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I fondi comuni di investimento


I fondi comuni possono essere genericamente definiti come forme di investimento collettivo (o di gestione in monte del risparmio). Dal punto di vista giuridico, e anche sostanziale, il termine "comune" sta a indicare che il patrimonio ottenuto per somma dei conferimenti dei partecipanti è indiviso e che il fondo è una comunione indivisa di beni di cui ciascun partecipante è comproprietario per la quota versata.
La formula del fondo comune di investimento prevede che:
* il patrimonio è gestito da un’apposita società di gestione del risparmio (SGR)
* il patrimonio del fondo è distinto sia da quello della società di gestione, sia da quello dei partecipanti
* le quote di partecipazione al fondo comune hanno tutte uguale valore e eguali diritti, e sono rappresentate da certificati nominativi o al portatore
* la quota di partecipazione viene definita "passività di mercato" (concetto opposto a quello di "passività nominalistica") poiché il suo valore dipende dal valore di mercato del patrimonio del fondo (caso del fondo aperto) e dalla quotazione della quota nel mercato regolamentato (caso del fondo chiuso); in ogni caso la quota non costituisce una passività della società di gestione, se non nel senso particolare di obbligazione della stessa a fronte delle richieste di riscatto esercitate dai partecipanti a termine del regolamento.
* i fondi comuni si differenziano sia per la modalità di funzionamento (aperti e chiusi) sia per il tipo di bene oggetto dell’investimento collettivo (valori mobiliari o beni immobili)
Il fondo è "aperto" se il partecipante/sottoscrittore ha in ogni momento la facoltà di investire nel fondo (acquistando perciò quote di nuova emissione al prezzo corrente) o di disinvestire dal fondo stesso (esercitando il riscatto delle quote e ottenendo quindi in tempi brevi il controvalore monetario delle stesse, al prezzo corrente). Ne consegue che il patrimonio del fondo è variabile per effetto degli ingressi e delle uscite.
Viceversa, il fondo è "chiuso" se, trascorsa la sua fase costitutiva, non possono accedervi nuovi sottoscrittori/partecipanti, mentre quelli entrati hanno la facoltà di esercitare il riscatto non prima di una predefinita scadenza; in tal caso la liquidità della quota viene favorita dal fatto che questa è trasferibile e che il trasferimento può essere concretamente agevolato dalla quotazione stessa in un apposito mercato.
Nel sistema finanziario italiano, la forma del fondo comune di investimento aperto è quella più diffusa (pertanto faremo riferimento a questa forma)

Il funzionamento del fondo presuppone l’interazione di 4 soggetti:
1. il sottoscrittore, o partecipante al fondo
2. la società di gestione del risparmio, che investe in titoli e in altre attività finanziarie le somme versate dai partecipanti al fondo; essa inoltre –a titolo di mandatario e non di proprietario- provvede alla negoziazione (compravendita) dei valori mobiliari gestiti, all’esercizio dei diritti inerenti ai titoli, all’eventuale distribuzione dei proventi e a ogni altra attività di gestione.
3. la banca depositaria, che ha il compito di custodire il patrimonio del fondo e svolge compiti di accertamento della conformità delle operazioni della società di gestione rispetto alle norme vigenti e al regolamento del fondo.
4. il collocatore, che è il soggetto autorizzato a collocare le quote dei fondi presso il pubblico.
La combinazione fondo comune più società di gestione costituisce una forma di intermediazione poiché essa si interpone tra datori di fondi (investitori/sottoscrittori) e prenditori finali di risorse (le imprese emittenti); tale intermediazione ha in parte un ruolo sostitutivo dello scambio indiretto e diretti: si tratta di una modalità particolarmente di strutturata di scambio diretto assistito. Pertanto ci si trova di fronte a una forma di intermediazione "leggera" nel senso che non vi è formale interposizione di bilancio, ma tale intermediazione si realizza secondo un modello forte di negoziazione delegata che si caratterizza per la circostanza di utilizzare un tipo di delega talmente ampio –per così dire "totale"- da rendere il modello istituzionale nella sostanza molto simile e prossimo alla negoziazione in proprio.
Il processi produttivo della SGR ha per oggetto la gestione del portafoglio delle attività del fondo; le funzioni dell’intermediazione attuata sono:
-> trading: valutazione e selezione degli investimenti del fondo
-> negoziazione accentrata, acquisto e vendita di valori mobiliari per quantità unitarie rilevanti
-> trasformazione del rischio: il rendimento della quota è = al rendimento medio delle attività in portafoglio, mentre il suo rischio (misurato dalla volatilità del rendimento stesso) è inferiore alla media ponderata dei rischi delle singole attività del portafoglio
-> trasformazione delle scadenze e produzione di liquidità, la scadenza della quota è formalmente a vista e il riscatto può essere esercitato in ogni momento al prezzo corrente, mentre la scadenza media ponderata del fondo ha valori più o meno elevati (a seconda della composizione degli investimenti), la liquidabilità delle attività del fondo è molto elevata, dato che si tratta sempre di valori mobiliari quotati, ma essa subisce cmq rischi di prezzo variamente rilevanti a seconda della specifica attività finanziaria considerata.

Bilancio SGR: Lo Stato Patrimoniale della SGR evidenzia al passivo le consistenze dei mezzi propri, che dipendono dal numero dei fondi gestiti, e eventuali componenti di indebitamento.
All’attivo troviamo sia gli investimenti reali in attività materiali e immateriali (necessarie per il funzionamento della società), sia le attività finanziarie di proprietà (in genere titoli di Stato) acquisite con le disponibilità finanziarie (in genere mezzi propri) non utilizzate per gli investimenti reali.
Il Conto Economico evidenzia i proventi (derivanti dalle provvigioni di gestione pagate dal fondo comune alla SGR e dalle commissioni attive per l’emissione e il rimborso dei certificati) e gli oneri (prevalentemente di natura operativa: commissioni di intermediazione maturate dagli enti collocatori, costi informatici, remunerazione del personale impiegato, spese amministrative, pubblicità, consulenze, ammortamenti delle strutture, etc) dell’attività di gestione nel suo complesso.

Bilancio Fondo Comune. Il fondo comune non presenta un vero e proprio Stato Patrimoniale, bensì un rendiconto annuale contenente:
-> il prospetto di sintesi del patrimonio: cioè la situazione iniziale, quella finale e i movimenti nell’esercizio delle attività e delle passività, con l’indicazione del valore complessivo netto del fondo, del n° delle 1quote in circolazione, emesse e rimborsate nell’esercizio e il loro valore unitario; tale prospetto espone pure le provvigioni e gli oneri a carico del fondo; in sintesi evidenzia l’attività di gestione svolta e la performance conseguita.
-> i prospetti di ripartizione del portafoglio, secondo i mercati di contrattazione, i settori di attività economica e le valute di denominazione
-> l’elenco dei primi 50 titoli posseduti o tutti quelli che superano (singolarmente) lo 0.5 % del valore complessivo netto del fondo
Inoltre la normativa impone obblighi di trasparenza e informativa molto complessi e onerosi, a causa della loro analiticità e frequenza. In particolare occorre tenere presente:
-> il prospetto informativo, che espone tutte le informazioni necessarie per conoscere in dettaglio le caratteristiche dell’investimento proposto e il benchmark rispetto al quale quest’ultimo viene riscontrato, il regolamento del fondo, la società di gestione, i collocatori, la banca depositaria e la società di gestione incaricata.
-> la relazione semestrale, che di fatto ha gli stessi contenuti del rendiconto annuale.
-> il prospetto giornaliero, che illustra la situazione del fondo alla data
-> il calcolo e la pubblicazione giornaliera del valore della quota
Per quanto riguarda le componenti di reddito, questi valori sono indicati nella sezione reddituale del rendiconto annuale. I ricavi della gestione patrimoniale (cedole, dividendi, plusvalenze realizzate o maturate) e i relativi costi (perdite da realizzi, minusvalenze, oneri fiscali e oneri di gestione) sono direttamente imputati al fondo comune e vanno ad accrescere/diminuire il patrimonio del fondo.
Tratto da IL SISTEMA FINANZIARIO di Alessia Chiovaro
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