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Il rapporto tra eternità e tempo in Plotino. Enneade III 7

Il problema del tempo in Plotino

Il problema del tempo nella concezione plotiniana è affrontato nella Enneade III 7. Rifacendosi a Platone, Plotino intende il problema del tempo in stretta connessione con quello dell'eternità, ma, rispetto a Platone, egli sembra dedicare una specifica attenzione alla riflessione metodologica.

I concetti di «eternità» e «tempo» costituiscono, secondo Plotino, una unità dialettica nonostante siano opposti dal punto di vista ontologico. Il tempo, ovvero ciò che viene a sussistere e si manifesta nell'ambito del divenire, esiste solo a causa e in virtù dell'eternità, che costituisce il suo autentico, originario e immutabile fondamento, ed è comprensibile solo a partire da quest'ultima.

L'eternità e il tempo, noi affermiamo, sono cose differenti l'una dall'altra e l'una concerne la natura atemporale, mentre il tempo riguarda il divenire, cioè questo mondo; di conseguenza, proprio grazie alla familiarità intuitiva con la loro nozione, crediamo di possedere di esse una qualche impressione evidente nelle nostre anime, parlandone sempre e nominandole in ogni occasione. Se tentiamo, però, un esame più serrato di questi temi giungendovi quando più vicino possibile, nuovamente ci troviamo in difficoltà con le nostre convinzioni. Prendiamo allora in esame le affermazioni degli antichi su questi argomenti, e ne assumiamo ognuno una diversa, ma forse anche le stesse in maniera diversa, e ci fermiamo ad esse, considerandoci soddisfatti quando siamo in grado, una volta interrogati, di ripetere le loro opinioni: così siamo paghi e rinunciamo a proseguire la ricerca sull'eternità e il tempo. Bisogna, dunque, ammettere che alcuni tra gli antichi e beati filosofi hanno scoperto il vero. A chi ciò sia capitato in modo particolare e come anche noi possiamo entrare in possesso di una conoscenza di questi temi è questione che occorre affrontare. (Enn. III 7, 1, 1-16)


Eternità e tempo si presentano alle anime individuali come oggetto di una intuizione del pensiero e l'immediatezza di questa nozione coincide con il piano dell'immediatezza linguistica e del senso comune: non solo abbiamo notizia di eternità e tempo ma ne parliamo «sempre e a proposito di ogni cosa».

Alla luce di quanto detto, nell'Enneade III 7, possiamo considerare l'eternità come punto di partenza della filosofia plotiniana del tempo, mentre il tempo si presenta nell'esperienza conoscitiva ed esistenziale dell'uomo. Dal momento che l'anima dell'uomo è eterna nella sua essenza e temporale in rapporto alle sue attività, l'uomo giunge a porsi il problema del tempo: attraverso la sua riflessione egli è in grado di ascendere all'eterno e alla ricerca dell'unità della propria esperienza conoscitiva.

È proprio su questa dialettica tempo-eternità che insiste Plotino. Alla luce di ciò si potrebbe dire che l'intera ricerca plotiniana si configura come un circolo, entro il quale il problema del tempo sorge e prende forma dall'interno dell'esperienza sensibile dell'uomo. L'anima dell'uomo è eterna e può superare la dimensione dell'esperienza sensibile e giungere a cogliere la vita dell'Intelligenza, ossia può trascendere il tempo nell'eternità. L'ascesa all'eternità consente, in effetti, di cogliere platonicamente il modello del tempo e il suo principio. L'uomo dal principio del tempo, ovvero il modello eterno intelligibile, può comprendere l'origine autentica del tempo seguendo la dialettica ontologica, ossia comprendere l'essere del tempo.

Se poi qualcuno volesse rappresentarsi che cosa è il tempo prima di avere completato l'eternità, potrebbe farlo risalendo per mezzo dell'anamnesi da questo mondo fino a lassù e gli sarà concesso di vedere ciò cui il tempo è simile, sempre che, quest'ultimo abbia con quella un rapporto di somiglianza. (Enn. III 7,1, 21-27)

Per dare fondazione ontologica alla ricerca sul tempo è necessario ritornare all'eternità tramite la reminiscenza.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il rapporto tra eternità e tempo in Plotino. Enneade III 7

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Informazioni tesi

  Autore: Angelantonio Di Gregorio
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: MICHELE ABBATE
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

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