Skip to content
Tesionline

APPROFONDIMENTI

Quale inglese per i nostri bambini?

21/05/2008

Quale inglese per i nostri bambini?Chi insegna inglese nelle scuole primarie oggi? Pochi conoscono la miriade di titoli diversi che oggi autorizzano i maestri ad insegnare inglese. Nella società delle tre I, di cui una delle lettere starebbe proprio per Inglese, lingua indispensabile per l'integrazione europea e mondiale, nonchè per il mondo del lavoro, sembra essere irrilevante chi insegna, dando il primato a cosa si insegna. Per legge, l’inglese va insegnato sin dalla prima elementare, non importa poi se vi sia continua alternanza di insegnanti e di metodi.
Paradossalmente, la laurea in lingue non è un titolo accettato. Per insegnare inglese alle elementari, fino a qualche anno fa occorreva aver frequentato un corso di aggiornamento di 500 ore, di cui 400 ore di formazione linguistica integrate da 30 ore di glottodidattica e 70 ore di attività di ricerca-azione, corso oggi scomparso. L'alternativa era quella di possedere un'abilitazione conseguita in fase concorsuale: dopo aver superato la prova scritta generica del concorso magistrale, si accedeva ad un breve colloquio orale in inglese, che avrebbe dovuto accertare la competenza linguistica e metodologica. Questa abilitazione è stata in passato rilasciata ai docenti più disparati, preparati e non. E' risaputo che al sud molte abilitazioni sono state rilasciate anche a chi di inglese non ne sapeva nulla, poiché mancavano i docenti specialisti e bisognava in qualche modo sopperire a tale carenza. Con in mano questo pezzo di carta, molti insegnanti precari sono venuti nelle scuole del centro e nord Italia in cerca del posto fisso, accettando anche la nomina sul posto di inglese, sebbene fossero spesso consci di non saperne una parola. Queste figure si sono così affiancate a tutti quegli specialisti che avevano un’accurata autoformazione alle spalle e che del loro lavoro hanno sempre fatto una professione seria. In sostanza, incompetenti e competenti ricoprivano lo stesso tipo di posto, con gli esiti più disparati.
Da qualche anno il Ministero ha deciso di avviare una formazione massiccia di quei maestri già di ruolo che l'inglese non l'hanno mai insegnato. Contrariamente al mondo del lavoro, dove vengono richieste figure sempre più specializzate e qualificate, nel mondo della scuola prevale quindi l'idea del maestro tuttologo, che oltre alla propria area (matematica, linguistica o antropologica) dovrebbe insegnare anche inglese.

In un seminario IRRE a Bologna tenutosi il 25/10/2007, è stato presentato il piano di formazione dei futuri docenti di inglese della scuola primaria, attivato su due livelli:
A. a livello universitario, con la formazione di maestri attraverso il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria;
B. a livello scolastico, con la riqualificazione di maestri già in ruolo, sprovvisti dell’abilitazione all’insegnamento della lingua inglese ed intenzionati ad acquisirla. L’abilitazione avviene a seguito di un corso biennale di lingua e metodologia didattica tenuto presso le università, al temine del quale i corsisti devono dimostrare di aver conseguito il livello linguistico B1 del Quadro Comune Europeo.

Il corso viene tenuto da formatori di scuola primaria (per la parte di glottodidattica) e da docenti universitari madrelingua (per la parte linguistica). Una perplessità è rappresentata dalla disomogeneità dei corsi, che cambiano da università a università. Inoltre non è chiaro il sistema di reclutamento dei docenti formatori per la parte glottodidattica, in quanto non esiste al momento un albo dei formatori; spesso i responsabili della formazione degli Uffici Scolastici Regionali si affidano ad alcuni dirigenti scolastici, che reclutano i formatori tra il loro personale senza criteri di trasparenza. Nel 2006 Il Ministero degli Esteri con il British Council ha anche erogato delle borse di studio per un corso all’estero per formatori, i quali però non sono stati sinora utilizzati.
A tutt’oggi, risultano 10800 docenti in formazione e 3550 già certificati idonei all’insegnamento della L2. I corsi biennali abilitanti proseguono, sebbene in alcune province l’utenza sia molto bassa. Alcune regioni, come la Lombardia, stanno investendo molto nella formazione dei nuovi docenti, mentre altre meno, con il solito rischio dell’Italia a due velocità.
Onde migliorare le competenze di tirocinanti e docenti, il 28/11/2004 si è avviato un programma di scambio e di formazione attraverso la sottoscrizione di un protocollo d’intesa italo-britannico ( Memorandum d’intesa fra MIUR e Department for Education and Skills del Regno Unito) che consente la realizzazione bilaterale di stage formativi all’estero. Grazie a questo accordo, lo scorso anno scolastico sono stati ospitati nelle scuole di Venezia e Bologna alcuni studenti inglesi delle Università di Canterbury e Bedford, inviati dalla Teaching Development Agency del Regno Unito. Prossimamente alcuni studenti dell’UniBO partiranno per il Regno Unito. Il protocollo ha permesso inoltre la realizzazione dei corsi di Norwich (estate 2006) e Leeds (estate 2007), entrambi affidati al coordinamento scientifico del NILE (Norwich Institute for Language Education): si trattava di corsi gratuiti di formazione linguistica e metodologica, della durata di 2 settimane, ideale conclusione del corso biennale abilitante.
Al di là dell’efficacia delle varie iniziative di scambio, senz’altro meritoriamente attivate, l'obiettivo del Ministero (di qualunque parte politica) è chiaro: consentire a molti docenti “comuni” di insegnare inglese nella loro classe in qualità di specializzati, andando così ad esaurimento la figura del docente specialista, che insegna esclusivamente la lingua straniera su più classi nel medesimo istituto. La scelta è legata a motivazioni in parte ideologiche, ma soprattutto economiche: far lavorare di più i docenti che già ci sono e tagliare gradualmente i posti degli specialisti, ritenuti ridondanti. La realtà è che i cosiddetti specializzati sono insegnanti preparati sulla carta, ma di fatto inadeguati a fare inglese nelle loro classi. Si tratta spesso di docenti avanti con l'età, e si sa che è molto difficile apprendere una lingua straniera da adulti; inoltre il livello B1, pari a quello che viene conseguito dai nostri alunni nel biennio di scuola superiore, è decisamente basso per un futuro docente. Gli specialisti che rimangono con poche classi e poche ore, sebbene preparati, sono così chiamati a fare da tappabuchi per qualsiasi situazione d'emergenza (es. sostituzioni), finché non si vedono costretti a passare su posto comune, cioè a diventare maestri generici, con un conseguente dispendio di competenze acquisite negli anni.
Il risultato è che nella scuola odierna coesistono diverse figure professionali che insegnano inglese: specializzati, specialisti in via di estinzione, docenti che hanno seguito un corso biennale, docenti che hanno frequentato le 500 ore, docenti che non hanno seguito nessun corso ma hanno l’abilitazione da concorso. A questi si affiancheranno via via i neolaureati in Scienze della Formazione Primaria, che hanno un curriculum ancora diverso. Non stupiamoci quindi se la formazione linguistica che i nostri bambini ricevono è così eterogenea. Nonostante i buoni propositi, siamo ancora molto lontani dall’Europa delle lingue…

Tesi dell'autore: