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L'evoluzione del Reporter di guerra. Dal taccuino ai droni

Il presente del reporter di guerra (1946-2016)

Con la fine delle due guerre mondiali e con il raggiungimento di un periodo di relativa tranquillità, la professione del corrispondente subisce una lenta e progressiva trasformazione che giunge fino ai giorni nostri. In questo secondo capitolo verrà trattato proprio tale tema. Il sopraggiungere di nuove, moderne ed avanzatissime tecnologie, ha permesso di modificare, nel corso di un breve lasso di tempo, un intero mestiere. La televisione garantisce un quadro immediato delle notizie che, da questo momento, non restano più prerogativa esclusiva di giornali e radio. Il confronto con tale nuovo, potente media, rende necessario un radicale cambiamento all’interno delle sedi delle stesse testate. Così facendo le redazioni riducono il numero dei propri dipendenti, incrementando la quantità di macchinari utili alla stampa. In seguito sarà l’ingresso dei computer, dei cellulari ma soprattutto di internet a rivoluzionare ulteriormente la vita e le abitudini dei reporter di guerra. Ormai, con il continuo progresso tecnologico, l’uso del taccuino, indispensabile per i fondatori del mestiere, è stato soppiantato dai più moderni tablet e laptop, leggeri ed efficienti. Tali strumenti hanno però una funzione sia positiva che negativa: la prima poiché permette di compiere un passo in avanti che garantisce di ottenere informazioni in maniera più rapida e proficua; l’altra poiché l’eccessiva diffusione di tali mezzi assicura a chiunque la possibilità di raccogliere news, anche di scarsa affidabilità, e di pubblicare articoli. In tal modo, ogni singolo cittadino può creare un proprio reportage e diventare competitivo nei confronti dei giornalisti e dei freelance, nonostante possa diffondere notizie false. Rispetto alle origini del mestiere, in contemporanea con lo sviluppo tecnologico, ci si è imbattuti nel regresso delle informazioni.

La sempre maggiore richiesta di news da parte dei cittadini, ha provocato un incremento della rapidità della ricerca e della diffusione delle notizie, causando di conseguenza un peggioramento dell’affidabilità. Si giunge perciò, in alcuni casi, all’emanazione di scoop non verificati, non garantendo più la veridicità delle notizie. Oltre a ciò, i giornalisti si trovano ad affrontare pericoli sempre più crescenti rispetto al passato, diventando vittima spesso di rapimenti oppure di vere e proprie esecuzioni. Secondo i dati raccolti dalle diverse redazioni di Reporter sans frontières, il numero di giornalisti e reporter morti mentre svolgevano il loro lavoro incrementa di anno in anno, preoccupando l’intera categoria. Verrà in seguito trattato il rapporto degli inviati con il denaro, strumento necessario per la sopravvivenza in territorio avverso e delle differenze visibili tra italiani e angloamericani. I primi, avendo a disposizione una minore somma di contante sono costretti ad arrangiarsi, contrattando per quanto possibile con i venditori locali; i secondi, invece, avendo un budget illimitato, non badano a spese, raggiungendo in brevissimo tempo lo scopo prefissato, che si tratti dell’acquisto di veicoli per il trasporto o la compravendita di notizie con gli informatori locali. Infine si analizzerà e si cercherà di comprendere le differenze tra veri reporter di guerra, giornalisti, scrittori e freelance. Non sempre però è possibile cogliere tali diversità, poiché alcune persone sono indefinibili, fluttuanti da una categoria all’altra. Esempio calzante che si addice ad Oriana Fallaci, una donna senza peli sulla lingua, in grado di far valere la propria pungente personalità dinnanzi a qualsiasi autorità. Mimmo Candito invece può essere annoverato senza alcun dubbio tra i più importanti reporter di guerra di epoca recente, dimostrando il suo coraggio nell’affrontare il cancro diagnosticato in seguito ad un lungo periodo come corrispondente in Iraq, dovuto al propagarsi di pericolose polveri sottili. In seguito verrà esaminato il rapimento del giornalista e reporter Domenico Quirico, dimostrando la pericolosità del mestiere, soprattutto in zone calde comandate da bande terroristiche. Si giungerà poi all’analisi della figura di Peter Arnett, l’uomo che divenne un’icona internazionale per il pericoloso e coinvolgente reportage in diretta da Bagdad, durante i bombardamenti sulla capitale irachena. Infine si chiuderà il capitolo trattando dei reporter freelance e della loro differenza con i giornalisti legati da un contratto con una redazione, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista della produzione e vendita degli articoli.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'evoluzione del Reporter di guerra. Dal taccuino ai droni

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Informazioni tesi

  Autore: Luca Otella
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche e Sociali
  Relatore: Marinella Belluati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

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