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Il sociale nella mente


Wundt è uno dei fondatori della psicologia sociale e ha avviato il primo laboratorio di psicologia sperimentale. Egli era convinto che solo i processi psicologici elementari potessero essere studiati a livello individuale, mentre per i processi mentali superiore occorresse tener conto del contesto storico e culturale in cui si realizzano, dal momento che si manifestano concretamente in quanto strumenti di relazione sociale.

Nel corso del Novecento lo sviluppo delle scienze umane ha costantemente oscillato tra l'ideale conoscitivo cui tendono le scienze naturali (ovvero raggiungere una conoscenza oggettiva del mondo, fatta di leggi universalmente valide) e la consapevolezza che il proprio oggetto di studio, ovvero il comportamento umano, può essere compreso solo come fenomeno storicamente determinato.
Nel caso della conoscenza del mondo umano, il soggetto che conosce non è indipendente dall'oggetto di conoscenza poiché è egli stesso parte del mondo che si propone di conoscere. Questo significa che le interferenze soggettive sono alte e che la conoscenza del mondo umano non è un progressivo avvicinamento a una verità ma è un incessante processo di organizzazione/interpretazione/assegnazione di significato alla realtà.

Il processo di assegnazione di significato non avviene individualmente ma collettivamente perché l'individuo attua tenendosi in costante contatto con i suoi simili.
La dimensione sociale si può considerare come un elemento costitutivo della mente umana che risulta strutturata in funzione delle dinamiche di confronto sociale a partire dal primo momento (che è la conoscenza del mondo).

Mead segue gli insegnamenti di Wundt concettualizzò la mente come un processo sociale perché è strutturata come incessante scambio di simboli significanti e dunque come il risultato dell'interazione con i propri simili, mediata dal linguaggio. Questo approccio di Mead è noto come interazionismo simbolico.

La mente emerge nella comunicazione grazie al supporto del linguaggio.
La conoscenza del mondo per l'essere umano è fondata sull' attribuzione di significati agli eventi, è un processo sociale in quanto presuppone sempre un altro con il quale il significato è condiviso e negoziato.
Le relazioni sono in grado di orientare il modo in cui le nostre rappresentazioni del mondo sono prodotte e integrate in un tutto dotato di senso. Questa capacità ha costituito un vantaggio per la specie umana.
L' abilità di percepire gli stati d'animo e le intenzioni dei propri simili ha permesso di sviluppare le attività collaborative fondate su rappresentazioni elaborate collettivamente e su progettualità condivise.
Posto che la conoscenza del mondo è un'impresa collettiva e la mente è il risultato dello scambio di simboli con i nostri simili, il tema centrale è la comunicazione per la comprensione dei processi psicologici e del comportamento umano, l'oggetto della psicologia sociale diventa il modo in cui gli individui si scambiano informazioni sul mondo, confrontando e integrando i rispettivi punti di vista.

Negli anni Ottanta si sviluppa la psicologia culturale, un approccio che valorizza la dimensione sociale dei processi psicologici. Questo filone si distingue per:
• L'idea che i processi psicologici e la mente sono strutturati (e non influenzati) dalle interazioni sociali e dalla cultura. La vera sostanza dei processi psicologici consiste in procedure di assegnazione di senso alla realtà. Il rapporto tra persone e realtà esterna è mediato da strumenti culturali (come il linguaggio, le idee, i valori, i simboli, gli oggetti, …) e la mente può operare attraverso questi strumenti culturali.
• La cultura non è un insieme statico e definito di strumenti che ciascuno eredita e introietta passivamente, ma è un processo di continua verifica e riadattamento degli strumenti nella pratica quotidiana in un'incessante negoziazione con gli altri. La vera natura della cultura e il suo potenziale di strutturazione della mente vanno ricercati nei momenti di transizione/negoziazione/ scambio tra culture e non nelle caratteristiche di ciascuna cultura. Una intercultura è un percorso di ibridazione e di scambio. La mente umana è dialogica, strutturata dalle pratiche discorsive.

Negli anni Settanta inizia una crisi della psicologia sociale dove vengono criticati l'individualismo (proprio dell'approccio cognitivista, questa critica viene mossa per rivalutare la dimensione sociale per porre attenzione al contesto in cui i processi psicologici si realizzano) e la predilezione per le procedure di laboratorio (perché esse presentano il grave inconveniente di perdere il contatto con i contesti e con la complessità della vita reale). Queste critiche hanno portato alla maggiore sensibilità in psicologia sociale verso temi come la comunicazione e la costituzione sociale della conoscenza e gli esperimenti di laboratorio sono stati affiancati da partiche di ricerca a maggior valenza ecologica (vale a dire capace di studiare i fenomeni nel loro contesto di svolgimento reale).
La ricerca si è sempre più concentrata sui modi in cui attraverso la comunicazione si realizza la strutturazione sociale nei processi psicologici, questi modi sono il linguaggio, la conversazione, … elaborati da uno specifico gruppo umano.
Questa posizione critica si esprime con livelli diversi di radicalità, la visione più radicale elimina la necessità di riferirsi ai fenomeni mentali separati da quelli sociali e considera l'individuo come determinato dalle condizioni esterne in cui opera, gli approcci meno radicali valorizzano il ruolo dei processi sociali nella produzione dei contenuti della mente e non rinunciano a considerare la mente come un'entità autonomamente valida.

Tratto da PSICOLOGIA SOCIALE di Emma Lampa
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