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APPROFONDIMENTI

Quale II Repubblica in Italia? La proposta del semipresidenzialismo alla francese con il referendum deliberativo

19/10/2006

Quale II Repubblica in Italia? La proposta del semipresidenzialismo alla francese con il referendum deliberativoI Campionati di Napolitano

C’è voluta una partita di calcio- la più importante, un evento che può capitare una volta ogni cento anni, visto in tutto il mondo da milioni di persone grazie alla televisione, dibattuto nelle case, negli uffici, nelle piazze, nei bar - per parlare delle analogie e delle diversità fra Italia e Francia.
La finale della Coppa del Mondo di calcio disputata a Berlino nello stadio costruito da Hitler nel 1936 domenica 9 luglio 2006 tra Italia e Francia ha avuto un effetto dirompente non solo nel mondo del calcio ma anche in quello politico e perfino in quello economico.
La vittoria ai rigori dell’ Italia – contro tutti i pronostici – ha fatto assurgere il nostro Paese agli onori dell’ attenzione mondiale. Sono emerse le differenze tra Italia e Francia. La nazionale francese aveva 17 giocatori di origine straniera nella sua rosa tutti provenienti da quello che un tempo era l’ Impero e che più recentemente – come abbiamo visto – era la “ Comunità francese”, la libera associazione tra la Madre Patria e le ex- colonie che de Gaulle volle costituire sul modello del Commowealth brittanico inserendola nella Costituzione della V Repubblica e che invece non ha prodotto i risultati che si attendevano dalla nuova “ associazione”. Ma se la “ Comunità francese” è fallita come Istituzione che voleva mantenere i legami tra la Francia ed il suo ex- Impero tanto che che tutti i titoli relativi alla “ Communauté” sono stati aboliti nella revisione costituzionale dell’ agosto del 1995 è andato avanti – sia pure con difficoltà e polemiche – il processo di integrazione degli immigrati.
Secondo l’ ultimo censimento del 1999 gli immigrati in Francia sono 4 milioni e 310 mila ma il dato reale dovrebbe essere molto più alto a fronte di una popolazione complessiva di 60 milioni di abitanti ( fonte Corriere della Sera – domenica 6 luglio 2006). La rivolta nelle “ banlieues” ( le periferie) “ ha cancellato i sogni di una società multietnica” ma una squadra di calcio multietnica ha provato a riunire la Francia” che oggi ha un sol prefetto di origine algerina, come il più importante calciatore della Francia, Zidane, ed un membro dell’ Accademia di Francia, la scrittrice Assia Djebar, di origine anche lei algerina.
La squadra italiana invece aveva un sol calciatore proveniente dall’ estero, l’ ultimo “ oriundo”, il centrocampista Camoranesi, argentino di origine italiana. Esempio più di una “ emigrazione di ritorno” che di immigrazione.
La finale di Coppa del Mondo di calcio tra Italia e Francia ha fatto parlare tutto il mondo della sfida tra “ cugini”. Sono state sottolineate – perfino dai giornalisti sportivi nelle loro note di cronaca e di colore e questo dà conferma del miglioramento qualitativo della professione di Giornalista che richiede oggi grande cultura non solo l’ elementare tecnica – le affinità culturali: lo stesso ceppo linguistico; la bandiera nazionale con due colori in comune e solo uno – l’ azzurro per la Francia ed il verde per l’ Italia – a rimarcare la differenza; l’ origine “ italiana” di Napoleone Bonaparte che essendo corso era pur sempre un italiano; la dominazione francese nel Regno di Napoli, quel famoso “ decennio francese” dal 1806 al 1815 di cui proprio quest’ anno si è celebrato il secondo centenario e che fu particolarmente innovatore per il Regno di Napoli anche dal punto di vista istituzionale con la divisione in Comuni e con la costituzione della “ Deputazione Provinciale” .
Non è mancata la sottolineatura della “ difesa della lingua francese” - parlata da 175 milioni di persone in tutto il mondo - che i francesi praticano continuamente quasi come una “ ossessione” perché per loro il “ gol” si chiama “ but” ed il computer “ ordinateur”. Ed ancora le grandi conquiste sociali della Francia come le ferie pagate che furono varate 70 anni fa dal governo del Fronte Popolare di Léon Blum e che furono fra le prime misure del governo di sinistra e la recente settimana lavorativa di 35 ore voluta dal ministro socialista Martine Aubry con la politica generale della “ Réduction du temps du travail”.
“ Così i francesi – ha scritto il “ Corriere della Sera” – prendono in media 36 giorni di ferie all’ anno contro i 33 degli italiani, un record mondiale. Il Ministro Sarkozy ha più volte criticato le 35 ore ma in vista delle presidenziali sembra diventato più laconico”.
Commentando su “ La Repubblica” di martedì 11 luglio 2006 il “ grande collante sociale” rappresentato dal calcio Marc Lazar nel suo articolo dal titolo significativo: “ Italiani e Francesi vicini ma in crisi” ha sottolineato che “ sia gli italiani che i francesi hanno espresso sentimenti nazionali di straordinaria intensità affettiva, nel momento stesso in cui hanno l’ impressione che il corso degli eventi sfugga loro di mano e che il proprio paese non conti affatto nel mondo”. Lazar sottolinea ancora che nonostante la Lega Nord “ i cittadini di questo paese sono sempre più fieri di essere italiani” ma non manca di evidenziare che “ questi due paesi sono in piena deriva, tormentati dal presente, preoccupati per il futuro, schiacciati dal loro passato”.
Ma la riscoperta dell’ orgoglio nazionale pur in questo momento di grave crisi economica è stata sottolineata anche dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nell’ intervista concessa al direttore de “ La Repubblica” Ezio Mauro ( La Repubblica – martedì 11 luglio 2006) ha affermato che “ in questa festa popolare con gli applausi del mondo, in questo orgoglio nazionale, c’è un recupero di serenità, di tono del Paese. Lasciamo pure stare i calcoli sulla ricaduta positiva sul Pil, che mi auguro siano corretti, ma certo questa vittoria mondiale fa bene al Paese.”.
“ Guardi – ha detto ancora il Presidente Napolitano al direttore de “ La Repubblica” - la riscoperta della bandiera nazionale. E’ una cosa molto importante e qui c’è veramente un grande merito di Ciampi.Insomma è una bella festa.Poi, come ho detto a Berlino, è bene non dimenticare che ci sono altri campionati da vincere”.
Per una volta quindi non abbiamo preso in giro i francesi per la loro ostentazione della “ grandeur” ma come italiani abbiamo messo in mostra la nostra “ grandezza” , abbiamo cantato con fierezza l’ inno di Mameli che non è inserito nella Costituzione come “ la Marseillese” , abbiamo esposto la nostra bandiera dovunque ed un tifoso napoletano ha perfino esposto un cartellone con su scritto: ed adesso ridateci la Gioconda.
La sfida calcistica si è svolta in un clima civile e se non ci fosse stata la testata di Zidane a Materazzi sarebbe stata perfetta.


Da Campioni del Mondo a calciopoli al tempo della “ triturazione informativa” – leggi elettorali mostruose per modificare il parlamentarismo senza la modifica della Carta

Solo cinque giorni è durato l’ effetto “ Campioni del Mondo” per l’ Italia.
“ L’ Italia dei Campioni” aveva titolato il “ Corriere della Sera” a tutta pagina nell’ edizione di lunedì 10 luglio 2006 con la foto del capitano Fabio Cannavaro che alza la Coppa del Mondo.
Ma appena sabato 15 luglio 2006 il “ Corriere della Sera” in prima pagina titola: Stangata: Juve, Lazio e Fiorentina in B. Milan in A” e dà notizia della sentenza della Giustizia Sportiva di primo grado, poi parzialmente modificata in appello, con la quale si fa luce sullo scandalo del “ calcio truccato” nella massima serie nazionale. “ All’ inferno” è il titolo dell’ editoriale di commento di Gianni Riotta che attacca sottolineando che “ a 120 ore dal giorno felicissimo della quarta Coppa del mondo azzurro il calcio italiano vive il giorno infelicissimo della prima, storica, retrocessione della Juventus in Serie B”.
Tutto passa in secondo ordine sulla stampa nazionale rispetto alla sentenza choc della Caf della Lega Calcio e così anche sulla stampa estera. L’ Italia che soltanto 120 ore prima si era posta alla ammirazione del Mondo ritorna a far parlare di sè per i suoi mali endemici: il malcostume, il clientelismo, la corruzione, lo spreco, le diseguaglianze e chi più ne ha più ne metta.
Appena finito un campionato ne comincia un altro tanto per restare nella metafora del Presidente Napolitano.
Mario Capanna nel suo ultimo libro “ Coscienza Globale” ( Baldini Castoldi Dalai 2006) sottolinea che “ è stato calcolato che negli ultimi due-tre decenni sono state prodotte e diffuse più notizie che in tutti i cinquemila anni precedenti” e commenta che “ l’ effetto determinato ( solo in apparenza paradossale) è che all’ aumento di “ notizie” corrisponde una diminuzione della conoscenza. Siamo “ informati” di più, ma sappiamo di meno”. Ed ancora secondo l’ ex leader della protesta studentesca del ‘ 68, già parlamentare ed eurodeputato dell’ estrema sinistra che negli anni ‘ 80 si chiamava Democrazia Proletaria di cui Capanna fu anche segretario nazionale, questo “bombardamento quotidiano” che ci raggiunge non è costituito da informazioni ma da “ frammenti di notizie” che ci inseguono, si accavallano, l’ una scacciando l’ altra o sovrapponendosi in un tourbillon incessante”. Secondo l’ opinione di Capanna che l’ autore di questo lavoro condivide pienamente “ questa “ triturazione informativa” è uno dei fattori più potenti che stanno alla base della distruzione della memoria storica”.
Passa quindi immediatamente nell’ informazione marginale il dibattito istituzionale sull’ ammodernamento della nostra Costituzione.
Eppure i risultati del Referendum confermativo – che previsto dall’ art.138 della nostra Carta del ‘ 48 per confermare una modifica costituzionale quando non viene approvata dai 2/3 del Parlamento e richiesto da 5 Consigli regionali è pur sempre un Referendum abrogativo e non deliberativo – del 25 e 26 giugno avevano avuto una grande attenzione da parte della stampa nazionale.
“ Vittoria netta del no.Prodi e Berlusconi: dialogo” aveva titolato a tutta pagina il “ Corriere della Sera” nell’ edizione di martedì 27 giugno 2006 dando notizia dei risultati del Referendum: 61,3% degli elettori hanno bocciato la Riforma costituzionale del cosiddetto Polo delle Libertà.
Il risultato del Referendum confermativo aveva avviato un dibattito su una seria riforma costituzionale legata ad una seria legge elettorale poiché è evidente che in Italia da almeno 10 anni si vuole modificare il” parlamentarismo perfetto” a colpi di leggi elettorali che sono leggi ordinarie e che assumono nomi mostruosi come “ Mattarellum” o “ Calderolum” quasi a simboleggiare la loro mostruosità e la loro inadeguatezza.
Ma il dibattito sulla stampa è stato “ triturato” in pochi giorni, affondato dal nuovo ciclone dello scandalo del calcio poi dalla crisi libanese. Se ne parlerà in inverno. Forse.

E’ ancora la Prima Repubblica e siamo lontani dalla Seconda

Abbiamo mutuato dai cugini francesi perfino la numerazione delle “ Repubbliche”. Loro stanno alla Quinta noi parliamo a partire dal 1992 - dopo il ciclone di “ tangentopoli” ed il Referendum sulla preferenza unica– di “ Seconda Repubblica”. Ma il termine è improprio perché non è stata ancora cambiata la natura parlamentare della Repubblica; non sono stati diminuiti o aumentati i poteri del Presidente della Repubblica né sono stati aumentati i poteri del Presidente del Consiglio e non è stata cambiata nemmeno la sua denominazione in “ Primo Ministro” alla maniera inglese o in “ Cancelliere” alla tedesca. Non sono diminuiti né sono stati modificati i poteri del Senato della Repubblica ed il nostro è ancora un bicameralismo perfetto – unico in tutto l’ Occidente democratico e soprattutto in tutta l’ Europa Comunitaria dei 25 Paesi.
Per fortuna abbiamo evitato con la vittoria del No al Referendum del 25 e del 26 giugno 2006 il “ pasticciaccio” – i cui termini sono stati lucidamente illustrati da Eugenio Scalfari nel suo editoriale su “ La Repubblica” di domenica 25 giugno 2006 “ La nave col nocchiero in gran tempesta ) - della riforma che ci veniva proposto dalla Casa delle Libertà ed imposto dalla Lega Nord le cui reazioni scomposte alla volontà popolare si commentano da sole ( “ Esplode l’ idea leghista: l’ Italia fa schifo” – Il Mattino martedì 27 giugno 2006 ) ma permangono le perplessità di autorevoli costituzionalisti sulla riforma del titolo V votata dal centro-sinistra quando il Governo era presieduto da Giuliano Amato ed approvata con Referendum confermativo il 7 ottobre 2001 con una bassa percentuale di votanti ( 34 per cento) e con una percentuale di Sì del 64,2 per cento pari a 10.438.419 voti. Sono aumentati i conflitti istituzionali tra Stato e Regioni in “ aree condominiali” ( Sergio Romano – nel “ Corriere della Sera del 9 giugno 2006: Riforma costituzionale: per favore un po’ di chiarezza) mentre la Città Metropolitana – l’ ente intermedio previsto per le grandi aree del Paese come Roma, Napoli, Torino, Firenze, Milano, Venezia, Genova, Bologna e Bari – resta uno “ spettro “ che si aggira nei Palazzi del potere senza trovare concreta attuazione ( Sergio Marotta – l’ Ente che esiste solo in teoria – “ Corriere del Mezzogiorno di giovedì 22 giugno 2006).
Dal dibattito che si propone ciclicamente senza adeguate iniziative parlamentari sulla necessità di modernizzare la nostra Carta del ‘ 48 con una grande condivisione respingendo sia la risicata maggioranza di centro-sinistra con la quale è stato frettolosamente modificato il titolo V sia il “ pasticciaccio” del centro-destra emerge comunque che “ la democrazia è l’ unico regime di libertà accettabile nel mondo civile” come ha sottolineato il Presidente emerito della Corte Costituzionale Francesco Paolo Casavola ( Il Mattino – martedì 27 giugno 2006 – Ecco da dove cominciare ) e che le Carte Fondamentali hanno bisogno di maggioranze molto ampie per essere condivise e per durare nel tempo.
Siamo quindi ancora molto lantani dalla II Repubblica italiana e l’ accavallarsi degli eventi – come la crisi del Medio Oriente - rischia di ritardare la riforma sine die mentre lo stesso dibattito sulla grande riforma viene “ triturato” dall’ alluvione di notizie.
Ma da questo dibattito, comunque presente, non può essere esclusa la modifica dell’ art.75 con l’ introduzione del Referendum deliberativo poiché così come è stato previsto dai Costituenti del ‘ 48 il Referendum non è strumento di esercizio della volontà popolare ma strumento di mera lotta politica che indebolisce e non rafforza le Istituzioni.
Così come soltanto con l’ introduzione del Referendum deliberativo il cui potere di indizione è affidato al Presidente della Repubblica sul modello francese si può seriamente modificare il sistema del bicameralismo perfetto poiché già negli anni ‘ 70 all’ epoca della Commisssione Bozzi quando si cominciò a parlare dell’ abolizione del Senato l’ allora Presidente del Senato, Amintore Fanfani, affermò senza mezzi termini che “ nessuna Camera voterà mai l’ abolizione di se stessa”.
Mentre risulta addirittura umiliante il dibattito sull’ utilità della Provincia che si trascina a fasi alterne da almeno 36 anni – cioè dall’ istituzione delle Regioni a statuto ordinario nel 1970 - ma è chiaro che nessuna maggioranza parlamentare può mandare a casa centinaia di consiglieri, assessori e amministratori provinciali.
Il “ semi-presidenzialismo alla francese” secondo l’ autore di questo lavoro è da preferirsi al “ cancellierato” alla tedesca perché aveva perfettamente ragione il Generale de Gaulle quando sosteneva che il Capo dello Stato deve essere posto in condizione di “ di volere, di decidere, e di agire” e non può essere una figura essenzialmente rappresentativa. Scegliere soprattutto con il Referendum deliberativo anche contro l’ indicazione dei partiti e della maggioranza dei partiti che non saranno mai capaci di raggiungere una maggioranza parlamentare sull’ adozione del monocameralismo e sui due livelli del potere locale .
Andrea Manzella su “ La Repubblica” di venerdì 4 agosto 2006 in un lungo intervento ( La questione di fiducia) ha sostenuto fra l’ altro che “ il referendum del 25 giugno ha salvato il nostro Parlamento da una concezione di padronanza del primo ministro che associava la sua vita alla vita del governo. Oggi non è così.Oggi il nostro regime costituzionale è ancora quello parlamentare”.
E Manzella per le “ questioni istituzionali” auspica una “ soluzione politica quando i tempi saranno maturi”.
Ma – ci domandiamo – se non ora quando ?

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