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Le emozioni allo stato libero: i benefici dell’arte-terapia e l'ascolto del silenzio

25/03/2009

Le emozioni allo stato libero: i benefici dell’arte-terapia e l'ascolto del silenzioIl processo di arte-terapia si basa sul riconoscimento che i pensieri e i sentimenti fondamentali dell’uomo, sono derivati dall’inconscio e spesso raggiungono la loro espressione nelle immagini piuttosto che nelle parole.
Il linguaggio creativo utilizza spesso, il simbolo come suo veicolo dall’interno all’esterno, rispettando il principio secondo cui solo ciò che è rimosso è simboleggiato, in quanto, il simbolo sta per il rimosso. Del resto lo stesso Freud aveva in precedenza osservato che il dare concretezza plastica alla ideazione simbolica alleggerisce o fa defluire in canali diversi la tensione prodotta dalla rimozione. E’ noto fin dall’antichità come l’espressione artistica e, in una certa misura, anche la fruizione, il godimento dell’opera d’arte costituiscono un mezzo molto efficace di regolazione dell’attività emozionale e contribuiscono in maniera non trascurabile alla definizione del benessere psicofisico individuale.
I mezzi tecnici su cui l’esercizio delle arti-terapie risulta applicabile sono vari ed implicano, spesso, differenti sistemi comunicativi e una diversa attività di regolazione delle emozioni. L’uso del messaggio pittorico, musicale, della danza, del teatro e della parola scritta, ora come la poesia, ora come diario, implicano naturalmente l’impiego di differenti canali sensoriali percettivi ed espressivi. In questo senso ciò che viene creato, mi riferisco non tanto al prodotto finito quanto alle vicissitudini del suo emergere, non è mai solo traduzione di un pensiero astratto o rappresentazione, ma è espressione inconscia e incarnata di un vissuto; non pura trascrizione di un vissuto nel concreto, ma rielaborazione del vissuto stesso e riattivazione di un processo che può essere stato inadeguato o distorto, bloccato ma, anche bello.
Il connubio Arte-terapia e bambino ospedalizzato, nasce dall’idea che il tempo del bambino in ospedale non può essere un momento di sospensione, di vuoto, di interruzione del processo evolutivo di crescita. Il suo tempo, va quindi riempito di suoni, di colori, di gioco, di attività espressive ed educative, se possibile anche più ricche, migliori di quelle che ha dovuto lasciare a casa, proprio per far in modo che le sue emozioni, soprattutto quelle nascoste, vengano fuori, anche attraverso forme, colori, e suoni differenti e nuovi.

“Il colloquio più riuscito è quello in cui si osserva il silenzio..”
La formazione al silenzio ha inizio dalla presa di contatto con se stessi per scoprire e incontrare quel “centro interiore”, il Sé, da cui scaturisce tutta l’attività dell’uomo. Il silenzio interiore non si improvvisa: è una lenta esplorazione e una presa di contatto col nostro mondo interiore, che rende possibile un modo più personale e profondo di vivere il rapporto con noi stessi e con gli altri. Il silenzio è paragonabile ad un’abitazione che possiamo creare dentro di noi e dove possiamo raccoglierci per difenderci dai messaggi disturbanti dell’ambiente, per sedimentare il tumulto dei pensieri e delle emozioni, per attingere nuove risorse alla sorgente della nostra vita. Così inteso, il silenzio appare come una dimensione spirituale della persona e come una condizione per promuovere l’unità di tutte le risorse interiori.
L’abitazione che riusciamo a creare in noi col silenzio serve pure per accogliere gli altri, quando questi sentono il bisogno di ritrovare l’unità interiore per risolvere i conflitti prodotti dai vari Io che funzionano in loro, in modo disarmonico e distruttivo. C. Rogers parla di “pause di silenzio”, dense queste di significati, e che caratterizzano gli incontri tra persone che comunicano a livello profondo. Saper ascoltare richiede l’attenzione volontaria e coinvolge la nostra vita interiore, è un fatto strettamente personale che comporta una risonanza caratteristica di ogni individuo, è un atto spirituale che fa cogliere l’eco interiore propria di ciascuno.
Per C. Rogers, ascoltare “equivale a percepire non solo le parole ma anche i pensieri, lo stato d’animo, il significato personale e persino il significato più riposto e inconscio del messaggio che mi viene trasmesso dall’interlocutore”. 22
Ascoltare attentamente una persona risulta assai più impegnativo che parlare a qualcuno. L’ascolto richiede che ci stacchiamo dai nostri interessi e dai nostri schemi di pensiero e di vita, per introdurci gradatamente e con rispetto nel mondo dell’interlocutore. Si tratta di un’attività che coinvolge la persona nella sua totalità: il pensiero, l’affettività, la posizione del corpo, l’espressione del volto, l’atteggiamento esterno, il contatto con lo sguardo..
G. Colombero scrive: “L’uomo è un libro molto singolare; non si lascia prendere in mano, sfogliare e leggere da chiunque; è lui, l’autore, che si apre e si legge a chi vuole, le pagine che vuole, quando vuole. Lui dice e si commenta”. 24


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22. Cfr., C. Rogers, Libertà nell’apprendimento, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973, cap.11.
24.G. Colombero, Dalle parole al dialogo. Aspetti psicologici della comunicazione interpersonale, Milano, 1987.

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