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APPROFONDIMENTI

La famiglia di Hitler

29/10/2009

La famiglia di HitlerLa curiosità riguardo alla famiglia di Hitler nasce dal desiderio di conoscere le dinamiche della sua vita privata e di comprendere quanto esse abbiano influenzato la sua persona e il suo personaggio.

Da questo studio emerge un contesto familiare interessante: un padre alcolizzato e violento, spesso causa per il giovane Adolf di vergogna e frustrazione, una madre schiacciata dalla relazione col marito ed incapace di imporsi come coniuge e come genitrice ed un rapporto conflittuale con i fratellastri, Alois Jr. e Paula, che odiavano l’atteggiamento di ostilità e superiorità che Hitler nutriva verso di loro ed erano consapevoli della predilezione della madre per il futuro dittatore.

Anche i rapporti con gli altri parenti non erano del tutto schietti e sani: nota a tutti è la morbosa relazione che egli ebbe con la nipote Geli Raubal, considerata da molti - Hitler compreso - come il grande amore della sua vita.
Il suicidio della giovane, dovuto al totale controllo della sua vita da parte dello zio, cambiò per sempre l’esistenza del dittatore dando vita ad un forte irrigidimento della sfera sentimentale.

Una condizione questa che segnò il rapporto con Eva Braun.
La giovane ragazza di Monaco, che conobbe il Führer nel negozio dove lavorava come commessa, ebbe, a sua insaputa, un'immagine sempre subordinata a quella di Geli, ed era spesso messa in ridicolo pubblicamente dal suo amante a causa delle sue modeste origini.
Hitler infatti era solito soprannominarla Tschapperl, vale a dire “rozza ed ingenua” in dialetto bavarese.

Ma quello che colpisce è il periodo dell’infanzia, e della gioventù di Hitler.
È interessante vedere come già si delineasse il suo carattere attraverso gli insegnamenti ricevuti, le esperienze vissute in ambito domestico e quelle avute fuori dal “nido”.
Si può infatti intravedere dai suoi primi anni di vita la sua arroganza, la sua volontà, giocando o trovandosi con altri bambini, di prevalere ed assumere il ruolo di leader, ma anche il suo malessere e la sua frustrazione, soprattutto durante gli anni viennesi, davanti al rifiuto e al fallimento.

Particolare però il fatto che tutto questo si sia sviluppato parallelamente a quei sogni e a quei modi di fare tipici delle varie tappe della crescita di un individuo: amava, da bambino, giocare a fare il cow boy, coltivava, nell’adolescenza, il sogno di diventare un grande architetto e pittore e soffrì enormemente per la perdita della madre.

Uno studio quindi per vedere la crescita di Hitler e rintracciare in essa gli aspetti che poi lo portarono ad essere quel personaggio che lasciò una traccia indelebile nella Storia mondiale scrivendone alcune delle pagine più nere e nefaste.

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