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Democratizzazione in Serbia - Montenegro: problematiche e nuove prospettive con la morte di Milosevic

21/03/2006

Democratizzazione in Serbia - Montenegro: problematiche e nuove prospettive con la morte di MilosevicSebbene un processo di democratizzazione abbia tempi mediamente lunghi, la situazione politica che si è palesata nell'area della ex Iugoslavia a partire dai primi anni novanta ad oggi, presenta delle peculiarità tali da poter considerare l'evoluzione democratica (o involuzione, a seconda del periodo considerato) del paese in questione, un' eccezione rispetto al blocco degli ex stati socialisti dell'Europa Orientale.
A questo proposito, sia i tempi che i risultati ottenuti in Serbia-Montenegro (il paese demograficamente più significativo tra quelli formatisi sulle ceneri della ex Iugoslavia), non risultano essere in linea con quelli invece registrati nel resto dell'area dell'Est Europa. Alcune delle problematiche, che hanno afflitto questo stato durante tutti gli anni novanta, sono ancora ben lontane dall'essere risolte e ciò non ha fatto altro che ritardare una instaurazione democratica vera e propria.
Entrando nel merito delle questioni politiche che attanagliano l'attuale sistema politico serbo, l'attenzione maggiore va riposta sulle peculiarità dei partiti e del sistema partitico. Tra le forze politiche presenti nella Skupstina (il parlamento serbo), il Partito Radicale (SRS) dell'ex leader Seselj (attualmente rinchiuso nel carcere dell'Aia), ha la maggioranza relativa con 81 seggi su un totale di 250, mentre il secondo partito, quello Democratico Serbo (DSS) dell'attuale premier Kostunica, conta 53 parlamentari. In un contesto del genere, l'obiettivo primario delle forze parlamentari democratiche è stato quello di escludere l' SRS dal governo, cercando quindi delle alleanze di governo vaste ed eterogenee. Così, nel 2003, si formò il governo Kostunica con l'appoggio del DSS, del G17 (partito moderato e liberista appena fondato da Labjus) e del Movimento del Rinnovamento Serbo (SPO) di Draskovic. La novità che lasciò perplessa l'Unione Europea, ed in generale molte organizzazioni internazionali, fu il sostegno esterno, peraltro decisivo, del Partito Socialista (SPS) erede di quello che Milosevic guidò durante tutti gli anni novanta. Partendo da questa brevissima ricostruzione delle vicende politiche serbe del 2003, si possono affrontare le problematiche e le prospettive che il sistema istituzionale serbo si appresta ad affrontare, alla luce della recente morte dell'ex leader Milosevic e delle conseguenze che questo evento sta portando con sè circa la completa democratizzazione delle norme e delle strutture nazionali. Innanzitutto, va notato che le reazioni interne registratesi, sono contraddittorie e stanno spaccando la società civile tra nostalgici e democratici. Questa linea di tendenza si è palesata in maniera netta il giorno del funerale di Milosevic, quando, migliaia di sostenitori socialisti e radicali hanno seguito il corteo funebre, mentre nella piazza principale di Belgrdo si sono radunati altrettanti manifestanti con l'intento di rimarcare il loro distacco e la loro opposizione all'ex leader forte dei Balcani. Come quasi sempre avviene, ad una spaccatura presente nella società civile, ne corrisponde una a livello politico, tra tutti i partiti presenti nel panorama politico serbo. La freddezza mostrata da tutte le forze democratiche e moderate nei confronti del caso Milosevic, fa da contraltare alla forza delle proteste del Partito Socialista (SPS) e di quello Radicale (SRS) che chiedono chiarezza sui fatti che hanno portato alla morte dell'ex uomo forte di Belgrado ed un distacco, da parte del governo serbo, nei confronti del Tribunale Penale Internazionale (TPI), colpevole, a loro dire, di un eccessivo accanimento nei confronti della Serbia. I possibili scenari futuri, ad oggi, sono difficilmente prevedibili, tuttavia si possono fare due previsioni-limite, entro le quali si svilupperà
il sistema istituzionale e politico serbo. Il primo caso, quello auspicabile per le sorti democratiche del paese, è che la morte di Milosevic, dopo un'iniziale reazione dei nostalgici, passi sotto una sostanziale indifferenza politica, che il Partito Socialista (SPS) prosegua nel cammino riformista intrapreso già dal 2001 e che lo porti, in breve termine, ad un socialismo di stampo occidentale, ed infine che il Partito Radicale (SRS) rimanga sempre più isolato nel sostenere una linea politica anti-europea.
All'opposto, lo scenario più inquietante per la Serbia, potrebbe essere quello di una caduta dell'attuale esecutivo ( come detto, i socialisti sono in grado di poter far cadere il governo), il ricorso alle urne ed una schiacciante vittoria delle forze nostalgiche ed anti-democratiche ( i sondaggi, effettuati subito dopo la morte di Milosevic, danno al Partito Radicale più del 33% dei voti). Un esito del genere riporterebbe la Serbia lontano dalle istituzioni comunitarie e farebbe rivivere antichi fantasmi a tutta l'area della ex Iugoslavia. Per evitare questo tipo di pericoli,
sarebbe utile anche una flessibilità da parte delle organizzazioni internazionali che hanno rapporti con la Serbia, ed in particolar modo del TPI, il quale deve fare di tutto per risultare obiettivo ed essere meno pressante nei confronti delle istituzioni serbe. Pur essendo sacrosanto il sentimento di giustizia che dieci anni di guerre richiedono, bisogna fare in modo che non si pregiudichino degli equilibri democratici che, con tanta fatica, la Serbia sta raggiungendo. Per dirla più chiaramente, bisogna evitare che il Partito Radicale (SRS) di Nikolic, ottenga sempre più consensi cavalcando l'onda dell'anti-serbismo mostrata dal TPI, in quanto, un eventuale governo radicale, sarebbe controproducente per tutti. Per addivenire ad un obiettivo del genere, il Tribunale dell'Aia deve giungere a delle conclusioni processuali in tempi relativamente brevi e deve fare di tutto per evitare casi di ''morte sospetta'' come nel caso di Milosevic (il quale non è stato il primo).
In conlusione, se il sistema democratico serbo reggerà alle spinte nostalgiche provenienti da più ambienti, e rinvigorite dalla morte di Slobodan Milosevic, si potrà dire che la democrazia di questo paese avrà fatto un bel passo in avanti verso un consolidamento delle proprie norme e delle proprie strutture politiche.

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