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APPROFONDIMENTI

La didattica e i nuovi media

10/04/2009

La didattica e i nuovi mediaL’interesse verso i nuovi media e il loro utilizzo nel campo della didattica è cresciuto nel corso dei miei studi ed è stato influenzato dallo sviluppo contemporaneo dei nuovi media a livello mondiale. Al giorno d’oggi chiunque in casa ha un computer o lo desidera comprare al più presto. C’è chi lo usa già per lavoro o per gli studi e chi invece è spinto ad utilizzarlo da una semplice curiosità e dalla voglia di omologarsi agli altri. Nella scuola italiana l’uso delle nuove tecnologie ancora rappresenta un “incipit” e molte volte il cyberspazio viene considerato come qualcosa di estremamente pericoloso e di cui se ne può fare anche a meno. In realtà penso che dovremmo cercare di utilizzare nel miglior modo possibile tutto ciò che ci viene offerto dalle nuove tecnologie e se è vero che la tv spesso è “cattiva maestra” e si prendono le precauzioni migliori, penso che anche con Internet si possa fare allo stesso modo, magari con uno sforzo maggiore. Se il telefono consente una comunicazione a due, interattiva ma soltanto bidirezionale, e se la televisione invece arriva alle masse ma non produce un ritorno e soprattutto uno scambio, il cyberspazio offre a chiunque vi possa accedere una quantità indefinita e indefinibile di informazioni che a loro volta possono generarne altre . Lo stesso fruitore è in grado di diffondere il proprio sapere, il proprio bagaglio culturale, la propria memoria, e di moltiplicarlo, potenzialmente, per tante volte quante saranno quelle di chi verrà in contatto con lui o con le sue testimonianze. Non solo: a tutte queste possibilità si aggiunga l'interattività, che mescolata all'immediatezza consente alle varie intelligenze umane sparse per il mondo di comunicare l'una con l'altra e di arricchirsi a vicenda. Dunque Internet consente di mettere in atto la concezione di ”Intelligenza collettiva”, definita da Levy “ un’intelligenza distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale e porta a una mobilitazione effettiva delle competenze”. In effetti oggi il Web 2.0 segna l’evoluzione del World Wide Web da una serie collegata di siti statici a un ambiente globale nel quale i software on line, le connessioni a banda larga e le applicazioni multimediali offrono contenuti più ampi e un’interazione più stretta fra gli utenti. Ultimamente sono nate modalità di utilizzo della rete che non si potevano nemmeno immaginare: forum, blog, vlog (video blog), Wikipedia, siti di video sharing, come YouTube, foto sharing, bookmark sharing, comunità globali come MySpace, mondi virtuali come Second Life, siti di condivisione di opportunità professionali come LinkedIn. La grandezza del Web 2.0 sono le persone. Riallacciandomi al discorso dell’uso delle nuove tecnologie nel campo della didattica, vorrei sottolineare che oggi il costruttivismo ( quadro di riferimento teorico learning centerd) si allea con le nuove tecnologie proponendo modelli con una forte enfasi sulle impalcature regolative del processo di apprendimento, su un impiego più articolato di risorse, sulle tecnologie sia come mezzo per alleggerire il carico che per introdurre nuove modalità di apprendimento, sulla “metacognizione” e sul superamento del sistema classe-scuola verso lo scenario della classe globale.
Le tecnologie permettono tempi di coinvolgimento e lavoro autonomo superiori rispetto alle situazioni tradizionali, infatti, l’autonomia nell’attività di apprendimento degli alunni fa sì che l’insegnante abbia più tempo da dedicare alla progettualità o ad interventi specifici: si rendono così possibili nuove forme di personalizzazione dell'apprendimento.
Nel caso delle “comunità di discorso” ciascuno, lavorando individualmente ed in tempi anche diversi, apporta ulteriori contributi ad una discussione collettiva. Rispetto alla discussione orale, la discussione in rete ha alcune specificità e vantaggi: elimina i problemi di turno (ciascuno può prendere la parola quando vuole); stimola indirettamente gli alunni a commentarsi l'un l'altro; attiva dinamiche di cooperazione e di scambio che risultano soffocate nel dialogo in classe, in cui solo pochi (i più estroversi) prendono la parola.
Internet, da luogo che fornisce conoscenza, diventa sempre più un utensile per la strutturazione attiva di conoscenze. Tuttavia vorrei sottolineare il fatto che la crescita del cyberspazio non determina automaticamente lo sviluppo dell’intelligenza collettiva, le fornisce soltanto un ambiente propizio. In effetti, nell’ambito delle reti digitali interattive si vedono sorgere anche nuove forme: di isolamento e superlavoro cognitivo (stress da comunicazione e da eccesso di permanenza allo schermo); di dipendenza (dalla navigazione o dal gioco nei mondi virtuali); di prevaricazione (rafforzamento dei centri decisionali) e di controllo (predominio quasi monopolistico dei colossi economici su importanti funzioni della rete, ecc.); di sfruttamento (in certi casi di telelavoro controllato o di sfruttamento di attività produttive nel Terzo mondo); di stupidità collettiva (chiacchiera, rumore, conformismo della rete e delle comunità virtuali, accumulazione di dati privi di contenuto informativo, televisione interattiva). Vorrei ultimare con la seguente espressione di Levy: “Novello pharmakon, l’intelligenza collettiva che la cybercultura favorisce, è al contempo veleno per chi non vi partecipa (e nessuno può parteciparvi completamente a causa della sua vastità e multiformità) e antidoto per chi si immerge nei suoi vortici e riesce a controllare la propria deriva all’interno delle sue correnti”.

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