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Montaggio nell'avanguardia russa del cinema



In seguito alla rivoluzione d’Ottobre si verifica anche un ripensamento dell’arte e della funzionalità dell’autore. I registi sovietici innovatori riconoscono nell’attività di Lev Kuleshov una sorta di funzione pioneristica e fondante di tutto il percorso del cinema sovietico. Kuleshov compie alcuni esperimenti fondamentali sul montaggio cinematografico, ad esempio combinando il volto di un grande attore con l’inquadratura di una minestra o di una bara o di una bambina che gioca, mostrando come sia l’accostamento delle inquadrature, la correlazione visiva a produrre il senso delle immagini. Allievo di Kuleshov è Pudovkin secondo cui il montaggio è concepito in funzione della narrazione, come successione di elementi omogenei. Il montaggio può anche arricchire la narrazione con inserti analogici, capaci di istituire comparazioni significative. All’opposto della linea realistica di Pudovkin opera Sergej M. Ejzenstejn per cui l’arte non è una emanazione dello spirito, ma una pratica sociale capace di organizzare e veicolare stimoli, emozioni, idee e modi di pensare e di influenzare politicamente il pubblico. L’idea di Ejzenstein è quella del cine-pugno, funzionale ad un’opera d’arte che deve essere un trattore che ara a fondo la psiche dello spettatore. Nel suo saggio "Il montaggio delle attrazioni", Ejzenstein ipotizza spettacoli costituiti su una combinazione per contrasto di attrazioni, intese come momento aggressivo dello spettacolo capace di provocare una reazione psico-sensoriale nello spettatore in vista di una finale conclusione ideologica. Importanza fondamentale è attribuita al montaggio come momento essenziale della creazione filmica in quanto consente la trasformazione dinamica dei materiali in coerenti strutture comunicative ed espressive. L’accostamento di due inquadrature non deve avvenire per accumulazione e omogeneità, ma per contrasto, scontro, disomogeneità. Il montaggio è conflitto, un pensiero che trae origine dallo scontro di due pezzi, indipendenti l’uno dall’altro, secondo un principio drammatico. Il montaggio intellettuale è pensato da Ejzenstein come il vertice più altro delle possibilità del cinema.
Tratto da LA NASCITA DEL CINEMA di Marco Vincenzo Valerio
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