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APPROFONDIMENTI

Omphalos, il nostro ombelico

di
22/12/2004

Omphalos, il nostro ombelicoOmphalos parola ricca di suggestioni e di significati é legata, nel nostro immaginario collettivo, al santuario di Delfi e al suo oracolo. Tuttavia essa é un concetto prima che un manufatto.
Omphalos, pietra grezza nella quale i Greci vedevano, tra le altre cose, l’ombelico del mondo. Ombelico: come centro fisico e spirituale da cui si è irradiato il mondo, come centro del microcosmo umano, ma ancora prima nel tempo come rappresentazione astratta del divino o di collegamento con il sacro e con le potenze ctonie, o ancora prima come Ge, la terra, vista come Dea Madre nei suoi vari aspetti. Il concetto di centralità legato all’omphalos di Delfi, sembrerebbe, come ci attestano le fonti letterarie, un concetto tardo di VI-V secolo a.C., mentre le fonti archeologiche, numismatica e scultura nonché le rappresentazioni in pittura non risalgono oltre la fine dell’età arcaica.

Tuttavia il concetto di “centro del mondo” non appartiene solo alla cultura greca, ma spazia dalla Mesopotamia, alla Cina e all’India. L’Enciclopedia delle Religioni ne da la seguente definizione:
“L’espressione centro del mondo si riferisce a quel luogo dove le diverse modalità dell’essere si incontrano; il luogo dove si rende possibile la comunicazione e il passaggio.”
E precisa:
“La natura di tale concetto può variare enormemente da una cultura ad un'altra, assumendo la forma di una indistinta e indefinita potenza o l’aspetto diretto di una divinità” .

Il termine omphalos appartiene alla cultura greca, mentre l’oggetto a cui si riferisce, cioè la pietra in genere conica, grezza o lavorata, appartiene al culto delle pietre sacre, diffuso in molte culture, e in particolare alla cultura delle pietre sacre betiliche, da bet el , parole semitiche , che significano “casa del dio”, o dio stesso. Con il nome di omphalos sono, infatti, indicate, nella Grecia antica, pietre di forma ombelicata che sono oggetto di culti arcaici, anche se l’ omphalos per eccellenza é quello di Delfi.
All’origine del betilo vi è un elemento aniconico di pietra, messo verticalmente cioè nella posizione di una “forma vivente” che affondando nella terra e drizzandosi verso il cielo si traduce in una sorta di comunicazione cosmica. Da qui i numerosi significati che può assumere. Le forme del betilo possono essere varie: conica, piramidale, cilindrica, prismatica ecc.

Il betilo ha le sue origini primarie in Oriente nella facies sumerica, ma sopratutto nelle popolazioni antico-semitiche, siro-palestinesi e mesopotaniche. I grandi spostamenti culturali asiatici hanno contribuito al diffondersi dei culti betilici da Est ad Ovest. Così in vari tempi e per vicende diverse la cultura betilica si è diffusa in seno ai popoli del Mediterraneo, con diverso grado di influenza, per cui maturano processi particolari di sintesi, rispecchiati dal complesso contenuto delle stesse pietre.
Si hanno così varie tradizioni.

La tradizione fenicio-punica è particolarmente presente a Malta, in Sicilia e Sardegna oltre ovviamente nell’Africa cartaginese e in Siria dove si hanno forti persistenze fino in epoca romana, come la pietre coniche, a forma di omphalos: di Emesa, di cui parla Erodiano, e di Seleucia diventate elemento di culto degli imperatori romani che ne fanno oggetto di monetazione, o come la pietra di Paphos citata da Tacito.
La tradizione egea è testimoniata a Creta con il culto delle colonne e dei pilastri, ma anche di forme omphaloidi, e a Micene con la imponente raffigurazione betilica costituita dal rilievo della famosa porta “dei leoni”, dove la colonna sorretta dai leoni è il simbolo della Dea Madre. La tradizione betilica egea sembra vivere ancora in età storica nell’omphalos di Apollo a Delfi.
L’omphalos è oggetto di studio fin dall’Ottocento. Tuttavia gli unici studi completamente a esso dedicato sono quelli del 1913 e i successivi aggiornamenti del 1915 e del 1918 del Rocher (nel 1974 vi è stata una ristampa), e del 1959 dell’Herrmann.

La tesi recentemente pubblicata su Tesionline rappresenta pertanto il terzo studio completamente dedicato all’omphalos.
Questa ricerca, pubblicata su Tesionline, presenta un approccio diverso, rispetto alle precedenti, in cui l’omphalos delfico acquista una propria individualità e peculiarità nell’ambito più vasto, sia geografico che temporale, delle pietre sacre e del culto betilico in particolare e delle rappresentazioni iconografiche che possono indurre a paragoni e assimilazioni, che, assieme all’omphalos, ritornano anch’esse alla loro dimensione storico culturale, pur non smarrendo i possibili punti di contatto.

L’approccio della ricerca viene qui rovesciato. La ricerca non è l’omphalos a cui riportare tutte le altre realtà che possono presentare punti di somiglianza o di contatto, ma l’inserimento dell’omphalos in una grande famiglia di fenomeni di cui per varie vicende storiche e culturali ha finito per divenire una delle rappresentazioni più famose e suggestive.
In questa trattazione si propone l’appartenenza dell’omphalos alla famiglia dei betili, betilo esso stesso.
Il percorso della ricerca porta alla consapevolezza che l’omphalos è un betilo, sebbene con caratteristiche particolari che lo contraddistinguono.

Per dare l’idea dell’appartenenza dell’omphalos alla famiglia dei betili si è utilizzata, in questo lavoro, una immagine simbolica:
“il culto del betilo è come un grande albero con profonde radici e una grande chioma con tante foglie, l’omphalos è una di queste foglie.”
Tuttavia questa consapevolezza è frutto di un processo che si snoda nel tempo. In questa ricerca si propone che siano gli scavi di Kephala e di Haghia Triada a Creta e le scoperte sui betili omphaloidi che vi sono state fatte a dare a questa consapevolezza una concretezza e un senso definitivo. Si propone che queste scoperte siano l’anello mancante di questo legame tra l’omphalos delfico e i betili cretesi e, quindi, con il fenomeno betilico in generale. In questo studio si sono messi insieme i vari elementi permettendo così di giungere a questa conclusione.

L’omphalos rappresenta sicuramente un fenomeno rilevante nel panorama religioso e storico dell’antichità.
Ma perché questo betilo, ha avuto una così grande rilevanza?
La geografia ha giocato un ruolo importante nella scelta del sito di Delfi come luogo sacro.
Delfi si trova nella Focide, sul fianco del Parnaso, a cinquecento metri d’altitudine, un luogo che costituisce un teatro naturale tra le circostanti alture.
La presenza sul luogo di fontane come la famosa Castalia contribuì sicuramente alla sua caratterizzazione come luogo sacro. Un prodigioso effetto di contrasto nasce dall’opposizione della montagna selvaggia con lo spettacolo delle acque blu del golfo d’Itea, per una tale disposizione naturale era predestinato a diventare un grande luogo sacro, si trovava inoltre in una posizione centrale della Grecia, come già il grande geografo Strabone ricordava.

L’occupazione del sito risale all’epoca micenea, ma la discussione è aperta a quando essa risalga esattamente e a quando il luogo di culto sia stato attribuito ad Apollo.
Delfi, con il suo oracolo (la Pitia), è il centro oracolare per eccellenza non solo per il mondo greco, ma anche per gli altri popoli, come ci racconta Erodoto con l’episodio di Creso re di Lidia, che si rivolge all’oracolo delfico.
Il santuario di Apollo possiede in epoca classica una solida fama, come testimoniano le offerte di ogni genere. Le offerte monumentali sono numerose e spesso ben note grazie alle descrizioni degli autori antichi che le hanno viste, come Pausania (nel X libro), che però trascura volutamente le opere ellenistiche essendo attratto da tutto ciò che abbia un sapore arcaico e classico.
Le offerte monumentali sono fatte in genere dalle città, infatti, è usanza comune, in caso di vittoria, donare la decima parte del bottino catturato ai nemici, con la quale si consacrano agli dei monumenti od oggetti preziosi. Sovente si tratta d’edifici per conservarvi le offerte (thesauroi). Questi doni testimoniano la prosperità delle città donatrici.

Queste offerte ricordano però anche che il santuario di Delfi è un luogo di memoria dei conflitti, un luogo dove ogni città esprime il proprio particolarismo. Questa dimensione fa parte dello spirito di competizione dei Greci, che si esprime sia nella guerra sia nelle gare.
La sublimazione pacifica dello spirito di competizione dà luogo alla nascita di competizioni sacre. A Delfi sono fondate le Pitiche, secondo la tradizione, nel 590. Sono celebrate ogni quattro anni ed sono organizzate dagli anfizioni che le presiedono.
Ovviamente queste gare attirano molti pellegrini, ma persino al di fuori di queste date del calendario sacro, il santuario di Delfi attira numerosi pellegrini che vengono a consultare l’oracolo.
E’ dunque l’oracolo il motore dello straordinario successo dell’omphalos, insieme alla posizione assolutamente straordinaria e centrale di Delfi.

L’oracolo di Delfi è il più prestigioso degli oracoli greci.
La consultazione dell’oracolo di Delfi all’inizio avveniva solo una volta l’anno (il 7 del mese di Bisio: febbraio /marzo), in età classica la cadenza diventò mensile.
L’immagine tradizionale che c’è stata tramandata è quella della Pizia appollaiata su un tripode sotto al quale si apre una fessura da cui si leva una specie di vapore, mentre pronuncia posseduta dal dio suoni incoerenti. Lucano ne dà una splendida descrizione.
La risposta è data in prosa in maniera chiara, messa per scritto e data al consultante. Resta da interpretarla. La risposta oracolare è spesso molto ambigua, lo spazio lasciato alla scelta e alla decisione degli uomini è ampio.

L’oracolo di Delfi ha nella Grecia classica e in genere nel mondo coevo, una grande influenza politica.
Un esempio è dato dalla consultazione degli Ateniesi prima di Salamina, riportata da Erodoto. La narrazione di Erodoto dice che quando la risposta viene trasmessa all’assemblea dei cittadini, le opinioni sono molto divise sull’interpretazione da dare all’allusione dell’oracolo al “muro di legno”, per gli uni l’allusione riguarda la flotta per gli altri le mura dell’Acropoli. Ovviamente, si tratta di due strategie opposte di opporsi ai Persiani. Temistocle opta per la flotta ed è la vittoria di Salamina.
Il caso di Creso, re dei Lidi, sempre riportato da Erodoto, è l’opposto. Creso è un maniaco degli oracoli, fa le stesse domande a più oracoli. Erodoto ci narra che Creso alla fine dà una interpretazione errata dell’oracolo e si trova con l’impero distrutto.

Molte fonti ci parlano del ruolo avuto dall’oracolo di Delfi nella colonizzazione. Un esempio è quello riportato da Erodoto per la fondazione di Cirene, avvenuta intorno al 630. Un altro esempio è quello della fondazione di Taranto, narrata da Strabone. Un esempio invece di come chi non consulta l’oracolo di Delfi è destinato all’insuccesso è rappresentato da Dorieo in area coloniale occidentale, l’ultimo tentativo coloniale greco in Occidente. Erodoto sottolinea che il non consultare l’oracolo di Delfi se non è un atto d’empietà, sicuramente è di malaugurio.

La contestualizzazione dell’omphalos nel suo ambito naturale, sacrale e storico, ci permette così di comprenderne la sua straordinaria importanza, e come un betilo, come altri, sia assurto a così grande notorietà per un periodo così lungo, attraversando il tempo e lo spazio come nessun altro simbolo dell’antichità e continui ad esercitare il suo potente fascino.

1 - Erdn., V, 3.
2 - Tac., Hist., II, 3.
3 - Strab., IX, 3, 6.
4 - Herod., I, 53- 55.
5 - Luc., V, 169-216.
6 - Herod. VII, 140-42.
7 - Herod., I, 53-55.
8 - Herod., IV, 150, 152,1-5;153;156-159; 161.
9 - Strab., VI, 3, 2.
10 - Herod., V, 42,45.

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