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C’è un limite alla libertà di stampa?Sì, il buongusto

13/02/2006

C’è un limite alla libertà di stampa?<br>Sì, il buongustoDopo qualche mese dalla loro prima pubblicazione è scoppiato il caso delle vignette satiriche che ritraggono il profeta dell’Islam, Maometto. Sembra sia stato fatto di tutto affinché la polemica prendesse piede e si scatenasse con tutta la forza che sta acquistando in questi ultimi giorni. Le vignette sono state riprese dalla stampa norvegese e, a seguire, da quella di gran parte dei paesi europei che ripubblicando le immagini incriminate hanno dato sempre maggior risalto a questo “sgarbo” fatto al mondo islamico in nome della libertà di stampa. Contemporaneamente, nei paesi musulmani si è accesa una protesta che sta diventando sempre più veemente.
Tutto quello che sta accadendo sembra essere il frutto di un’assurda quanto intenzionale provocazione che vuole riacutizzare il senso di lontananza di pensiero e di religione tra il mondo islamico e i paesi europei. Si torna a parlare di odio, vendetta, morte.
Sembra che ogni cosa venga usata come appiglio per sottolineare una distanza ideologica che si percepisce sempre più insanabile, un’impossibilità di comprendersi e di comunicare che può portare a conseguenze drammatiche.
Nel mondo musulmano, offeso, dilagano rabbia e violenza. Reazioni durissime, manifestazioni armate, la gente nelle strade da fuoco alle bandiere danesi, alle ambasciate, si vogliono boicottare i prodotti dei paesi che hanno diffuso quelle vignette ritenute blasfeme, si inneggia al terrorismo.
E’ possibile che dietro le violente proteste dei paesi islamici ci sia anche un tentativo dei leader estremisti di mantenere una barriera tra la loro cultura e quella dei paesi europei che diffondono una modernizzazione mal vista, ed è possibile che spostare l’attenzione e le energie della gente su questo conflitto ideologico possa servire a distrarre l’opinione pubblica da problemi interni e ad aumentare la coesione nazionale. Ma questa è una conseguenza, non la causa di quello che sta accadendo.
Per contro in Europa non manca chi insiste nel voler difendere il diritto di espressione a prescindere da tutto, ma la pretesa libertà di stampa andrebbe intesa come libertà di esprimere opinioni senza subire pressioni e condizionamenti esterni e, come per ogni libertà, questo non significa poter dire o fare tutto ciò che si vuole, incuranti degli effetti che si possono provocare. Se è vero che la libertà di un individuo finisce dove comincia quella dell’altro, questo vale sempre, per tutti. Chi ha la possibilità di esprimersi, soprattutto se davanti ad un pubblico vasto, dovrebbe essere guidato dal buongusto e dal rispetto di tutti coloro che lo stanno ad ascoltare. Nessuno ha mai negato il diritto di esprimere opinioni, anche
riguardo ad un presunto rapporto tra estremismo religioso e terrorismo, ma era necessario arrivare ad esercitare questo diritto attraverso illustrazioni? Consapevoli che la religione musulmana vieta di riprodurre delle figure umane (e in particolare quella del profeta Maometto), era necessario pubblicare quelle vignette andando contro un divieto richiesto e accettato da tutti i musulmani, ossia quasi un miliardo e mezzo di persone nel mondo?
Offendere la sensibilità religiosa di un gruppo non è sinonimo di libertà ma di disprezzo, le provocazioni hanno come unico effetto di impedire un dialogo e questo genera nuove incomprensioni, odi, violenze. A queste condizioni la libertà di cui ci si vuole fare paladini non può essere definita tale. Esistono dei valori assoluti che regole dettate dal buonsenso pretendono vengano rispettati, senza deroghe. Anche gli stati laici rispettano quei simboli che caratterizzano la loro identità (pensiamo al reato di vilipendio alla bandiera), perché non andrebbero rispettati i valori altrui?
A questo punto ci si può chiedere se è stato giusto ripubblicare quelle vignette. Farlo rientrava probabilmente nel diritto all’informazione, non farlo sarebbe stato forse un segno conciliante che sarebbe potuto servire a smorzare le polemiche.
Questi scontri sono il frutto del tentativo di far prevalere la propria identità su quella degli altri. Sono causati dalla paura e dalla diffidenza che da sempre esiste nei confronti di tutto ciò che si differenzia dal proprio mondo. Non va comunque dimenticato che le integrazioni tra culture diverse, con i cambiamenti che queste comportano, sono lente, difficili, ma inevitabili.

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