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APPROFONDIMENTI

Ayrton Senna. Il tuo nome è leggenda

30/11/2005

Ayrton Senna. Il tuo nome è leggenda

Dopo aver attraversato paesaggi torbidi, meschini, ambigui, spesso avvolti da nebbie fitte, avvolgenti, disorientanti, ritengo opportuno far uscire un’occhiata di sole sul lato positivo, genuino, sincero dello sport, tramite la proposizione della figura di un campione vero: Ayrton Senna.
Il linguaggio delle emozioni agonistiche ha una profondità arcaica che perdura nelle differenti età e per questo motivo una pagina di cronaca sportiva può appassionarci di più, apparendo persino più seria di altre concernenti la politica o la cultura. Ayrton Senna ha impersonificato, in modo emozionante e struggente al tempo stesso, questa retorica del linguaggio, sostanziandola con la sua personalità straordinaria, con la sua concentrazione mistica, con le sue regola di vita rigide secondo le quali “per vincere occorre meritare e per meritare occorre lavorare”, impegnarsi, dove dare il meglio di sé significa sviluppare la propria parte più vera, identificando i punti deboli e quelli forti, ponendo solo questi come base del proprio successo, senza alienanti artifizi. Ayrton ci ha insegnato che la dote fondamentale di uno sportivo vincente è l’assoluta concentrazione, raggiunta attraverso un assiduo lavoro di tenacia, di coraggio, di controllo costante di sé e delle proprie forze, avendo la consapevolezza che solo le proprie doti naturali sono il tramite ineliminabile verso la vittoria.
Senna e gli altri, Senna e il resto, tanti grandi, lui di più, tanti campioni, lui extra. Nel mondo variopinto e strombazzante delle corse e dello sport moderno in generale, tra le macchine, le gomme, i telai, la squadra, emergeva la sua figura, il pilota che fa cantare il motore, e se non ci fossero i Nuvolari, i Fangio, i Senna, l’apice della competizione, la consacrazione della vittoria perderebbe non poco del suo mistico fascino, con una immagine forte ma reale sarebbe “come infilare diamanti al dito di uno scimpanzé”. Occorre quindi capire cosa Ayrton abbia dato allo sport, è un aspetto unico ed imprescindibile sta nel fatto che con lui correva un paese intero, il Brasile, che materializza una inesprimibile “saudade”,una nostalgia di vivere mentre vivi, una cadenza, un passo lieve su questa terra, la parte più intima di un popolo, non la chiassosa superficialità delle cartoline, ma l’intimità che ride di malinconia, come faceva Senna. Ayrton aveva su di sé un ruolo rappresentativo di sentimenti e speranze comuni, come se i gesti da lui compiuti fossero appartenute a una molteplicità di anime, a tutti i brasiliani. A sostegno di ciò il funerale di Senna in Brasile fu un rito nazionale celebrato dai poveri delle “favelas” e dai ricchi delle spiagge più dorate, il cui svolgimento in mezzo a una folla mesta e impulsiva illustrò i significati di simbolo e di eroe assegnati a un uomo che sapeva vincere non solo per la perfezione di guida ma, soprattutto, per un superiore sentimento e un ineguagliabile carisma. Ayrton, dopo la morte, è stato assunto nel cielo della mitologia sportiva e ,infatti, una stella della costellazione di Auriga, per volontà dei tifosi, porta il suo nome. Fin da quando il suo casco gialloverde ha fatto la sua comparsa sulle piste di tutto il mondo,il dubbio per tutti, appassionati e non, è sempre stato uno solo: Senna eguaglierà il record di titoli mondiali vinti da Fangio o lo sbriciolerà? Ayrton era un miscuglio perfetto ed irripetibile, proprio di quelli che dalla nascita sono destinati a lasciare il segno nella storia, ma soprattutto nell’animo e nella memoria della gente. Tecnicamente, Ayrton aveva lo straordinario controllo del mezzo di Mansell, la generosità agonistica di Gilles Villeneuve, la meticolosità della messa a punto di Prost, la sagacia tattica di Fangio, la pulizia di guida di Clark, il fascino di Reutemann. Quindi,solo uno “stop”, violento e fatale poteva frapporsi tra lui e il trono del più grande di sempre. E a tradirlo non poteva essere la sua immensa bravura, bensì solo un cedimento meccanico, perché a correre si è in due, il pilota e la macchina, se il pilota può nascere perfetto, non si può dire altrettanto delle automobili da corsa, neppure di quelle campioni del mondo. Siamo ormai al decimo anniversario della scomparsa, Senna è morto il primo maggio 1994 a Imola, su una delle piste che lui amava di più,in quella Emilia-Romagna, terra di sognatori, così celebre per i Grandi dell’automobile. L’ultimo Ayrton, così cupo e pensoso, sentiva forse il peso di un mondo dello sport che si stava commercializzando, lasciando in disparte l’aspetto umano, preferendo gli atleti-robot, freddi e cinici. Chi seguiva da anni Ayrton e lo amava veramente come campione-simbolo,aveva visto sul suo volto una preoccupazione latente, persino i segni premonitori della voglia di piantarla lì, Senna così grande da presagire anche la sua fine. Nel mondo della competizione sportiva ad alti livelli, forse c’è cordialità ma ben poca amicizia, Ayrton faticava a comprendere tutto questo, e il tarlo del dubbio per vivere nell’ambiente sbagliato lo tormentava ogni giorno di più.
Al di sopra di ogni aspetto e di ogni tragico epilogo, resta la grande forza della sua figura, anche se il casco giallo è scomparso, non scolorirà mai la sua indomabile energia che portava alla vittoria, la sua determinazione nel cercare nel sentimento la motivazione ultima per credere e condurre in porto la propria sfida. L’Ayrton che resta a noi, come esempio per lo sport intero, è quello più vero, carico di entusiasmo, ma sempre lucido e mai banale nelle sue analisi. E’l’immagine di un campionissimo dipinta con i sentimenti piuttosto che con i numeri o le cronache, rappresenta un modo di intendere lo sport, le emozioni, gli stimoli, le passioni che va ben oltre la pur affascinante arte di guidare.
Dunque,è bello chiudere con una frase che Ayrton amava ripetere, che racchiude tutto il Senna-pensiero:”Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario anche se nel sogno va intravista la realtà”. Grazie Ayrton, il tuo nome è leggenda.




In memoria di Ayrton Senna nel decimo anniversario della sua scomparsa.


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