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APPROFONDIMENTI

Regionali in Sardegna 2009: cosa è successo alla politica italiana?

20/05/2010

Regionali in Sardegna 2009: cosa è successo alla politica italiana?Il caso della Sardegna è esemplare per capire la nascita di nuovi partiti o movimenti ma anche il verificarsi di un diverso modo di fare politica che si sta mostrando oggi in tutta la nazione. Ognuno decide con chi correre. Una sfida tra due grandi partiti il PD contro il PDL, e un altro cambiamento in atto per la corsa alla guida della regione.
Il presidente uscente Renato Soru, dimesso a causa di incomprensioni interne al suo stesso movimento, non partito, Sardegna Democratica, viene sfidato non solo da quello che oggi è il nuovo presidente Ugo Cappellacci ma anche dal partito socialista, in passato alleato a Soru e i partiti indipendentisti Unidade Indipendentista da un lato, e Irs dall’altro.

Le regionali 2009, insomma, hanno visto un cambiamento repentino, i partiti del centro sinistra spostati a destra e si mostra anche la nascita di nuovi partiti. Caso esemplare per la Sardegna è il Partito sardo d’azione ( Psd’az), un partito “Nazionale”, fondato dopo la prima guerra mondiale da Emilio Lussu e altri veterani delle Brigate Sassarine. Nella sua storia ha avuto varie alleanze sempre con il centro sinistra, ma causa incomprensioni interne, e causa elezioni camera e senato con le quali si è candidato assieme a lega nord e Mpa, per queste regionali il Psd'Az si è presentato nella coalizione di centrodestra, guidata da Ugo Cappellacci contro Renato Soru. La decisione ha provocato dei malumori all'interno del partito, tanto da causare il distacco della corrente di minoranza, che ha appoggiato il centrosinistra di Soru con il nome di Rossomori.

È così è avvenuta la nascita di un nuovo partito, per nulla conosciuto e molto frainteso dagli elettori sardi, che si presenterà anche per le prossime provinciali (30-31 maggio del corrente anno). Un altro movimento emergente è Unidade indipendentista, che porta avanti una campagna del tutto diversa dai maggiori partiti interessati, e si porta all’attenzione dei sardi. E fondamentale è stato il caso Irs, movimento sempre più in voga per il popolo sardo che ha accresciuto la percentuale dei voti ottenuta. Insomma battaglia diversa dal solito, il presidente del consiglio, pronto ad incassare Battute e accuse da parte di un presidente regionale, una campagna breve e fredda e un voto disgiunto ovvero l’elettore può indicare un candidato alla presidenza ma preferire una lista che non è a lui collegata.

E ora cosa abbiamo? Il presidente è Ugo Cappellacci che è stato eletto per rappresentarci, un anno intero alla guida della regione Sardegna, a correggere gli errori del passato, a voltare pagina, come lui ha sostenuto durante la sua campagna elettorale: La Sardegna torna a Sorridere. Buffamente queste elezioni possono essere viste come un referendum, la cui domanda può essere intesa come: “Cambiare si? Cambiare no?” E’ una scelta tra programmi ma anche tra metodi con la contrapposizione evidente tra il decisionismo introdotto da Soru nel 2004 e il dialogo sorridente di Cappellacci.

Ma un referendum, soprattutto, tra due modelli opposti: uno è quello di Soru, che, pur basandosi sull’adesione convinta alla politica del Pd nazionale, punta tutto sul proprio carisma e sull’orgoglio autonomista dei sardi; l’altro è quello di Cappellacci, la cui vicinanza a Berlusconi è stata esibita e forse decisiva. Il benessere dei sardi è veramente l’obiettivo di questa campagna elettorale? Soru nel 2004 si autocandida definendosi a-partitico e per questo motivo suscitando le polemiche all’interno della coalizione di centro-sinistra, e si candida perciò con un movimento da lui ideato “Progetto Sardegna” definendosi in una parola amico dei sardi.

La maggioranza ha creduto in lui, rimanendo delusa oggi, negandogli la fiducia e accusandolo di non aver mantenuto le promesse candidandosi per le primarie con il Pd, entrando quindi, in un circolo di un partito nazionale, e se anche durante la sua campagna ad accompagnarlo e a fare da sfondo la musica sarda, e ad identificarlo un costante velluto sardo, non è stato considerato il difensore dei sardi bensì un despota tiranno, da coloro che lo hanno abbandonato andando a candidarsi poi con il Partito Socialista senza coalizioni, portando avanti una campagna contro il nemico Soru.

Sembrerebbe vedersi due contro uno, Socialisti e centro destra, contro Soru, che ha lottato in sua difesa e per la salvaguardia del territorio, senza rinunciare ai suoi progetti precedenti ricandidandosi perciò con lo stesso programma della scorsa legislazione, che sarà sempre causa d’accusa da parte del suo sfidante.
Il 51,90% ha scelto di andare verso una nuova direzione, lasciandosi alle spalle il passato, la maggioranza non ha perdonato gli errori e non ha visto di buon occhio le dimissioni ritenute un gesto di debolezza. E così dopo un anno Cappellacci è alla guida della Sardegna, Soru porta avanti un altro progetto, denominato Sardegna democratica, e i partiti indipendentisti continuano ognuno la propria marcia.

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