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Il discorso politico secondo Barack Obama, tra innovazione e tradizione

29/07/2009

Il discorso politico secondo Barack Obama, tra innovazione e tradizioneIl discorso politico, monologico e unidirezionale, è lo strumento tradizionale che gli uomini in corsa per una carica elettiva impiegano con l'intento di persuadere il numero più alto di elettori al fine di ottenere il posto desiderato.
Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti, ha abbinato tradizione e innovazione durante la sua lunga campagna elettorale.
È partito da una condizione di svantaggio quando si è trovato a fronteggiare la ben più nota Hillary Clinton per aggiudicarsi la nomina del Partito Democratico, inoltre ha dovuto affrontare il tema razziale che ha connotato, per un ovvio fattore biografico del senatore dell'Illinois e per il tentativo dei suoi avversari politici di renderlo un argomento di divisione tra la comunità bianca e quella nera, tutta la campagna elettorale, anche se in maniera più implicita che esplicita.

La sua è stata la campagna 2.0.
Ha selezionato argomenti inattaccabili e fondamentali per ogni cittadino americano prendendo in prestito il suo lessico da discorsi noti di Lincoln, il sedicesimo Presidente americano che abolì la schiavitù, e di Washington, il primo Presidente degli Stati Uniti, facendo frequenti riferimenti ai documenti fondanti della Nazione quali la Costituzione e la Dichiarazione d'Indipendenza. Obama ha svecchiato la comunicazione elettorale, è andato oltre il dibattito televisivo oramai obsoleto, ha puntato su Internet, sul Web e su di una fitta rete di Social Networking che gli hanno perfino concesso di rinunciare al finanziamento pubblico e di costruire, nonostante ciò, una campagna elettorale efficace, potente e vincente che ha contribuito a convincere anche gli elettori più diffidenti, i cosiddetti values voters; ha mosso masse di giovani afroamericani e non, che gli hanno infine aperto le porte della Casa Bianca portando a un cambiamento di portata epocale, non solo per l'America, ma per il Mondo intero.

Dunque è stato il binomio tradizione–innovazione la carta vincente di Barack Obama, che nei suoi discorsi, giudicati il meglio della retorica politica degli ultimi quarant'anni, ha saputo toccare le corde più sensibili, facendo perno su valori universalmente condivisi dal suo uditorio quali la libertà, la famiglia, l'unione, la religione.
Ha affrontato esplicitamente il tema difficile della razza nel suo Discorso del 18 marzo 2008 quando gli infuocati sermoni del Reverendo Wright rischiavano di mettere a repentaglio la sua nomination oramai alle porte; poi tale questione è diventata un elemento pulsante “sottotraccia” che nelle successive dichiarazioni è stato toccato solo in maniera indiretta.
Infine, nei gesti, nelle parole, è uscita allo scoperto tutta la reverenza di Obama nei confronti del suo predecessore e padre spirituale Abraham Lincoln. Dalla candidatura a Springfield all'arrivo a Washington, dopo l'elezione alla Casa Bianca, in treno partendo da Philadelphia e passando per Baltimora. Prestando giuramento sulla stessa Bibbia sulla quale giurò a suo tempo il Presidente che abolì la schiavitù. Nella critica condivisa alla Costituzione degli Stati Uniti portatrice consapevole di una contraddizione palese: essa affermava l'uguaglianza di tutti gli uomini e contemporaneamente ammetteva l'esistenza della condizione di schiavitù.
Nell'avvallare anch'egli la tesi che i Padri Fondatori diedero vita ad un nuovo “esperimento” democratico e che sono solo le generazioni, passate, presenti e future, le artefici del cambiamento.

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