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FLAMENCO tra danza pura e danza rappresentativa

Danze rappresentative e danze pure

L’intrinsecally coded act sta alla base delle danze rappresentative.
È evidente che la danza riesce talvolta a farsi rappresentazione di storie anche complesse, però, affinché sia possibile comprendere ciò che si sta rappresentando sulla scena, è necessario un metalinguaggio per assegnare valore semantico a quelle somiglianze che sono già evidenti e danno senso all’opera, così, la presenza di un titolo, un libretto, costumi e oggetti di scena, possono servire a dare valore semantico alle rappresentazioni. Nella danza, infatti, prevale l’iconicità secondaria, ovvero i suoi gesti non sono sempre direttamente o facilmente riconducibili a ciò che significano.
Riconosciamo facilmente nella danza i gesti intensionali, benché non siano associati al linguaggio verbale, in particolare riconosciamo le espressioni facciali che rappresentano sentimenti differenti (come gioia, dolore, sofferenza), ma vi sono anche altri movimenti del corpo che bastano a trasmettere il significato di un gesto anche agli spettatori collocati nelle ultime file di un teatro che non hanno, pertanto, la possibilità di osservare i volti degli artisti.
Nella comunicazione quotidiana e anche nella danza, è possibile usare un vero e proprio linguaggio gestuale, utilizzando precisi gesti che vengono codificati dal ricevente quando questi appartiene alla stessa cultura del mittente e quindi possiede il codice che gli permette di codificare il messaggio, questi gesti sono gli emblemi. Gli emblemi possono formare dei linguaggi gestuali completi, esempi di emblemi che vengono prodotti con l’utilizzo delle mani sono: agitare il dito indice da sinistra verso destra per dire "no!", il segno "V" per indicare "vittoria!", agitare la mano aperta per salutare, e tanti altri; questa tipologia di gesti fa parte, inoltre, della comunicazione dei sordomuti.
Esistono danze che hanno addirittura un sistema di segni fisso e molto complesso, danze narrative che non funzionano secondo una modalità che potremmo definire "mimetica" ma che si avvalgono di una vera e propria "scrittura del corpo", è il caso della danza indiana.
I Mudra, (ovvero i gesti che appartengono al linguaggio delle mani), sono fondamentali nella danza classica indiana, permettono di esprimere precisi significati, interi testi letterari e religiosi, solo attraverso i gesti: le mani, gli occhi ed il movimento del corpo si fanno scrittura. Vengono riprodotti nello spazio dei movimenti tratti da un repertorio fisso, a ciascuno di essi è abbinato un significato, in una maniera che oggi agli spettatori appare arbitraria (cfr. Volli, 2001, p. 24)
Esiste un "linguaggio dei segni" anche all’interno del balletto classico, confusamente chiamato "pantomima", sono gesti standard che servono a significare dei concetti come: "lui è morto", "lei è bella", "lui non è ricco".
Naturalmente non tutti i gesti della danza hanno un significato, alcuni sono solo gesti strumentali o evoluzioni motorie del corpo, inevitabili, in quanto questo ha comunque delle caratteriste e dei limiti fisici più mo meno circoscritti.
Differenti sono le danze pure, diffuse in moltissime culture, letteralmente "non vogliono dire nulla", si limitano a mettere in mostra il corpo sensuale e flessibile entro certi limiti.
In questo caso non è la danza a presentare il corpo ma il corpo a presentarsi nella danza; lo spettatore non si concentra sulla narrazione, che è assente, ma sul virtuosismo del corpo, raggiungendo tramite l’osservazione uno stato di euforia.

Questo brano è tratto dalla tesi:

FLAMENCO tra danza pura e danza rappresentativa

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Compagno
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Marco Carapezza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 50

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Parole chiave

semiotica
linguaggio del corpo
flamenco
danza
compas
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semiotica della danza
buleria
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