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La Finanza etica e socialmente responsabile

Il microcredito in Italia

In Italia, come nel resto del mondo, il microcredito ha iniziato ad essere argomento di ampio e diffuso interesse, soprattutto da quando si è iniziato a pensare che questo potesse essere lo strumento migliore per sradicare le persone dalla povertà. Infatti, l’esclusione dall’accesso al credito, e agli altri servizi finanziari, è sempre più riconosciuta come uno dei principali ostacoli alla riduzione della povertà e allo sviluppo umano.
Tra l’80 e il 90% della popolazione mondiale è esclusa, a vario titolo, dall’accesso ai servizi finanziari, e in Italia, secondo l’ultima stima della Banca Mondiale, il tasso di esclusione arriva al 25% (una delle quote più elevate dell’Unione Europea). Sempre più spesso, quindi, le persone si rivolgono al microcredito per uscire da una situazione di temporanea precarietà o per non correre il rischio di scivolare sempre più verso la povertà.
Le esperienze internazionali sottolineano che la microfinanza deve poter “rendere bancabile il non bancabile”. Questo approccio è condivisibile anche nel contesto italiano, a patto di essere opportunamente declinato e precisato.
Per definire e rendere operative le finalità della microfinanza, quindi, occorre innanzitutto dotarsi di strumenti efficaci di analisi della povertà, che sono molteplici e spesso nascoste: si tratta, cioè, di individuare, nelle singole realtà, i meccanismi di non sviluppo e di mal sviluppo (dal ritardi di alcuni territori all’illegalità economica, dalla mancanza di un’adeguata educazione finanziaria, che porta a situazioni di sovra indebitamento, al riconoscimento delle nuove economie).
In Italia il microcredito si è sviluppato in particolare nel 2005 (proclamato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale del Microcredito), infatti nel 2006, grazie proprio all’entusiasmo e alla disponibilità a lavorare con questo strumento, si è verificato un vero e proprio boom di iniziative (16,7%).
Anche nel 2004, tuttavia, si era registrato un buon risultato con il 13,3%.

Considerando, invece, il momento in cui effettivamente le iniziative di microcredito hanno preso concreto inizio, il 70% di esse è diventato operativo dopo il 2005 e solo nel 2007 si misura il 16,7% di programmi realizzati ( la cui fase istruttoria era appunto stata avviata nell’anno recedente). Si registrano solo piccoli cali nel 2008, dovuto anche alla difficoltà sempre maggiore di trovare fondi a favore di tali iniziative a causa della crisi finanziaria.
D’altra parte, però, è stata proprio tale crisi a determinare l’aumento di persone che si rivolgono al microcredito per uscire da una situazione di momentanea difficoltà finanziaria. In Italia, infatti, molti progetti di microcredito sono rivolti a persone fisiche (e non a gruppi solidali) per aiutarle, appunto, ad uscire da una momentanea situazione di difficoltà.
La maggior parte delle iniziative, però, intervengono in Italia Settentrionale (Toscana, Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia), secondo i dati Istat 2012, gli indici di povertà assoluta più rilevanti restano al Sud Italia. Questo è sicuramente un dato negativo perché, se il microcredito nasce per contrastare il fenomeno della povertà e per incentivare l’autoimpiego, allora esso dovrebbe essere più sviluppato e radicato nelle aree del Sud.
Tuttavia, il microcredito e la microfinanza sono ancora poco diffusi in Italia rispetto ad altri paesi dell’UE perché si trovano a dover affrontare diversi ostacoli:
a. Dal punto di vista politico c’è scarso interesse riguardo queste tematiche e c’è ancora molta confusione sul vero significato dei due termini;
b. Le organizzazioni di microfinanza italiano hanno spesso difficoltà nel reperimento di fonti economiche per il proprio sostentamento sia a causa della loro dimensione limitata, sia a causa della limitata dimensione geografica;
c. Per le organizzazioni di microfinanza è molto difficile lavorare con le banche commerciali, che spesso sono caratterizzate da rigidità insite nella regolamentazione che loro stesse sono tenute a rispettare obbligatoriamente;
d. Il contesto regolamentare italiano non favorisce lo sviluppo delle organizzazioni che operano nella micro finanza poiché non regolamentate da apposite norme come accade in altri paesi europei (vedi la Francia ad esempio). Per cui, esse devono trovare un modo per esistere e operare all’interno delle norme vigenti, e questo rende particolarmente complicato raggiungere l’obiettivo della sostenibilità. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

La Finanza etica e socialmente responsabile

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Informazioni tesi

  Autore: Viviana Cairo
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Francesco Gangi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 174

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