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Tutela della vittima debole e sistema cautelare

L'allontanamento dalla casa familiare

Fin dal primo momento in cui scelsi, di concerto con il mio relatore, il tema da trattare, la domanda che riecheggiava nella mia mente era soprattutto una: appurato che stiamo trattando di vittime particolarmente vulnerabili e della tutela offerta loro dal sistema cautelare, allora in concreto nella prassi applicativa quali sono le misure coercitive personali applicate per la maggiore ad indagati di delitti violenti perpetrati nei confronti delle c.d. vittime deboli?; così ho deciso di svolgere una vera e propria analisi statistica raccogliendo dati provenienti dai fascicoli delle notizie di reato effettivamente pervenute presso il Tribunale di Busto Arsizio (VA) negli ultimi sei mesi.

Naturalmente, come sappiamo, il nostro ordinamento giuridico prevede regole precise in relazione al regime di segretezza degli atti penali: in base all'art. 329 c.p.p. sono coperti dal segreto gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza (ad esempio perché gli viene notificato un sequestro o un avviso di garanzia) e comunque rimangono segreti fino alla chiusura delle indagini preliminari ex art. 415-bis c.p.p.
Questa è la ragione per cui non mi è concesso citare i nomi degli indagati o i relativi numeri di RGNR dato che dal numero del procedimento si può facilmente risalire al nome della persona sottoposta ad indagini.

Tuttavia, è possibile affermare che dall'analisi di trenta fascicoli di notizie di reato relativi ai delitti di: atti persecutori (art. 612-bis c.p.), maltrattamenti verso familiari e conviventi (art. 572 c.p.), violenze sessuali (609-bis e ss c.p.), percosse (art. 581 c.p.), lesioni personali (art. 582 c.p.), violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 c.p.), abuso dei mezzi di correzione e di disciplina (art. 571 c.p.), è emerso che, salvo casi eccezionali in cui è stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere per situazioni fortemente gravose e per le quali diversa soluzione non era prospettabile, in relazione a queste tipologie di reati (che per lo più sono commessi a danno appunto di vittime deboli) vi è una marcata, o potremmo meglio dire, una vera e propria egemonica applicazione da parte del giudice, delle misure cautelari di cui agli articoli 282-bis e 282-ter c.p.p., vale a dire rispettivamente le misure cautelari dell'allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Inoltre, ho avuto modo di rilevare che in realtà, nella pratica quotidiana, il divieto di avvicinamento è disposto per lo più in relazione al c.d. delitto di stalking mentre la misura dell'allontanamento familiare in relazione al delitto di maltrattamenti, percosse, lesioni personali o violenze sessuali perpetrate all'interno delle ‘mura domestiche'.
Ciò nonostante, il codice non lega in alcun modo tali provvedimenti agli specifici reati appena indicati escludendo a priori che essi siano stati introdotti ad hoc.

Conclusa questa breve ma indispensabile premessa, si rende ora necessario esaminare con attenzione i due provvedimenti cautelari da me personalmente definiti come i reali ‘protagonisti' della tutela concessa dall'ordinamento alla vittima debole.
Preliminarmente, come osservato dall'autore Francesco Zacchè, vi è da rilevare che nei casi in cui la custodia cautelare si rivelasse una misura eccessivamente afflittiva, o l'illecito contestato non rientrasse nei limiti di pena di cui all'art. 280, comma 2, c.p.p., gli strumenti idonei a contrastare la violenza perpetrata nei confronti di soggetti vulnerabili sono appunto l'allontanamento dalla casa familiare ed il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Tutela della vittima debole e sistema cautelare

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Ornaghi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Stefano Marcolini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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Parole chiave

unione europea
diritto comunitario
misure cautelari
braccialetto elettronico
c.p.p.
vittima debole
sistema cautelare
282-bis
282-ter
vittima particolarmente vulnerabile

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