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Feste de l'Unità a Modena. Cambiamenti e tradizioni socio – politiche dal 1983 al 2007

Il debutto delle Primarie e il breve Governo Prodi

In questa parte prendiamo in esame gli ultimi tre anni della nostra trattazione. L'esigenza di un forte cambiamento per l'Italia, le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato premier e la vittoria delle elezioni sono gli elementi principali della prima parte di questo periodo. La seconda invece fu caratterizzata, come ogni Festa di Governo che si rispetti, dalla passerella di ministri e dal confronto sull'esperienza di Governo. Non solo, si discusse anche di sé stessi, perché si intraprese un cammino che avrebbe portato alla costituzione di un nuovo partito, ampio, riformista e plurale. Per quanto riguarda la prima fase, il malgoverno del centrodestra e l'ottimo esito delle elezioni regionali del 2005, dettero forza alla candidatura del centrosinistra al governo del Paese, che vedeva, come possibile leader scelto tramite le primarie di coalizione, la figura di Romano Prodi.

La Festa provinciale del 2005 organizzò una serie di iniziative che coinvolgevano le varie anime che si stavano organizzando per comporre la coalizione di centrosinistra, che si sarebbe poi presentata alla tornata elettorale. In un clima di serenità e di positività rispetto all'esito delle elezioni del 2006, si diffuse una certa incertezza sulla stabilità delle alleanze. La difficoltà di unire le varie anime per i dibattiti e le divergenze su alcune tematiche, come l'economia, la politica estera e i diritti, destarono preoccupazione relativamente alla tenuta di un futuro governo. Con la vittoria prima di Prodi alle primarie del 16 ottobre del 2005, e quelle della coalizione del centrosinistra (chiamata l'Unione) alle politiche di aprile, seppur con una maggioranza ridotta al Senato, dopo 5 anni di centrodestra, la Festa fu di nuovo “di governo”. La manifestazione tornò così ad essere un'occasione di dibattito e di confronto sulle azioni dell'esecutivo, presente quasi al completo, ma non solo.

Le Feste del 2006 e del 2007, si occuparono anche del futuro del Partito dei DS, in vista di un nuovo soggetto politico ampio, aperto e riformista. L'aver messo in programma iniziative di riflessione sul nuovo soggetto politico prevedette momenti di celebrazione delle proprie radici, analisi dei valori e di confronto; questo per mettere in cantiere quell'identità che avrebbe dovuto caratterizzare il nuovo Partito. I dibattiti videro la partecipazione di molti esponenti de la Margherita, partito che coi DS sarebbe poi confluito nel PD. Inoltre vennero anche il presidente del PSE Paul N. Rasmussen e, dopo alcuni anni di assenza, il Segretario Generale nazionale della CGIL Epifani.

La partecipazione di queste due figure poté essere un modo per mettere in cantiere il confronto tra questi due soggetti e il nuovo Partito. Per la prima tematica, nel 2006, l'appuntamento DS mise in programma un ciclo di iniziative dal nome “la sfida del Governo”, che affrontava i temi caldi del momento, come la situazione in Medio Oriente, la precarietà e il lavoro, la riforma della Giustizia, le riforme istituzionali e gli investimenti in cultura. Per la seconda tematica invece, nel 2006 abbiamo il ciclo “verso il Partito Democratico”, dove si è parlato dell'esperienza dell'Ulivo in relazione all'idea della costruzione di una casa comune dei riformisti, affinché si unissero e arrivassero al governo del Paese. La riflessione sul proprio futuro fu ancora più importante l'anno successivo. Un lungo striscione affisso all'ingresso scandiva il count-down dei giorni che mancavano alle primarie del 14 ottobre, dove venne eletto Walter Veltroni come primo Segretario del Partito Democratico. Riflettere sul proprio futuro fu l'occasione, qui, per celebrare le proprie radici, mediante approfondimenti sulla figura di Antonio Gramsci, ai 70 anni dalla morte, di Altiero Spinelli, ai 100 dalla nascita e di Don Milani. I temi oggetto di riflessione, in vista del Partito Democratico furono i valori della Resistenza, l'autofinanziamento, il ruolo dei giovani, delle donne e il governo delle città. A dirla tutta, un'altra grande incognita, oltre al Partito Nuovo, incombeva sulla Festa. Quale sarà il futuro, con il PD, della più grande kermesse politica italiana?

In questi venticinque anni abbiamo visto passare tante persone, discutere molti temi, cambiare i partiti e i governi. Si è partiti con l'analisi delle Feste dei temi, dove il programma era quasi esclusivamente concentrato su una tematica, per passare poi al grande appuntamento del 1990 che fece da spartiacque tra il comunismo e il post-comunismo. Fu una Festa di rottura, le più consolidate liturgie comuniste vennero sradicate. I dibattiti con solo esponenti di Partito vennero sostituiti da confronti anche con esponenti di altri partiti, segnando l'apertura del Partito verso l'esterno, proprio nel momento più delicato della sua esistenza. I momenti di discussione cominciarono ad essere moderati da giornalisti anche di fama nazionale e non più dagli esponenti di Partito locali, a segnare una svolta anche nell'immagine del dibattito, che cercò di essere più attraente e televisiva. Questo non fu un caso; l'alta concentrazione di Feste Nazionali tra il 1990 e il 2002 (furono ben cinque), fecero sì che la sala conferenze della Festa fosse sempre sotto i riflettori delle principali reti televisive nazionali. Il programma politico della Festa continuò tra alti e bassi, tra passerelle di ministri, politica fiacca e dibattiti all'insegna dell'antiberlusconismo.

Si arrivò così al 2007, dove la Festa de l'Unità si interrogò sul proprio futuro, e su quale nome avesse assunto con la nascita del Partito Democratico; quel che era certo era che la Festa non sarebbe cessata di esistere. Il dibattito, partito dall'edizione 2007, vide diverse posizioni: quella di chi poco importava del nome e quella di chi riteneva che la parola “Unità” fosse indispensabile. Ne ha parlato, proprio a Modena all'apertura della Festa del 2007, lo stesso Segretario nazionale Fassino, sostenendo che il nome doveva essere deciso da chi le Feste le faceva, e che le polemiche di quei giorni sul tema erano del tutto inutili, poiché le Feste erano sopravvissute con lo stesso nome anche agli altri cambiamenti. La storia ci ha mostrato che le cose non sono andate proprio così. Nel 2008, seguendo la direzione dell'organizzazione nazionale, a Modena e in molte altre realtà, la Festa da “de l'Unità”, diventò Democratica; o meglio, nella nostra città non è mai comparso il nuovo logo “Festa Democratica” ma è stata rinominata come “Festa del PD”, al contrario della vicina Bologna, che era rimasta col suo vecchio nome. Il Segretario provinciale del PD Bonaccini affermava che seppur il nome era cambiato, gli obiettivi erano gli stessi, e che nessuno aveva manifestato avversità a tale scelta.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Feste de l'Unità a Modena. Cambiamenti e tradizioni socio – politiche dal 1983 al 2007

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Informazioni tesi

  Autore: Raffaele Caterino
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze storiche
  Relatore: Lorenzo Bertucelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

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