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Sequenze e regia di "Sentieri selvaggi" di Ford



"Sentieri selvaggi" (1956) è il canto del cigno del cinema hollywoodiano classico, e in specie del western, che tenta di traghettare verso le nuove tendenze. È opportuno parlare di “episodi” come macrosequenze narrative, e di “sequenze” come unità spazio-temporali; tra le “tracce grafiche” di un film spiccano i titoli di testa, che nel cinema hollywoodiano evidenziano protagonista (all’inizio) e regista (alla fine), e la continuità di quest’ultimo con la scritta “Texas 1868” esprime la rilevanza del ruolo di John Ford; l’inquadratura iniziale parte dall’interno buio della casa, su cui si apre il quadrato luminoso della porta, e poi la macchina si sposta verso l’esterno con un movimento opposto a quello dell’inquadratura finale, che definisce la circolarità del film e il suo essere una serie di “viaggi circolari” e “falsi movimenti”; la sequenza ha come seconda inquadratura una mezza figura della donna (prima di spalle), e poi, con una nuova inversione di campo, un campo lungo con le due montagne agli estremi e una figura umana che si avvicina al centro, in una soggettiva definita dall’inquadratura precedente; una nuova inversione provvede a un arricchimento progressivo dell’inquadratura, in cui entra da sinistra una persona, e poi un’inquadratura laterale che ritrae 4 personaggi, un “totale” (contenente tutti i personaggi narrativamente importanti) in cui entra un quinto personaggio, e poi una nuova inquadratura della bambina con bambola e cane, da un punto di vista nuovo e in figura intera; il cavaliere si avvicina alla macchina da presa, e dopo un’inquadratura che lo definisce “zio Ethan” nella frase della nipote lo si reinquadra, e segue un’inquadratura frontale della fattoria che include il cavaliere nella famiglia, come soggetto più vicino alla macchina che la riunifica facendo poi rientrare tutti dentro; si ha quindi una dissolvenza incrociata all’interno della fattoria, con una cesura temporale ridotta ma spaziale netta e una nuova sequenza narrativa (il riconoscimento dei familiari da parte di Ethan) definita dal testo cinematografico stesso.

Tratto da SEMIOLOGIA DEL CINEMA di Massimiliano Rubbi
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