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APPROFONDIMENTI

I livelli essenziali di assistenza

05/01/2005

I livelli essenziali di assistenzaIl problema dei confini amministrativi tra i settori sociali, sanitari e sociosanitari.
Nella più recente normativa sull’integrazione sociosanitaria, importante è l’aspetto che concerne i livelli essenziali delle prestazioni (LEA). Con queste si intendono le prestazione definite nei loro aspetti quantitativi e qualitativi, che devono essere garantite su tutto il territorio.
Queste prestazioni si identificano nel nostro sistema giuridico dall’azione della politica legislativa.
Nel sistema sanitario i Lea vengono assicurati dal Servizio Sanitario Nazionale per il periodo di validità del Piano Sanitario Nazionale (D. Lgs. N. 502/92, art.1 comma 3) e rappresentano lo standard minimo di prestazioni che sono un diritto dei cittadini e la loro definizione risente molto della transizione verso un sistema sanitario basato sulla responsabilità condivise tra Stato e Regioni.
Nell’azione di politica legislativa riguardante il sistema di servizi sociali si parla di individuazione degli interventi che costituiscono il livello essenziale delle prestazioni sociali erogabili sotto forma di beni e servizi. Questi livelli di offerta devono essere sviluppati in base alle L. n. 328/00 art.22.
Mentre rimangono allo Stato le competenze per i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio, (modifica dell’art. 117 della Costituzione della Repubblica, l. Cost. n. 3/01).
Il tema di fondo dietro a questa regolazione legislativa ed amministrativa è quella di distribuire le responsabilità di spesa fra i vari livelli del nostro ordinamento istituzionale, afferma Paolo Ferrario, docente di Politica sociale. Le conseguenze sono che più livelli di prestazione saranno finanziati dal Fondo Sanitario, meno oneri deriveranno al sistema dei Comuni, che potrebbero rivalersi sugli utenti per coprire il costo dei servizi; viceversa, meno attività saranno riconosciute dal sistema sanitario e più oneri ricadranno sui Comuni e quindi sui cittadini in stato di bisogno.
Tra le tipologie di servizi da garantire negli ambiti territoriali vi sono:
1. servizio sociale professionale e segretariato sociale per informazioni e consulenza al singolo e ai nuclei familiari
2. servizio di pronto intervento sociale per situazioni di emergenza personali e familiari
3. assistenza domiciliare
4. strutture residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità sociali
5. centri di accoglienza residenziali o diurni a carattere comunitario.
Senza analizzare i rapporti tra Asl, comuni e SSN c’è da sottolineare il fatto che dietro le aspettative della L.328/00 vi sono molti problemi da risolvere.
Questo carico finanziario sui comuni e quindi indirettamente sugli utenti tenuti al concorso al costo dei servizi, accrescerà le difficoltà di comunicazione inter – istituzionale con Asl. Inoltre, le Regioni, spinte dalla necessità di far fronte alle proprie accresciute responsabilità sui servizi sanitari regionali, potrebbero essere portate a ridurre i loro trasferimenti finanziari per lo sviluppo dei servizi sociali comunali. È probabile che le quote di costo attribuite ai Comuni vengano caricate sui fondi regionali, causando una tendenziale riduzione delle manovre di spesa regionali in favore dei servizi sociali.
I Comuni si troverebbero cosi ad affrontare soli con mezzi propri alla realizzazione della riforma.
Sarebbe preoccupante se questo portasse a politiche della frammentazione dove Regioni ed Asl si occuperebbero di sanità e servizi sociosanitari e i Comuni di servizi sociali con le loro differenti forme associative non sostenute da coerenti incentivi. Tutto ciò può aprire molti spunti di riflessione sul ruolo che il Terzo Settore potrebbe assumere nei confronti dei comuni, sugli incentivi, sulla gestione di risorse statali, e anche su problematiche della sussidiarietà orizzontale e verticale e su una tematica di cui si parla tanto che è il federalismo.

1 - PAOLO FERRARIO, Dalla l. 328/00 a oggi, Prospettive Sociali, n. 12, Milano,1 luglio 2002.

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