello del più famoso e ricercato pittore veneziano del tempo: Giambattista Tiepolo.
Quando inizia a dipingere alla Cordellina, nel 1743, Tiepolo è nel pieno della sua maturità artistica. In questa fase della sua vita si rifà ai modi del grande maestro del Cinquecento Paolo Veronese. La decorazione ad affresco riguarda le pareti ed il soffitto del grande salone centrale. Il soffitto del salone raffigura il Trionfo della Virtù e della Nobiltà (o dell’Intelligenza) sull’Ignoranza e rappresenta uno dei momenti più alti dell’arte di Giambattista.

Al centro della scena stanno due figure femminili, strette in un abbraccio. La bruna regge un simulacro di Minerva, mentre la bionda, alata, regge una corona d’alloro. Basandoci sull’iconologia di Cesare Ripa, cui Tiepolo ha sempre fatto riferimento, deduciamo che le due figure rappresentano l’una la Nobiltà e l’altra la Virtù. Poco distante da loro, adagiato su una spessa nuvola, sta la Fama, mentre tutt’intorno vivaci amorini svolazzano tra le nubi rosate.

Nella parte inferiore dell’opera si scorge la figura dell’Ignoranza precipitare rovinosamente nell’ombra colpita da un putto.
L’affresco, danneggiato da un’infiltrazione di acqua, fu trasferito su tela nel 1917 e conservato ai musei civici fino al 1956, anno in cui furono terminati i restauri della villa e l’opera fu riportata alla sua sede originale. Sulle pareti laterali, a fare da pendant all’affresco soffittale, sono evocati due temi storici, esemplari per la magnanimità e la ragionevolezza dei loro protagonisti. Sulla parete est è raffigurata La famiglia di Dario davanti ad Alessandro Magno. La fonte da cui è stato attinto l’episodio è la “Storia di Alessandro Magno” di Curzio Rufo.
L’imperatore Alessandro Magno, in compagnia del fedele amico Efestione, accoglie la famiglia dello sconfitto Dario dopo la cruenta battaglia di Isso. Al centro della scena sta la regina che implora clemenza, mentre alle sue spalle stanno le sue due bellissime figlie. Il bambino trattenuto dalla vecchia balia è riconoscibile come il principe che all’epoca aveva sei anni.

Alessandro, imperatore clemente e magnanimo, decide di rendere la libertà alle donne del re, senza approfittare della sua condizione di vincitore. La scena è ambientata sullo sfondo di un lungo loggiato, con doppie semicolonne corinzie e figure di uomini sui pennacchi degli archi. La parete opposta, invece, presenta come soggetto la Continenza di Scipione l’Africano. La fonte dell’episodio è la “Storia Romana” di Tito Livio.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Opere dei Tiepolo nel vicentino: itinerario guidato

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Pilot
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Relatore: Alessandra Pattanaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 85

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