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Progetto Uomo: un Mestiere di nome Risorsa Umana

19/04/2006

Progetto Uomo: un Mestiere di nome Risorsa UmanaUna cosa è essere colti, un’altra essere preparati.
La formazione, pensata e rivista come un percorso di ricerca rivolto all’analisi umana, scientifica e tecnologica di diversi saperi e conoscenze da impiegare in ogni sistema societario ovunque esso sia, è diventata una realtà. Finalmente.
Per una onesta integrazione di competenze e specificità, la ridefinizione del ruolo universitario per la crescita esponenziale di knowhow a favore dello sviluppo socio-culturale ed economico planetario, sembra pure avere acquisito le caratteristiche di un must condiviso. Era ora.

La formazione a distanza (FAD) “allargata” ha sicuramente agevolato la diffusione di nuove strategie formative che per mezzo di sistemi tecnologici sempre più all’avanguardia, annullano la separazione fisica tra studente e docente, corsista e formatore, collaboratore e capo-struttura.

La volontà di apprendimento e di saper fare apprendendo unisce intenzioni ad azioni, e
diventa di nuovo importante riscoprire quel talento assorbito e tradito da un modus operandi che ha svilito intuito e percezione a favore di tecnica e ammansimento.
Giusto e buono, prima. Crudele e anacronistico, ora.

Giusto e buono. Senza oralità non avremmo saputo usare e sfruttare la parola scritta in termini di progresso inteso come passaggio sequenziale di ragionamenti in termini di spazio e tempo. Il controllo che la scrittura opera sul dire ha fatto sì che documenti e visioni arrivassero organizzati e comprensibili; perché le lettere legano le parole, le parole i discorsi, i discorsi gli argomenti. E se argomentare vuol dire ragionare…

Crudele e anacronistico. Mnemonica e attorialità “controllata” sono stati paladini e giudici di trapassi storici e di evoluzioni culturali che oltre tempo hanno fatto il periodo, l’era, il presente. Una società che cresce, vive. Una società che vive, matura. Una società che matura, evolve. Tornare indietro non è un errore, andare avanti non è un progresso; fondare, mantenere, durare; questi sono i pilastri sui quali innalzare, solidificare, misurare “ciò che cambia, ciò che si modifica”.

Lungo preambolo. Vero. Non esaustivo. Confermo. Ma quanto accennato sopra voleva introdurre un'attribuzione di merito alle nuove formule per tutti, proprio per tutti, di accesso alla conoscenza.

Lo studio autonomo rafforza i cervelli, e li motiva senza sosta e con minor rinunce alla voglia di crescere e migliorare, non nell’accezione di ambizione, ma in quella di performance.

All’Università si è troppo piccoli, mentre ci si pretende già adulti per “pesare” il piatto delle responsabilità future; si è troppo figli di qualcuno, di qualcosa, per orientare il bilancino che tarerà la possibilità, la potenzialità. D'altronde la vita è un'altalena di emozioni prima, e una trottola di responsabilità dopo. Nessuna sorpresa, dunque.

Talento, tecnica e attitudine prendono campo nella ricerca “folle” di persone che vogliono Lavorare; ma è molto più facile trovare risorse imbastite, appena imbastite di nozioni spacciate come conoscenze, che teste libere pronte a mettersi in gioco. Sorpresi? No!

Dopo anni e anni di sevizie al punteggio, di concorsi di parola, di registri a condotta manipolata… vogliamo pure che qualche testa, open mind, abbia voglia di rischiare?
E come pagare il mutuo o l’affitto? La carne o il formaggio? La cartella o il diario?
Non si paga la quotidianità con la fantasia, la creatività, la parola sciolta, il pensiero indomito… Piuttosto la quotidianità la paghi a rate, a cambiali, a “pagherò domani” sì, perché nemmeno la tasca piena ha confortato il cervello svuotato per contratto.

Il mestiere d’Uomo, dopotutto, è certamente il più difficile. Ma non vogliamo fare polemica. Polemizzare vuol dire essere esausti, e noi non siamo esausti, vero?
Forte con i propositi e resistenti con la realtà mentre aspettiamo: AAA cercasi Uomo con qualità. Caro Musil, come vedi i giorni passano e la storia resta. La stessa.

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