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APPROFONDIMENTI

Fantaeuropa

26/01/2005

FantaeuropaDopo aver superato molteplici difficoltà e l'aperta avversione di alcuni Stati, nell'ottobre 2004 è stato firmato il nuovo trattato dell'UE comunemente chiamato Costituzione europea; pensiamo sia importante dedicare spazio ai possibili sviluppi che la ratifica potrebbe creare. Infatti, molti Stati prevedono per la ratifica l'approvazione mediante referendum; a ciò si sono aggiunte le decisioni di altri Paesi che, pur non prevedendo il referendum nelle loro procedure, hanno indetto delle consultazioni lasciando però ai Parlamenti nazionali l'ultima e decisiva parola.
Molti commentatori hanno evidenziato come l'esito di tali referendum non sia scontato – vedi la consultazione voluta da Mitterand su Maastricht - anzi, si respira tra i popoli dei vari Paesi europei un'aria di diffidenza se non di aperta ostilità verso l'UE a causa o della sua impotenza politica come attore globale –Iraq-, oppure per i passi compiuti finora -Euro-. Ci siamo allora chiesti quali potrebbero essere, a grandi linee, i possibili scenari che si aprirebbero in Europa nel caso che il Trattato sia: 1) approvato con un plebiscito; 2) approvato ma a stento; 3) respinto, anche se lievemente.
1) Un plebiscito a favore del Trattato avrebbe notevoli sviluppi nazionali ed europei. Infatti, i governi dei Paesi che hanno combattuto per la riduzione del valore politico del nuovo Trattato – peraltro già minimo -, subirebbero una secca sconfitta che rafforzerebbe il ruolo degli Stati che si erano eretti a ''paladini'' del Trattato. I Governi contrari al Trattato –Italia, Polonia, Regno Unito - sono anche tra i maggiori sostenitori della politica Bush: la loro sconfitta porterebbe anche alla ridefinizione del rapporto fra USA e UE. Quanto agli sviluppi per l'UE, essendo il nuovo Trattato una sorta di ''riassunto delle puntate precedenti'', un plebiscito non farebbe altro che confermare lo status quo attuale rimandando la decisione sul futuro dell'Unione sine die, perché il voto popolare confermerebbe la via di mezzo: né Stato né Organizzazione;
2) Una vittoria stentata dei Sì, porterebbe alla paralisi dell'UE perché non ci sarebbero né vinti né vincitori, né equilibri da ridiscutere. Il voto popolare non darebbe indicazioni ai Governi – sarebbe fondamentale osservare il risultato nei Paesi fondatori -; questo in quanto i Sì sarebbero troppo pochi per indurre i Governi a sviluppi in avanti ma, nello stesso tempo, i Sì sarebbero comunque troppi per far gettare la maschera a chi vorrebbe tornare indietro;
3) Lo scenario più suggestivo: il Trattato è clamorosamente bocciato dal voto popolare inteso come ostilità all'UE. In tal caso: 1) potrebbe essere convocata una nuova CIG per risolvere le controversie, questo segnerebbe già una sconfitta politica totale; 2) il Trattato entra lo stesso in vigore in forza dell'approvazione dei Parlamenti nazionali, creando una situazione di lontananza totale fra Società e Istituzioni politiche; 3) i Governi contrari al Trattato potrebbero giocare la carta del ''rimettere tutto in discussione'': l'Europa vivrebbe dunque una crisi come non accadeva dai conflitti mondiali. La parola nuova di fronte ad una crisi simile, il punto di non ritorno, potrebbe essere quella di un'azione da parte di un nucleo di Stati che, rompendo gli indugi, proponga una federazione democratica aperta a tutti che risolva le contraddizioni dell'UE che ne hanno causato l'ostilità popolare. Niente di nuovo, sarebbe una situazione analoga a quanto successo negli USA più di due secoli fa.
Certo, leggendo quanto scritto potrebbe davvero sembrare fantapolitica, ma pensiamo sia davvero il caso che si avvii a tutti i livelli – dall'opinione pubblica alle Istituzioni nazionali ed europee - una riflessione seria e profonda sui risvolti che i risultati dei referendum possono scatenare: nulla è scontato, nessuno si illuda.

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