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Storia della cultura della comunicazione

Gli studi sulla comunicazione nascono già alla fine del ‘700, anche se non sono ancora sistematici.
E’ il ‘900 il secolo in cui questi matureranno; Carey, esponente dei Cultural Studies americani, afferma che la realtà è portata all’esistenza in quanto rappresentata dalla comunicazione. 
Hall riflette sulla comunicazione come processo reso possibile dalla cultura; la cultura è comunicazione, è linguaggio che si articola in tutti i mezzi che abbiamo a disposizione.
Watzlawick, esponente della Scuola di Paolo Alto,fissa gli assiomi della comunicazione umana come comportamento, sostiene l’impossibilità di non comunicare e che la comunicazione si attua in modi verbali e non verbali; per Mc Luhan “il medium è il messaggio” considera quantità e qualità dei contenuti, gli effetti psico-sociali, storico-culturali indotti dal mezzo;per Innis lo sviluppo della comunicazione è dovuto alla progressiva corrispondenza fra medium usato e orientamento culturale di una società. La società tecnologica abolisce lo spazio e trasforma il tempo; per Ong  la storia della comunicazione è la storia dell’ideazione, della trasmissione e della conservazione culturale. Gli studiosi della Scuola di Francoforte segnano la storia del pensiero sulla cultura di massa, hanno criticato le sorti della società contemporanea mistificata dall’industria culturale; la diffusione della cultura attraverso i media si è trasformata in mercificazione della cultura, omogeneizzazione dei valori e standardizzazione dei comportamenti, appartengono Adorno e Horkheimer. Benjamin afferma che la tecnologia permette di produrre da sé le rappresentazioni della società e contrapporsi alla mediazione; la società è comunicazione e la comunicazione è la sua espressione più elevata e consapevole come sostiene Habermas; 
Morin invece riconduce la cultura di massa a tutto ciò che ogni cultura antropologicamente prodotta contiene: simboli, miti, immagini, oggetti.
Secondo Baudrillard gli oggetti di consumo sono l’ulteriore alfabeto di cui disponiamo per comunicare, costituiscono un sistema di simboli utilizzato per la comunicazione ostensiva di status e prestigio sociale; Lippman  sostiene che l’informazione veicolata dai media si rifrange attraverso le nostre immagini mentali (stereotipi) e che il contenuto delle notizie è modellato dalle caratteristiche dei giornalisti e della stampa. Lasswell propone l’analisi del contenuto del linguaggio politico; Lazarsfeld e Katz affermano che i media non inducono effetti diretti in quanto sono gli opinion leader, individui più informati, a influenzare le persone dando luogo ad un processo di comunicazione a due stadi di influenza, Katz approfondisce soprattutto il consumo delle comunicazioni di massa per evasione: l’identificazione con miti e personaggi non implica una perdita di senso della realtà. Gli studi di Klapper riguardano i mass media come strumenti di persuasione, la distinzione tra effetti immediati sull’opinione pubblica ed effetti specifici indotti dai generi di comunicazione su adulti e bambini. 
Negli anni ’90 Gerbner parla di teoria della coltivazione ossia i media coltivano i bisogni del pubblico offrendo versioni della realtà uniformi, orientate al consenso; la tv diventa un’agenzia di socializzazione. A richiamare l’attenzione sulla tutela dei media dall’influenza dei gruppi di potere economico e politico è Shramm. La ricerca qualitativa sul ruolo ideologico dei media è da ricondurre ai Cultural Studies soprattutto a Hall che con il Econding Decoding Model mostra diversi tipi di decodifica. Gli studi di Gallup sulla misurazione dell’opinione pubblica sono alla base dei sondaggi d’opinione. A Shannon e Weaver si deve la teoria matematica della comunicazione, approccio da un punti di vista meccanico; Wiener, padre della cibernetica vede la comunicazione come scambio di messaggi e mezzo di relazioni.
In Italia gli studi partono dalla traduzione del saggio di Horkheimer e Adorno: importante è l’opera di Eco che parla di apocalittici e integrati, ma famosi sono anche gli studi di Stare, Abruzzese, Bettetini, Livolsi, Morcellini e Aldo Grasso.

Baudrillard - Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà? 
Le tecnologie non sono estensioni dell’uomo ma espulsioni dell’uomo; costruiscono un mondo virtuale perfetto per non considerare quello reale. Siamo in balìa dell’illusione della finalità della tecnica; l’ironia è la forma universale della disillusione; alla funzione critica del soggetto succede quella ironica dell’oggetto. Con il Virtuale entriamo nell’era della liquidazione del Reale, avviene lo sterminio dell’Altro.

Castellani- La rivoluzione televisiva.
Alla fine degli anni ’50 l’italiano medio vedeva nella televisione un magico elettrodomestico che permetteva di essere inseriti nella società dei consumi, di avere nuove possibilità di svago, evasione, sogno. Il fruitore vede nella tv un tramite fra la propria famiglia e il mondo e attribuisce a questa fonte autorevolezza.

Frederick Mario Fales – Prima dell’alfabeto
La storia mesopotamica fornisce una rivoluzione: la scrittura cuneiforme.

Ernesto Ferrero – Napoleone geniale comunicatore.
Per Napoleone l’opinione pubblica è una potenza invisibile. La ricerca, la manipolazione e la manutenzione del consenso rappresentano per lui una necessità primaria. Si può dire che con lui nascono le più sofisticate strategie di persuasione occulta; è geniale pubblicitario di se stesso.

Carlo Emilio Gadda - Saper fare la radio
La radio prevede un pubblico singolo, la radio non deve istruire ma informare.

Galileo Galilei – La scienza autonoma dalle Sacre Scritture 
Egli afferma che la ricerca scientifica è autonoma dalla Bibbia perche le scritture non si occupano di problemi naturali ma sono le esperienze e le dimostrazioni che riguardano la scienza.

Andrea Gasparinetti - Mancano gli stracci, le cartiere chiudono.
La crisi delle cartiere deriva dall’insufficienza di carta perché si usava solo lo straccio.

Giovanni Paolo II – Un giornalismo di valori.
Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione esercita influenza sulle persone e sulla pubblica opinione e aumenta la responsabilità di coloro Si tende  privilegiare ciò che fa notizia, ciò che è sensazionale. Il pericolo che si corre è quello della distorsione della verità, pero ovviarvi i cristiani impegnanti nell’informazione devono avere rispetto per la verità.

Habermas – Storia e critica dell’opinione pubblica.
Si passa dal pubblico culturalmente critico al pubblico consumatore di cultura.La stampa diventa lo spazio di una delle tante forme correnti di veicolazione della cultura di consumo. La cultura di massa deriva dal fatto che l’allargamento della diffusione porta ad un livello culturale basso.

Hegel - Il giornale preghiera del mattino.
La lettura del giornale al mattino è una sorta di preghiera mattutina.
Lippman –Il giornalismo moderno.
Non punta alla verità ma vuole provocare emozioni nel lettore.

Luhmann – La realtà dei mass media.
I mass media sono uno dei sistemi di funzione prodotti dalla differenziazione della società; ciascun sistema costruisce una doppia realtà fatta di cose e di come le cose appaiono; c’è un problema degli influssi fra le diverse realtà dei sistemi; l’interazione fra sistema dei mass media e società deve qualificarsi come confronto tra diverse realtà.

Dacia Maraini –Saper scrivere
Nel processo di scrittura il ritmo è essenziale. E’ importante per la cadenza narrativa il taglio delle frasi, la punteggiatura, i vocaboli, le metafore e la sintassi.

McLuhan –Gli strumenti del comunicare. Mass media e società moderna.
Dobbiamo ricordarci ch ei media sono le nostre possibilità di afferrare il mondo.

Edgar Morin - L’industria culturale
La cultura di massa non è la sola presente, ma è la prima cultura universale della storia dell’umanità. Nasce da stampa, radio,tv , è prodotta secondo le logiche industriali.
Questa è un’industria ultraleggera organizzata sul modello di un industria concentrata 

Karl Popper – Cattiva maestra televisione.
La tv è un forza per il male e per il bene, è però molto più facile produrre materiale cattivo.

Alexis de Tocqueville - Libertà di scrivere
Sovranità di popolo e libertà di stampa sono correlate.

Elio Vittorini - Pubblicità di qualità
La pubblicità nasce da sentimenti,ma per raggiungere lo scopo si usano valori quantitativi. Col tempo però questo crea indifferenza,c’è bisogno di qualità,oggi si parla di umanismo pubblicitario.

Ugo Volli- Il silenzio che comunica
Il silenzio ha un ruolo importante nella comunicazione. Vi è un silenzio dell’interlocutore che permette all’altro di parlare; il silenzio come intolleranza e chiusura; il silenzio interno alla parola ossia la pausa; il silenzio pre-espressivo ossia un momento vuoto. Questi modi sono silenzi parziali,imperfetti perché si definiscono solo rispetto al linguaggio,diverso è il silenzio mistico permette di entrare in comunione svuotando la mente. L’opposto del silenzio è il rumore.
 
Watzlawick, Beavin, Jackson - Tentativo di fissare alcuni assiomi della comunicazione.
Primo assioma: l’impossibilità di non comunicare. Secondo assioma: Livelli comunicativi di contenuto e relazione. Terzo assioma: La punteggiatura della sequenza di eventi, l’interazione.
Quarto assioma: comunicazione numerica e analogica, ci si può riferire agli oggetti rappresentandoli con un’immagine o dando loro un nome. Quinto assioma: Interazione complementare(due diverse posizioni) e simmetrica(minimizzazione differenza).

Max Weber – Il concetto e l’esperimento,per conoscere.
Uno dei grandi strumenti della conoscenza è il concetto ,scoperto da Socrate e diffuso da Platone.
L’altro grande strumento è l’esperimento razionale che dobbiamo a Galilei e Bacone.
Tratto da STORIA DEL GIORNALISMO E DELLA COMUNICAZIONE di Anna Carla Russo
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