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Principali avanzamenti scientifici nell'assessment degli ultimi 50 anni


Nel tempo si affinano gli strumenti, sempre più standardizzati → utilità di disporre di strumenti standardizzati capaci di rilevare sia il livello generale di psicopatologia, sia la presenza di specifici disturbi.
Disposizione di strumenti con versioni parallele per bambini, genitori e insegnanti ( Achenbach ed Edelbrock, negli Usa e di Rutter in UK).
Sviluppo di strumenti capaci di rilevare il funzionamento familiare e dinamiche ( Brown e Rutter, 1966)
Sviluppo di situazioni “stimolo” standardizzate come la “Strange Situation” ( Ainsworth et al, 1978).
Sviluppo di scale di misurazione del livello intellettivo.

Principali avanzamenti scientifici negli ultimi 50 anni

Non si parlava ancora di classificazione dei disturbi mentali.
Diagnosi e classificazione dei disturbi intorno al 1950, la classificazione dei disturbi mentali era estremamente limitata, Robinson e il Washington University group ( Feighner et al, 1972; Robins e Guze, 1970) hanno guidato una rivoluzione di pensiero su questo tema, proponendo distinzioni diagnostiche, strumenti di misurazione standardizzati e mostrando come la validità di queste etichette diagnostiche potesse essere messa alla prova.
All’inizio lo sforzo riguardò solo i disturbi degli adulti, poi anche quelli infantili ( Cantwell, 1988; Rutter, 1965). Si arriva oggi al DSM-V e all’ ICD-10.

Si inizia alla fine degli anni ’50 a capire quanto le influenze psicosociali, il contesto di vita del bambino influisce sullo sviluppo di certi disturbi e così anche gli eventi di vita.
• Eventi di vita negativi (Brown & Harris, 1989)
• Divorzi (Hetherington, 1989)
• Relazioni di vicinanza (Harlow & Harlow, 1965 – esperimento con scimmie rhesus)
• Scuola (Rutter et al, 1969)
• Sistemi sociali (Bronfenbrenner, 1979)

Ben presto fu chiaro che la direzione causale non andava solo dall’ambiente verso il bambino, ma anche in direzione opposta → influenza del bambino sulle interazioni familiari ( Bell, 1968) e più in generale sulle influenze ambientali.
Viene data importanza al temperamento ed anche alle competenze cognitive, infatti più sono alte, maggiore è la risposta al trattamento.
Si parla oggi di mentalizzazione che possono essere alla base di molti disturbi psichiatrici in età evolutiva.
Si pone sempre più attenzione anche alle basi neurali grazie alle tecniche di neuroimaging, ed alla base genetica. Nonché ci si rende conto dell’importanza di tutti questi fattori.
Non si sa in che percentuale incide un fattore rispetto ad un altro, quel che è certo è che l’interazione determina il disturbo.

Gli studi sui gemelli e sui soggetti adottati hanno evidenziato l’ importanza dei fattori genetici, inducendo per molto tempo ad una sottovalutazione di quelli ambientali ( “evangelismo genetico”, Rutter, 2008).
Oggi non ci si chiede più se l’origine dei disturbi sia tutta ambientale o genetica: la dialettica tra genetica e ambiente è oggi essenziale per la comprensione dei disturbi mentali, se è vero che il genoma influenza certamente il comportamento, è altrettanto vero che l’ambiente influenza l’espressione del genoma ( Rutter, Moffit e Caspi, 2006).
L’importanza dell’interazione dei fattori ci fa capire che ogni soggetto è il prodotto di tutto ciò che gli sta intorno sia in termini positivi che negativi, importanza del contesto in ambito biologico, genetico, sociale, economico ecc.

Avanzamenti anche sul piano tecnologico e della strumentazione, maggiore comprensione della struttura e funzionamento cerebrale grazie alla risonanza magnetica, elettroencefalogramma ecc.

Introduzione di studi controllati randomizzati che oggi sono alla base di ogni ricerca.

Negli ultimi 50 anni in termini di trattamenti psicologici e farmacologici si assiste a numerosi cambiamenti, da quella che era un impronta psicoanalitica (ancora presenti in qualche modo oggi), teorie e ai modelli psicoanalitici fondati sul conflitto interno, sul passato e su un generico concetto di terapia “supportiva”, si affiancarono ben presto quelli comportamentali a breve termine e fondati sulla tecnica, molto più efficaci per alcuni disturbi perché funzionano in modo diversi. Si sono così creati trattamenti a breve termine, l’attenzione è sempre più sul qui ed ora, che va certo contestualizzato, ma risolto nel più breve tempo possibile. Reid e Shyne, 1969 hanno dimostrato che i metodi psicoterapici a breve termine erano più efficaci di quelli realizzati in un tempo indefinito.

Primi interventi basati sul problemsolving →  Psicologi e psichiatri hanno iniziato a riconoscere l’importante ruolo dei processi cognitivi e a sviluppare metodi di tipo cognitivista; i comportamentisti, invece, hanno iniziato ad interessarsi anche ai processi di pensiero e alle esperienze passate.

La terapia familiare e la teoria dell’attaccamento hanno dato maggiore attenzione al qui ed ora delle interazioni sociali e del comportamento problematico (Holmes, 2001)

Date le molte influenze sullo sviluppo di disturbi mentali è irrealistico pensare che un singolo approccio clinico possa essere adeguato per ogni paziente
È necessario lavorare per una maggiore integrazione tra psichiatri/psicologi del bambino e psichiatri/psicologi dell’adulto

Non sempre è necessario l’intervento clinico specialistico: molti problemi dell’età evolutiva possono (e devono) essere gestiti ad un livello di cure primario.

L’interazione tra ricerca e pratica clinica è indispensabile

L’EMB oggi dice che gli interventi devono essere evidence-based, per questo sono state prodotte anche linee guida.

Gli interventi farmacologici si sono evoluti di pari passo con gli studi fatti.
50 anni fa, gli unici farmaci utilizzati per i bambini erano quelli per il trattamento dell’iperattività, mentre per gli adulti erano disponibili solo alcune categorie di neurolettici. Non erano ancora “nati” né antidepressivi né ansiolitici.
Le ricerche sui neurotrasmettitori hanno rivoluzionato la comprensione dell’effetto del farmaco, con la possibilità di ampliare il loro utilizzo.
Ancora oggi, a fronte di un maggiore utilizzo, sono estremamente limitate le conoscenze rispetto ai benefici e agli effetti collaterali che alcuni farmaci hanno sui bambini.
Per alcuni disturbi non vi sono ancora trattamenti farmacologici soddisfacenti: ad esempio, i disturbi dello spettro autistico, i disturbi della condotta, o di abuso di sostanze.

L’uso dei farmaci negli USA è decisamente maggiore rispetto a quello in UK. Sempre alla luce della multidisciplinarità è importante conoscere gli psicofarmaci.
In generale l’efficacia degli psicofarmaci in età evolutiva è limitata, studi dimostrano l’assoluta inefficacia in certi casi ed il danno che porta sui bambini a livello di effetto collaterali e sottolineano l’efficacia della terapia psicologica rispetto agli psicofarmaci.

I bambini rispetto agli adulti infatti hanno grande possibilità di andare incontro a remissione spontanea, rispetto all’adulto.

Molto importante è seguire le fasi di sviluppo del bambino, questo consente di capire se un determinato comportamento può essere età specifico non patologizzato.
Spesso col passare del tempo il comportamento si evolve in quanto tipico di una certa fase di età.

Le fasi si collocano lungo un continuum e si distinguono in:
1. PRIMA INFANZIA: primi 2 anni di vita
2. SECONDA INFANZIA: acceso a scuola (circa 5 anni) fino agli 11 anni
3. ADOLESCENZA: periodo di passaggio e sviluppo durate il quale i bambini maturano e diventano adulti in grado di riprodursi
4. VITA ADULTA E TARDA ETÀ
Tratto da PSICOPATOLOGIA DELL'ETÀ EVOLUTIVA di Veronica Rossi
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