Skip to content
Tesionline

APPROFONDIMENTI

L’importanza dei rapporti con i Paesi in via di sviluppo per il consolidamento internazionale della Cina

17/06/2011

L’importanza dei rapporti con i Paesi in via di sviluppo per il consolidamento internazionale della CinaEsiste un sostanziale consensus tra gli analisti internazionali nel rilevare come nell’ultimo decennio si sia assistito ad un graduale consolidamento del ruolo della Repubblica Popolare cinese come attore di primo piano del sistema globale contemporaneo. Pechino, nel periodo 2000-2010, ha saputo mantenere una crescita media del PIL del 9,1% grazie anche ad un rinnovato attivismo in politica estera.
Se con i paesi Occidentali ha conservato un rapporto di pragmatica collaborazione fondato sul rispetto dello status quo sistemico e sulla preservazione di un sistema economico liberale (come dimostra l’adesione cinese al WTO nel 2002), nelle relazioni con i Paesi in via di Sviluppo, la Cina, è stata altrettanto abile ad attivare una fitta rete di relazioni diplomatiche, sia sul piano bilaterale che multilaterale 1.

Gli argomenti che hanno spinto la Repubblica Popolare a rafforzare le relazioni Sud-Sud sono molteplici. Uno dei più importanti è sicuramente legato alla necessità di mantenere una crescita economica sostenuta: seppure il regime comunista goda di un diffuso sostegno della base elettorale, gran parte della legittimità politica del Partito comunista dipende dall'innalzamento dei livelli di benessere pro capite. I rapporti con molti Paesi in via di Sviluppo rispondono a tale bisogno dato che assicurano abbondanza di materie prime che alimentano produzione e consumi interni, così come nuovi mercati di esportazione per i propri beni manufatti.
Inoltre, la crescente cooperazione tra la Cina e questi paesi assicura a Pechino un ampio supporto diplomatico nelle istituzioni internazionali, soprattutto su temi di cruciale interesse strategico per la RPC quali quelli riguardanti l’isola di Taiwan, il mancato rispetto dei diritti di proprietà o le accuse di violazione dei Diritti Umani. In diverse occasioni, infatti, i voti dei Paesi africani ed asiatici sono risultati decisivi nel negare l’autorizzazione della Commissione ONU dei Diritti Umani a procedere contro Pechino o per escludere Taiwan dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Difronte ai benefici ricavati dalla Cina, quali sono le ragioni che spingono i governi dei Paesi in via di Sviluppo a stringere accordi con Pechino?
In primo luogo, la RPC dispone di una enorme capacità creditizia: gli investimenti cinesi nei Paesi in via di Sviluppo, seppure ancora inferiori a quelli occidentali, crescono esponenzialmente di anno in anno e vengono diretti soprattutto verso la costruzione di infrastrutture pubbliche quali strade, scuole, ospedali. Se a questo aggiungiamo che la Repubblica popolare cinese è la prima potenza commerciale mondiale e che Pechino “sorvola” sul rispetto dei criteri di good governance o di ristrutturazione economica, si comprende come molti governi dei Paesi in via di sviluppo, democratici e non, nutrano grandi incentivi ad entrare nelle grazie del Partito Comunista.
In secondo luogo, una motivazione socio-politica: l’immagine dalla Cina che da paese vittima delle potenze imperialiste e della arretratezza economica ora siede al tavolo delle grandi potenze mondiali, rappresenta per molti leader dei Paesi in via di Sviluppo un concreto paradigma di successo. Nonostante diversi aspetti della politica estera di Pechino richiamino delle preoccupanti pratiche neo-mercantiliste (relazioni asimmetriche, divisione internazionale del lavoro, elevati costi di rottura), la Cina ha avuto un grande successo nel proporsi come alternativa credibile all'Occidente soprattutto perché ha saputo introdursi con destrezza e pragmatismo in realtà spesso dilaniate da decenni di programmi di sviluppo inefficienti e pretestuosi.

Alla cooperazione economica e finanziaria Pechino affianca anche una rinnovata enfasi sulla “solidarietà terzomondista”, una retorica che affonda le radici nei rapporti tra la Cina ed il Terzo Mondo degli anni Sessanta e che promuove la creazione di una società globale armonica e meno diseguale. Lo “storico legame” tra la RPC ed il Sud del mondo viene sovente richiamato in occasione degli incontri multilaterali regionali (FOCAC, EAS) o quando Pechino appoggia campagne internazionali sensibili per i Paesi in via di sviluppo quali la totale liberalizzazione dei mercati, la riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o la difesa del principio di non interferenza negli affari interni di un Paese sovrano.
Seppure a tali proclami retorici non seguano sempre gesta concrete, il crescente livello di fiducia registrato in diverse realtà africane ed asiatiche nei confronti della Cina (in minor misura in Medio Oriente o Sud America) dimostra che la strategia di “Pacifica Ascesa” adottata dal Partito Comunista agli inizi del nuovo millennio ha avuto, almeno finora, un'indiscussa fortuna: Pechino ha conquistato nuovi mercati ed alleati senza ricorrere a strumenti coercitivi.
Grazie anche al supporto del Sud del Mondo, la Repubblica Popolare si appresta a continuare il suo ambizioso piano di rafforzamento diplomatico e di espansione globale, ovvero accrescere la propria potenza nazionale2.


************

NOTE:

1. Data l’eterogeneità storica, politica, culturale nella definizione “Paesi in via di Sviluppo” è opportuno precisare che il criterio di classificazione include gli Stati in cui il reddito pro capite risulta inferiore a 9206 dollari l’anno. Vista la concentrazione geografica nell'Emisfero Sud del Pianeta di questi paesi talvolta si utilizza anche il termine “Sud del mondo” per associare le nazioni con indicatori di sviluppo medio-bassi rispetto all'Human Development Index.

2. Per “Pacifica Ascesa” si intende la dottrina diffusa dal Partito Comunista per definire gli obiettivi internazionali che la Cina avrebbe dovuto seguire durante la presidenza di Hu Jintao (2003). Lo scopo principale è aumentare il ruolo globale del paese attraverso un maggior coinvolgimento internazionale sul piano economico e diplomatico, ma escludendo il ricorso all'uso della forza come strumento di potenza.

Tesi dell'autore: