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La nascita della Costituzione Italiana


Dopo le elezioni per la Costituente, democristiani, comunisti e socialisti continuavano a governare insieme. Si accordarono sulle elezioni del primo e provvisorio presidente della repubblica, Enrico De Nicola, e diedero vita al secondo governo De Gasperi, fondato sull’accordo dei tre partiti di massa. Alla fine del ’46 erano delineati in seno al PSIUP due fazioni: quella guidata da Nenni e quella guidata da Saragat. Nel Gennaio ’47 i seguaci di Saragat decisero di abbandonare il PSIUP, che riassunse il nome di PSI, e si riunirono per formare il PSLI (Partito Socialista dei Lavoratori Italiani) che qualche anno più tardi divenne il PSDI (Partito SocialDemocratico Italiano). A questo punto De Gasperi formò un governo di soli democristiani; si chiudeva così, con i cattolici al potere e le sinistre all’opposizione, la fase collaborativa dei tre partiti di massa.

L’assemblea costituente concluse i suoi lavori il 22 Dicembre ’47. Il testo Costituzionale entrò in vigore il 1 Gennaio ’48, dando vita a un sistema parlamentare col Governo responsabile di fronte a 2 camere titolari del potere legislativo e incaricate  di scegliere - in seduta congiunta - un capo dello stato con mandato settennale. Era inoltre previsto che un consiglio superiore della magistratura garantisse l’autonomia dell’ordine giudiziario, e che una Corte Costituzionale vigilasse sulla conformità delle leggi alla Costituzione e che le leggi stesse potessero essere poste a referendum abrogativo.
Lo scontro più clamoroso si verificò nel Marzo ’47 quando si discusse la proposta democristiana di inserire nella Costituzione un articolo (art.7) in cui si stabiliva che i rapporti tra stato e chiesa erano stati regolati dal concordato stipulato nel ’29 tra la Santa Sede e il governo fascista. All’ultimo momento, con una decisione che destò non poco scalpore, Togliatti annunciò il voto favorevole del PCI: l’art. 7 fu così approvato.
Tratto da PICCOLO BIGNAMI DI STORIA CONTEMPORANEA di Marco Cappuccini
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