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L'incontro tra persone


La presenza simultaneo di più individui non assicura un incontro interpersonale. Di seguito vengono riportati 3 esempi di incontri interpersonali mancati.

Esempio 1
Piero spara all'uomo con la divisa di un altro colore. Il protagonista ha riconosciuto nell'altro un appartenete alla categoria sociale dei nemici (da cui ci si può aspettare solo ostilità). La consapevolezza dell'esistenza di una lotta tra il proprio gruppo e quello della persona intravista si è tradotta in un'azione violenta, giustificata come autodifesa necessaria. La dimensione della relazioni tra gruppi è diventata saliente, oscurando ogni altra considerazione sulla persona che si ha davanti poiché l'aspettativa sociale ha generato un pregiudizio. Nell'esempio di Piero possiamo trovare due aspetti:

• L' aspetto di gruppo poiché il comportamento di Piero è un comportamento intergruppi

Per spiegare l'aspetto di gruppo studiamo l'esperimento di Sherif condotto su un campo estivo con la partecipazione di ragazzi di 12 anni simili tra loro per ceto/religione/livello di scolarità. L'esperimento durò 18 giorni in un luogo isolato ed è suddiviso in 4 fasi: nella prima fase si osservò lo sviluppo delle amicizie personali favorito da attività che coinvolgevano tutti i partecipanti; nella seconda fase i ricercatori imposero la creazione di due gruppi (separando i ragazzi che avevano stretto amicizia), in questa fase si osservò che i partecipanti iniziarono a mostrare predilezione per la compagnia dei componenti ( ingroup); nella terza fase i due gruppi vennero fatti entrare in competizione ma l'ostilità si prolungava sfociando anche in aggressività e fu necessario il debriefing (= intervento psicologico-clinico strutturato e di gruppo, condotto da uno psicologo esperto di situazioni di emergenza, che si tiene a seguito di un avvenimento potenzialmente traumatico, allo scopo di eliminare o alleviare le conseguenze emotive spesso generate da questo tipo di esperienze); nella quarta fase i due gruppi furono sciolti e i membri dovettero partecipare come un unico gruppo ad attività comuni. 

L'obiettivo dell'esperimento era quello di studiare le diverse fasi con cui si struttura il sistema di relazioni sociali (nascita di preferenze personali, formazione dei gruppi, sviluppo del conflitto tra i gruppi, possibilità di riduzione del conflitto). 
I risultati dell'esperimento furono: 
1. nella prima fase si crearono gruppi amicali omogenei per interessi/preferenze; 
2. la seconda fase aveva fatto emergere lo sviluppo nei due gruppi di struttura di ruoli/coesione intragruppo/norme di gruppo; 
3. la terza fase aveva generato aumento della coesione intragruppo/comportamenti di ostilità/sviluppo di stereotipi negativi verso l'altro gruppo; 
4. la quarta e ultima fase aveva permesso la diminuzione dell'ostilità diretta intergruppi ma rimaneva l'ostilità indiretta.

• L' aspetto di autorità poiché Piero ha obbedito a un ordine. 

Per spiegare l'aspetto di autorità studiamo l'esperimento di Milgram dove reclutava, tramite annuncio sul giornale, persone tra i 20 e i 50 anni maschi di diversa estrazione sociale e fu detto loro che avrebbero partecipato a una ricerca con lo scopo di comprendere come le punizioni possono influenzare l'apprendimento. I partecipanti a questo esperimento erano lo sperimentatore, l'insegnante (soggetto ignaro) e l'allievo (complice che finge di soffrire). Inizialmente lo sperimentatore familiarizza con il soggetto ignaro e lo fa incontrare con il complice. L'insegnante viene posto davanti a un quadro di controllo con le leve per dare le scosse ogni volta che l'allievo sbagliava l'associazione delle parole. L'allievo essendo complice fingeva di provare dolore ogni volta che l'insegnante dava la scossa e lo sperimentatore doveva incoraggiare l'insegnante a continuare perché è l'esperimento che lo richiede e che non ha altra scelta. Solo a conclusione dell'esperimento i partecipanti sono informati che la vittima non ha subito nessuna scossa. Contrariamente alle aspettative i risultati mostrano che chi è sottoposto a un ordine ricevuto da un autorità spesso ha difficoltà a disubbidire e per questo il 65% dei partecipanti continuava a somministrare scosse crescenti senza ascoltare proteste e lamenti. La persona con cui si interagiva (alunno) diventava meno importante dell'obbligo di obbedire a un'autorità.

Esempio 2
Giuseppe è a un tavolo del ristorante e chiama un cameriere con un cenno. In questo caso Giuseppe non ha interagito con la persona ma con il ruolo che l'altro ricopre nella situazione sociale del ristorante (cameriere). Anche in questo esempio anche se due persone si sono incontrare i loro comportamenti seguono una schema prefissato e sono definiti comportamenti scriptati, dove la situazione si svolge seguendo una sequenza schematica di azioni prefissate (=script). Il riferimento qui è a Goffman e alla sua teoria della metafora drammaturgica per cui la vita quotidiana è una recita teatrale in cui ognuno interpreta la propria parte.

Esempio 3
Federico insulta un ragazzo che indossa una sciarpa di un'altra squadra, chiamandolo con il nome di un animale repellente (verme) assumendo un comportamento di disumanizzazione (= privare una persona delle sue caratteristiche umane). 
 
Questi 3 esempi mostrano come il semplice fatto che due persone siano presenti nello stesso ambiente non si trasforma immediatamente in un incontro interpersonale vero e proprio, c'è bisogno che si realizzino alcune condizioni sociali e psicologiche affinché la presenza di due individui in uno stesso ambiente si trasformi in un incontro interpersonale, cioè in una situazione in cui ognuno considera l'altro come persona.
L'incontro interpersonale è una situazione sociale in cui un IO incontra un TU (due individui entrano in relazione tra loro con pari dignità, ognuno con la sua unicità e specificità). È una situazione che si realizza nella cerchia delle relazioni intime (= scambi calorosi/significativi) poiché nelle relazioni intime l'altro è considerato come persona.
Tratto da PSICOLOGIA SOCIALE di Emma Lampa
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