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Cinema di Nanni Moretti come diario generazionale


La generazione post-sessantottina trova il suo eroe eponimo in Michele Apicella, alterego del regista in 6 lungometraggi, sempre interpretato dal regista e con vita diversa. Attraverso questo personaggio passano tutte le speranze deluse ed i luoghi comuni di cui si è nutrita la nuova generazione di piccolo borghesi. Nanni Moretti capta il percorso terminale delle speranze di costruire una cultura alternativa. In Palombella Rossa (1989) un giocatore di pallanuoto durante un attacco di amnesia non ricorda il suo passato ma ricorda solo di essere comunista. Moretti stabilisce un patto autobiografico forte con il suo pubblico, di rappresentare la confusione e le contraddizioni di una nuova generazione. Il modo di girare è approssimativo in quanto il regista è autodidatta e ipernarcisista; non cerca mai di spingersi oltre l’osservazione della quotidianità esplorando i luoghi simbolo della borghesia che eleva a forma di mito nell’accettazione della sua condizione piccolo borghese. “Moretti arriva al capolinea delle speranze… è la nostra coscienza infelice”. Negli anni Novanta raggiunge nuove profondità con Caro Diario 1993 Aprile 1998 e La stanza del figlio 2001. Il regista col tempo sembra aver migliorato le proprie capacità registiche eliminando ogni elemento superfluo rendendo ancora più naturale il suo modo di filmare.
Tratto da STORIA DEL CINEMA ITALIANO di Asia Marta Muci
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