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La molteplicità dei punti di vista del cinema

La molteplicità dei punti di vista del cinema



La molteplicità dei punti di vista, che fonda il découpage classico della scena filmica, è senza dubbio il principio di base costitutivo di questi microcircuiti dell’identificazione del testo di superficie, è esso che rende possibile il gioco degli altri elementi; tuttavia, è abbastanza raro che a ogni cambiamento di piano corrisponda l’istituzione di un punto di vista nuovo, inedito, sulla scena: il più delle volte il découpage classico funziona sul ritorno di un certo numero di punti di vista, potendo essere assai numerosi i ritorni ad un medesimo punto di vista(ad esempio campo/controcampo).
Questa molteplicità di punti di vista si accompagna il più delle volte, nel cinema narrativo classico, a un gioco di variazioni sulla scala dei piani, che non a caso viene stabilità in riferimento all’inscrizione del corpo dell’attore nel quadro; questo gioco sulla scala dei piani, associato a quello della molteplicità dei punti di vista, consente nel découpage classico della scena una combinatoria assai fine, un’alternanza di distacco e riavvicinamento ai personaggi. In questi microcircuiti dell’identificazione nel cinema, gli sguardi sono sempre stati un vettore eminentemente privilegiato: il gioco degli sguardi regola un certo numero di figure di montaggio, al livello delle articolazioni minime, che sono al tempo stesso tra le più frequenti e tra le più codificate(raccordo di sguardo, campo/controcampo, ecc..). L’articolazione dello sguardo al desiderio e all’illusione, teorizzata da Lacan, predestinava lo sguardo a svolgere tale ruolo del tutto centrale in un’arte segnata dal duplice carattere di essere al tempo stesso un’arte del racconto(dunque delle metamorfosi del desiderio) e un’arte visuale(dunque un’arte dello sguardo); così il raccordo di sguardo è divenuto la figura emblematica dell’identificazione secondaria al cinema. L’analisi del processo di generazione dell’identificazione tramite i microcircuiti degli sguardi, e la loro articolazione tramite il montaggio, in un film narrativo deriva senza alcun dubbio da una teorizzazione molto più sottile in cui il raccordo di sguardo, anche se esso designa un punto limite, un cortocircuito tra identificazione primaria e secondaria, non svolgerebbe finalmente che un ruolo del tutto specifico, troppo particolare per essere esemplare.

Tratto da ESTETICA DEL FILM di Nicola Giuseppe Scelsi
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