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APPROFONDIMENTI

I tassi di natalità

21/01/2007

I tassi di natalitàLe politiche attive per le nascite sono sempre state accompagnate da una cattiva fama o, quantomeno da una certa diffidenza, perché storicamente messe in atto da regimi totalitari che consideravano la potenza demografica come una delle precondizioni fondamentali per dare fiato alle proprie mire espansionistiche. Negli ultimi anni tuttavia, il problema dei tassi di natalità è ritornato ad occupare un posto di primo piano nelle preoccupazioni di tutto il sistema politico europeo. E questo si è verificato soprattutto in Italia, considerando che il nostro paese condivide purtroppo insieme alla Spagna un triste primato: quello del più basso tasso di natalità tra i paesi europei.
La motivazione di questa preoccupazione è molto semplice: se il tasso di natalità rimarrà quello attuale, pari a 1,3 figli per donna , sarà impossibile poter sostenere finanziariamente lo stato sociale del domani, a cominciare dalla spesa pensionistica. E' senza dubbio vero che da questo punto di vista un utile contributo potrà venire dall' immigrazione e dal lavoro regolare, ma è altrettanto vero che sarebbe assolutamente insensato fare affidamento esclusivamente su questo aspetto. Occorre quindi agire sulle cause che hanno prodotto questa situazione di bassi tassi di natalità cercando di affrontare un cambiamento epocale nell'organizzazione e nelle struttura della famiglia europea, dovuto al mutamento del ruolo della donna.
Oggi, infatti, le donne europee in virtù del livello di istruzione da loro raggiunto e della propria aspirazione all'indipendenza economica, sono sempre meno disposte a sacrificare il proprio impiego per dedicarsi totalmente alla cura della casa e dei propri figli come è avvenuto nei decenni passati. Per poter risolvere questo dilemma tra famiglia e lavoro, è necessario di conseguenza permettere alla popolazione femminile di conciliare impiego fuori casa e cura dei piccoli, e la variabile fondamentale per raggiungere questo risultato è inequivocabilmente rappresentato, come dimostrano i dati statistici, dall' accessibilità agli asili nido da parte delle famiglie, in termini di posti a disposizione, ma anche ovviamente in termini economici. Infatti,tutti i più autorevoli studi mostrano l'esistenza di un preciso circolo virtuoso: in corrispondenza dell'aumento del livello di copertura degli asili nido, aumenta l' occupazione femminile, e all' incremento di quest' ultima fa seguito un aumento dei tassi di natalità.
A prima vista, si potrebbe quindi ritenere che la soluzione al problema sia abbastanza semplice poiché si tratterebbe di aumentare la copertura degli asili nido, ma in realtà esso affonda le proprie radici nella matrice culturale e sociale che ha presieduto alla nascita e all'organizzazione dello stato sociale nel secondo dopoguerra. Beveridge e altri importanti riformatori hanno progettato lo stato sociale privilegiando i trasferimenti di reddito, soprattutto alle famiglie con figli piccoli e alla popolazione anziana, mentre è stata assolutamente trascurata l'assistenza sociale alle donne in maternità. Facciamo riferimento peraltro ad un impianto di stato sociale che ha prodotto risultati positivi fino ai primi anni settanta, poiché congruente con il modello di famiglia prevalente in quegli anni costituita com'era dal maschio lavoratore capofamiglia e dalla moglie casalinga addetta ai lavori domestici e alla cura dei figli . Ma oggi, come detto, è cambiato profondamente il ruolo della donna e con esso la struttura della famiglia, e di conseguenza non si può far finta che nulla sia cambiato.
E' necessario invece procedere ad una rapida e profonda riforma dello stato sociale, che non pone soltanto un problema di aumento delle risorse finanziare ad esso destinate, quanto piuttosto un problema relativo al fatto che tali risorse debbano essere ridirezionate, in modo tale che vengano sempre più destinate alla fornitura di servizi sociali necessari per rispondere ai bisogni attuali delle famiglie. I paesi scandinavi, con Svezia e Danimarca in testa, già alla fine degli anni settanta hanno cominciato a modificare i flussi di spesa dello stato sociale riservandoli in misura cospicua ai servizi sociali (asili nido, assistenza agli anziani non autosufficienti soprattutto) e questo spostamento di risorse, che non ha peraltro intaccato i generosi trasferimenti di reddito che erogano questi paesi, li ha portati a raggiungere risultati di tutto rispetto: tassi di occupazione femminile e tassi di natalità che sono i più alti d'Europa. Lo stesso ex premier inglese Blair (insieme a molto altri leader europei) ha riconosciuto che questa sarà la strada da seguire per ringiovanire un' Europa sempre più caratterizzata da quote crescenti di popolazione anziana. Ce la farà l' Italia a vincere questa sfida?

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