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L’incompiuta Qualche riflessione sull’ultima lettera di frère Roger

25/01/2006

L’incompiuta<br> Qualche riflessione sull’ultima lettera di frère RogerScrive frère Alois, successore di frère Roger: “Il pomeriggio prima della sua morte, il 16 agosto, frère Roger chiamò uno dei suoi fratelli e gli disse: «Prendi nota di queste parole!». Ci fu un lungo silenzio mentre cercava di formulare il suo pensiero. Poi cominciò: «Nella misura in cui la nostra comunità crea nella famiglia umana delle possibilità per allargare…» E si fermò. La fatica gli impediva di terminare la sua frase. […] Nelle settimane precedenti la sua morte, frère Roger aveva iniziato a riflettere sulla lettera da pubblicare durante l’incontro di Milano. Aveva indicato dei temi ed alcuni dei suoi testi con l’intento di poterli riprendere e rielaborare. Noi li abbiamo riuniti, così come erano, per costruire questa «Lettera incompiuta» tradotta in 57 lingue. Essa è come un’ultima parola di frère Roger che ci aiuterà ad avanzare sulla strada dove Dio «allarga la via ai nostri passi» (Salmo 18, 37)” 1.

Si è svolto a Milano, dal 28 dicembre 2005 al 1 gennaio 2006, il ventottesimo pellegrinaggio di fiducia sulla terra organizzato dalla comunità ecumenica di Taizé. La lettera incompiuta di Frère Roger è stata strumento di riflessione per le migliaia di giovani giunti nel capoluogo lombardo da ogni parte del mondo. Ciò che stupisce in questo prezioso documento è la fiducia nella vita che “abitava” frère Roger: nonostante la sua non più giovane età (è morto a 90 anni) egli era proiettato ad un domani di pace e speranza da costruire, passo dopo passo, con ottimismo dall’oggi.
Quattro sono i concetti fondamentali che ricorrono nella lettera: la pace; l’amore di Dio, che mai abbandona l’uomo al suo destino; l’importanza del perdono; il bisogno di ricevere consolazione.

La pace, preoccupazione costante di tutto il pensiero di frère Roger, è intesa come un atteggiamento interiore, grazie al quale l’uomo può “volgere uno sguardo di speranza sul mondo, anche se spesso è lacerato da violenze e conflitti” 2 e quindi operare affinché scompaiano l’insicurezza e l’angoscia, che rattristano in particolare i bambini.
Questa pace è frutto dell’amore ed è, nella sua essenza, abbandono fiducioso ad esso, desiderio di perdonare, di ricominciare a vivere da “riconciliati”, da uomini nuovi che guardano con positività costruttiva all’altro, spezzando le catene della diffidenza e del rancore. Riconciliarsi è “sempre una primavera dell’anima” 3, un nuovo inizio.

Ciò che però colpisce maggiormente è l’importanza attribuita da frère Roger alla consolazione.
In un’epoca come la nostra dove i mass media ci infondono il culto della perfezione e l’uomo deve trasformarsi di continuo in un piccolo automa, alla ricerca di facili emozioni ma incapace di sentimenti veri, sicuro di sé ma cieco dinanzi alle proprie debolezze, fa un certo effetto sentir parlare di consolazione. Ci sentiamo forti, pronti ad affrontare il mondo intero, eppure proviamo vergogna se qualcuno ci vede piangere: ci ha colti nudi ed indifesi.
Ciononostante sta proprio lì la nostra umanità: nella fragilità possiamo consentire a chi ci sta vicino di entrare in comunione con noi, sondare il mistero che è nel profondo del nostro cuore e scoprire la bellezza e l’unicità che ci contraddistinguono. Consolare, dunque, significa ascoltare, ricercare strade nuove per vincere la sofferenza, e soprattutto trasfigurarla, guardarla con occhi nuovi, luminosi e fiduciosi. Consolare è cercare le persone, incontrarle, per quanto difficoltoso possa essere. Ed essere consolati vuol dire accettare che qualcuno ci ami così come siamo, con stupore e gratitudine.

Frère Alois termina così la presentazione dell’ultima lettera di frère Roger: “Meditando questa lettera incompiuta negli incontri che ci saranno durante il 2006 a Taizé, settimana dopo settimana, ma anche altrove, nei diversi continenti, ciascuno potrà cercare come completarla attraverso la propria vita” 4. E’ bello pensare alla scomparsa del religioso svizzero e a questo suo ultimo scritto come ad un nuovo sorprendente inizio, ad un invito a riscoprirci pienamente uomini e pienamente fratelli nelle diversità che, al di là di ogni pessimismo, ci avvicinano.




Nota:
1. Frère Alois in “Lettera da Taizé per il 2006”, Ateliers et Presses de Taizé, France, 2006, p.1
2. Frére Roger, Lettera da Taizé per il 2006, op. cit, p. 1
3. Ibidem, p. 2
4. Ibidem, p.1

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