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Libertà e utopia nella riflessione di Herbert Marcuse

Al di là del principio di prestazione: possibilità del rovesciamento della quantità in qualità

L’ipotesi di una società priva di meccanismi di repressione non è più una nozione astratta e utopistica. Due sono i fattori che, secondo Marcuse, permettono di parlarne in termini attendibili e con cognizione di causa. In primo luogo alcuni elementi teorici presenti nella riflessione di Freud; in secondo luogo le potenzialità liberatrici latenti nel progresso tecnologico. La rielaborazione critica del pensiero freudiano operata dal filosofo di origine ebraica mostra che l’idea di una civiltà non repressiva non conduce necessariamente a una contraddizione di ordine logico-formale, quindi esistono le condizioni teoretiche per soffermarsi sulla prospettiva di una sua realizzazione nella pratica storica.
L’attenzione non è più rivolta all’aspetto puramente speculativo, ma si concentra sul livello dell’organizzazione economica, politica e tecnica del tardo capitalismo e del suo apparato. È un’analisi che accantona il momento squisitamente filosofico per evidenziare come le tendenze della moderna società industriale pongano le basi per la sua autodistruzione. Infatti l’enorme incremento della produttività, dovuto allo straordinario sviluppo tecnico-scientifico e alla crescente automazione, ha permesso di avere una sovrabbondanza di beni materiali con una notevole riduzione delle ore lavorative e dell’energia umana. Queste capacità tecnologiche potrebbero ‘regalare’ alle persone molto più tempo libero di quanto non ne abbiano ma i avuto nella storia dell’umanità e potrebbero liberare gli istinti dalla tirannide della necessità repressiva e della ragione repressiva. In Eros e civiltà Marcuse dichiara che: ”le conquiste stesse della civiltà repressiva sembrano creare le condizioni preliminari di una graduale abolizione della repressione.” In Psicanalisi e politica è ancora più chiaro e incisivo:

le conquiste del progresso repressivo annunziano il superamento dello stesso principio repressivo del progresso. Diventa prevedibile una situazione in cui non esiste una produttività che è nel contempo il risultato e la condizione della rinuncia, e in cui non ci sia alcun lavoro alienato: una situazione in cui la crescente meccanizzazione del lavoro renda possibile che una parte sempre maggiore di quella energia istintuale, prima sottratta per il lavoro alienato, venga restituita nella sua forma originaria; in altre parole, che possa venire ritrasformata in energia degli istinti di vita.

La formidabile e impressionante evoluzione tecnologica del XX secolo ha creato le condizioni per quello che Marcuse definisce il rovesciamento della quantità in qualità. Ma affermare la possibilità di questa trasformazione non vuol dire solo illustrare l’eventualità puramente ipotetica di una società non repressiva; significa anche, e soprattutto, individuare il potenziale di emancipazione già all’interno dell’ordine repressivo esistente. Nel negativo si cela già il positivo.
Molto importante è sottolineare che il rinnovamento sociale determinato da questo rovesciamento non è semplicemente il risultato ultimo di un processo evolutivo lineare, ma è il prodotto di un vero e proprio salto di qualità, in quanto è in grado di abolire il principio di prestazione e cambiare le caratteristiche della lotta per l’esistenza. Marcuse precisa che la differenza tra mutamento quantitativo e mutamento qualitativo risiede nel fatto che il primo si limita a migliorare una condizione di vita intollerabile e, generalmente, avviene all’interno dell’insieme costituito, parallelamente alla sua crescita; invece il secondo trasforma la società nel suo complesso, incide sulla sua struttura portante, quindi prevede una ricostruzione dell’intero sistema. È un processo intimamente legato all’estensione della meccanizzazione, quindi è inimmaginabile in altri periodi storici.
Evidente è l’eredita del materialismo storico. Infatti ne: L’ideologia tedesca Marx ed Engels sostengono che la miccia rivoluzionaria può essere accesa solamente in seguito alla scintilla provocata dall’immiserimento della gran massa dell’umanità e dalla sua contrapposizione all’esiguo numero dei privilegiati. Ma la formazione di queste due condizioni presuppone, a sua volta, un grande incremento delle forze produttive e un alto grado del loro sviluppo, senza i quali si avrebbe solo la generalizzazione della miseria e con il bisogno risorgerebbe di nuovo anche il conflitto per il necessario.
La differenza sostanziale tra le due posizioni risiede nel fatto che per Marx ed Engels parlare dell’enorme sviluppo della produttività come fattore determinante per il cambiamento sociale significa individuare una tendenza storica del sistema capitalistica: è una previsione basata sulla lettura di specifiche dinamiche economiche. Invece per Marcuse significa fotografare la realtà in atto: è la constatazione di un dato incontrovertibile.
Marcuse sottolinea come l’automazione sembri essere il fattore dirompente della società industriale avanzata, in quanto opera un mutamento profondo nella base materiale. Rappresenta lo strumento tecnico del passaggio dalla quantità alla qualità. Egli la chiama il ‘grande catalizzatore’. La completa meccanizzazione dell’industria è strettamente legata a un processo di trasformazione della forza lavoro, in base al quale quest’ultima, separata dall’individuo, diventa un oggetto produttore indipendente e quindi un soggetto autonomo. Se il processo di produzione materiale diventasse totalmente automatizzato, sarebbe in grado di rivoluzionare l’intera società. Infatti la reificazione della forza lavoro umana, portata alla perfezione, spezzerebbe la forma reificata, tagliando la catena che lega l’individuo alla macchina, cioè al meccanismo per mezzo del quale il suo stesso lavoro lo rende schiavo. Con l’automazione integrale del regno della necessità il tempo libero diventerebbe la dimensione principale dell’esistenza umana e sociale dell’uomo. Si avrebbe, così, la trascendenza storica verso una nuova civiltà.
Un futuro di libertà è estremamente attuale ed è possibile proprio grazie ai successi ottenuti dal nemico da abbattere. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Libertà e utopia nella riflessione di Herbert Marcuse

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Informazioni tesi

  Autore: Wilmar Gorgoglione
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Luciano Frasconi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 233

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