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Natalia Ginzburg e gli incontri con Cesare Pavese, Umberto Saba E Beppe Fenoglio

Natalia Ginzburg e Cesare Pavese


Il personaggio di Cesare Pavese può essere rapportato a quello di Natalia Ginzburg non solo relativamente al legame di amicizia che si era instaurato tra i due. Cesare Pavese, infatti, sceglie la letteratura come: "schermo metaforico della sua condizione esistenziale" cercando così in essa la risoluzione dei suoi conflitti interiori, mentre la Ginzburg utilizza la letteratura per uscire da quel mondo, fatto di privazioni e rappresentato dal periodo fascista, che la costrinse anche a negare la sua identità (quando scrisse "La strada che va in città" come Alessandra Tornimparte).

Il tema della solitudine, affrontato dalla Ginzburg, lo si ritrova anche in Cesare Pavese per quella sua esistenza segnata fin dall'inizio da un disperato bisogno d'amore, da una ricerca di apertura verso gli altri, verso il mondo; destino di amarezza e di disperata sconfitta.
I romanzi "Il carcere" e "Paesi tuoi" sono le prime prove di un realismo simbolico, autobiografico, che evidenzia temi che poi saranno tipici di tutta l'opera di Pavese.
Onnipresente il tema della campagna vissuta come mito innocente e selvaggio di un mondo dell'infanzia ancora incontaminato e, soprattutto nelle opere del dopoguerra, la problematica sociale e psicologica arricchita dal superamento del tono idilliaco delle prime opere.
Importante nella vita di entrambi è l'esperienza della traduzione; per Pavese "Il nostro signor Wrenn" di Sinclair Lewis rappresenta l'inizio del suo mestiere di traduttore, attraverso il quale egli esprime la sua esigenza di rompere lo schema delle retoriche nazionalistiche e aprire a sé e agli altri nuovi orizzonti culturali; per Natalia Ginzburg "La strada di Swann" di Proust, prima parte di "Alla ricerca del tempo perduto" libro molto conosciuto nella sua famiglia che amava particolarmente Proust.
Ed è proprio la Ginzburg a ricordare Pavese nel suo "Ritratto di un amico" dove, benché l'amico in questione non venga mai nominato, sono chiaramente riconoscibili i tratti di Pavese. La sua morte, per suicidio, rappresenta la fine, simbolica, di tante speranze, illusioni, e quindi il confronto con la realtà vera degli anni cinquanta, una realtà culturale difficile. A proposito della sua morte, in "Lessico famigliare" leggiamo: "…Non aveva in fondo, per uccidersi, alcun motivo reale. Ma compose insieme più motivi e ne calcolò la somma […]. Lui tuttavia non amava la vita, e quel suo guardare oltre la sua propria morte non era amore per la vita, ma un pronto calcolo di circostanze, perché nulla, nemmeno dopo morto, potesse coglierlo di sorpresa".
La Ginzburg lo descrive come una persona prudente, astuta, calcolatrice e intelligente che non sopportava gli imprevisti, e che, con molto impegno, si dedicava al suo lavoro alla casa editrice.
La casa editrice è la Einaudi che diventa punto di incontro per giovani autori, il cui ambiente e personaggi saranno descritti molto bene dalla Ginzburg in "Lessico famigliare".
Opera importante di Pavese è "Il mestiere di vivere" che mostra la progressione della sua ricerca umana e letteraria.


Natalia Ginzburg e Umberto Saba


Umberto Saba è di origine triestina come lo era il padre di Natalia Ginzburg. Anche lui fu vittima delle leggi razziali, perché ebreo, e fu costretto a rifugiarsi prima a Parigi e poi a Firenze dove fu protetto dagli intellettuali antifascisti.

La sua poesia presenta caratteri mitteleuropei e fin dall'inizio i testi si dispongono dinamicamente in un flusso continuo, parallelo a quello della sua esistenza che cercò sempre di specchiarsi nella pagina scritta o di riconoscere come proprie le "verità" della letteratura. Questo lo accomuna alla Ginzburg e al suo modo di scrivere, cioè quello di raccontare l'esistenza propria e degli altri in un flusso continuo di eventi che la portano inevitabilmente a scavare in se stessa.

In Saba le vicende del soggetto si appellano al mondo come contesto; questo fa sì che la sua poesia si caratterizzi come un intreccio costante di lirismo e racconto, le parole e le immagini che utilizza sono spesso tipiche della poesia lirica e Saba le forza in costruzioni ritmiche aspre. Tutto questo porta alla luce una materia autobiografica densa e angosciata. Quel senso di autobiografia che, se così si può dire, la Ginzburg ha sempre cercato di rifuggire, parlando degli altri ma non manifestando apertamente i propri sentimenti e lasciando che fossero i suoi lettori a interpretarli.


Natalia Ginzburg e Beppe Fenoglio


Anche lui originario della provincia di Cuneo, alla pari di Cesare Pavese, ha, come lui una forte passione per la lingua e la letteratura inglese e americana (Shakespeare, James, Coleridge) al punto di scrivere autotraducendosi dall'inglese, nello sforzo di ottenere la massima fluidità. Lo dimostra nel romanzo "Il partigiano Johnny", pubblicato postumo, che rievoca il passaggio alla resistenza dopo l'armistizio.
Per quanto riguarda la politica, però, a differenza di Pavese che cercò di tenersi lontano da quella vita ma finì per esserne coinvolto da una donna e fu spedito al confino, Fenoglio è attivo e si arruola tra i partigiani.

Condivide con la Ginzburg i sentimenti di quell'epoca, oppressa dal fascismo, in cui la libertà dell'uomo veniva negata, e ciò lo dimostra il fatto che i suoi genitori, come il padre, i fratelli e il marito della Ginzburg furono arrestati dai fascisti.
Fenoglio, nei suoi libri, descrive, con vivo senso poetico, l'Italia delle campagne (sono le colline delle Langhe le vere protagoniste in "La malora", storia di una famiglia contadina votata a un destino di miseria e infelicità), l'Italia della guerra e quella del dopoguerra. Il suo stile è asciutto, tagliente e presenta una notevole schiettezza; quello della Ginzburg è nitido e sommesso, con frasi che colpiscono il lettore come un frustata.
L'accoglienza della casa editrice Einaudi per un autore come Fenoglio non sarà delle migliori: diversi suoi racconti saranno rifiutati e "La malora" non riceverà un'accoglienza piacevole. Cosa che rispecchia, in parte, anche la situazione attuale in cui Fenoglio stenta ad essere riconosciuto come grande autore.
Tratto da NATALIA GINZBURG di Annamaria Martinolli
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