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Il concetto di potere: analisi delle relazioni simmetriche e delle complementarietà rigide

Relazioni complementari

Per definizione, una relazione complementare presuppone un rapporto di autorità, i soggetti subordinati accettano il potere loro imposto, ne interiorizzano le figure, lo riconoscono come legittimo, manifestano nei suoi confronti liberamente il proprio consenso.
“Quanto potere una persona avrebbe permesso ad un altro di avere su di lui, era una questione centrale nella vita umana” (Haley, tratto da Dell P.F., La violenza e la teoria sistemica. Il problema del potere. I quaderni di terapia familiare, 1988, pag. 2).
È possibile imporre all’altro la propria superiorità solo se questi è disposto ad accettarla, e viceversa. Nell’analisi delle relazioni complementari, non si attribuiscono giudizi di valore alle rispettive posizioni one-up e one-down, l’assunzione di una posizione o dell’altra è determinata da contesti culturali o sociali; per esempio relazioni tra madre one-up e figlio one-down, insegnante one-up e allievo onedown (Watzlawick, Beavin, Jakson, Pragmatica della comunicazione umana, 2008, pag. 59).
Ma è sempre così naturale, giusto e semplice l’attribuzione e il riconoscimento di un ruolo come one-up piuttosto che one-down? Pensiamo sia sufficiente trovarsi all’interno di un determinato contesto sociale e culturale per conoscere la gerarchia vigente e assumere un determinato ruolo?

Riprendendo Weber nella sua indagine sul concetto di potere, l’autore adotta una iniziale e imprescindibile distinzione tra il concetto di Herrschaft (potere legittimo) e Macht (potenza).
Con il termine potere legittimo, egli intende la possibilità di trovare obbedienza, presso certe persone, ad un comando che abbia un determinato contenuto. Il soggetto one-down accetta la sua posizione, riconosce i ruoli e condivide la gerarchia perché riconosce le decisioni altrui valide e quindi legittime. Siamo in presenza di uno scambio di comunicazione complementare funzionale.

Weber individua tre tipi ideali di legittimazione del potere che hanno lo scopo di creare forme di consenso, modi per ricevere obbedienza.
Nel potere razionale-legale, la legittimazione è garantita dalla razionalità rispetto allo scopo; il potere è legale ed è legato alla burocrazia, si esplicita con leggi e norme che si è obbligati a seguire. Legale sta per diritto di comando. Questa forma di potere permette anche di avere forme di meritocrazia ma il suo braccio armato è la burocrazia, c’è il rischio di essere tutti catalogati, di avere poco spazio personale e che il potere e le sue forme si esplicitino in maniera troppo formale senza tenere conto del fattore umano. Questo tipo di potere ha lo scopo di garantire ordine sociale, proteggere i più deboli e garantire a tutti lo stesso trattamento attraverso il rispetto delle medesime regole.
Nelle forme di potere tradizionale, la legittimazione sta nella successione ereditaria. Si basa sulla credenza sul sacro e sulle tradizioni. La legittimità si fonda quindi su regole garantite dal ripetersi di determinate tradizioni (ridondanza) ma determinate categorie di persone possono essere investite di potere indipendentemente dalla loro competenze. Il rispetto delle regole è dato dall’obbedienza.

Il potere carismatico, trae la sua legittimità dalla capacità di ottenere obbedienza in base al carisma. Riguarda quindi particolari doti personali, specifici comportamenti. E' un potere imprevedibile che può imporsi alle regole del potere esistente; c'è un forte lato emotivo dietro questo potere, che per Weber è quello che può cambiare le sorti della storia. Questo tipo di potere tende quindi a creare comunità emozionali di persone che riconoscono il potere del loro leader in base a un rapporto di fascinazione, fiducia e di ammirazione. Seguire le regole, in questo caso, dona senso all’esistere e scopo alle proprie azioni, si cerca approvazione e spesso si è mossi solo dalla volontà di compiacere il capo carismatico.
Aggiungerei un’ulteriore distinzione tra “potere consapevole” e “potere inconsapevole”. Il “potere consapevole” definisce le forme di potere esercitate esplicitamente per mandato sociale e/o istituzionale (potere razionale-legale e tradizionale), mentre il “potere inconsapevole” è dato dall’atto stesso di esistere (amplificato dal potere carismatico).

Essere all’interno della relazione implica la detenzione di potere relazionale, potere di dar vita alla retroazione influenzando il comportamento dell’altro, e viceversa. Già il neonato, per esempio, è soggetto attivo all’interno del sistema famiglia, nella singole relazioni con la madre, con il padre e con tutte le figure che entrano in contatto con lui, attraverso un tipo di linguaggio prettamente non verbale (analogico). Il pianto, la fisicità, la fragilità stessa del bimbo, scatenano reazioni arcaiche nell’adulto quali comportamenti di protezione e di accudimento. Potrebbe essere considerato un tipo di potere carismatico, azzardando anche un ipotesi affine e contraria alla precedente, secondo cui i bambini, per la loro stessa fisicità e fragilità, risultano seduttivi, risuonando nell’adulto sensazioni perturbanti.
[...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il concetto di potere: analisi delle relazioni simmetriche e delle complementarietà rigide

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Di Vanni
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Psicoterapia
Anno: 2013
Docente/Relatore: Corrado Bogliolo
Istituito da: Istituto di Psicoterapia Relazionale IPR di Pisa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 39

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Parole chiave

psicologia
famiglia
relazioni
potere
famiglia e violenza
circolarità delle relazioni
famiglia e potere
relazioni simmetriche
complementarietà rigide

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