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CAPITALISMO COLLETTIVISTICO

Il ruolo dello Stato nel sistema del capitalismo liberale è:
fissare la cornice entro la quale le scelte dei consumatori possano prendere forma senza troppi condizionamenti.
Nel capitalismo liberale lo Stato si limita a definire la cornice in cui si sviluppano i liberi scambi; lo Stato così occupa un ruolo minimo, di solo intervento nel limitare i consumi tutte le volte in cui il libero scambio non è in grado di conseguire risultati ottimali (rimuovendo ad esempio gli ostacoli alla libera concorrenza fra i produttori, oppure dal lato del consumo rimuovendo gli ostacoli all’autonomia nella scelta).
Esempi di sfere codificate del consumo:
 - disciplina contratti;
 - diritto d’informazione;
 - regolazione pubblicità.
Sono le sfere, le realtà che possono condizionare il libero scambio, che definiscono il consumatore come soggetto debole, che può venire manipolato, orientato dal sistema imprenditoriale.
MANCA UNA VERA E PROPRIA TRADIZIONE DEL DIRITTO DEL CONSUMO.
Tale sensibilità si sviluppa solo con l’UE.
Uniche dimensioni presidiate:
 - beni meritevoli (area di erogazione amministrativa);
 - beni pericolosi o socialmente criticabili.
Dalla rivoluzione industriale ai nostri giorni è per lungo tempo mancata una vera e propria tradizione del diritto al consumo: è difatti una sfera del diritto di recente sviluppo all’interno della realtà italiana, una sfera che ha il fine di regolare l’agire di consumo.
Il primo Paese in cui si sviluppa un vero e proprio diritto del consumo sono gli USA, dove già dalla fine dell’800 sono presenti normative che riconoscono i diritti dei consumatori; ciò grazie anche al fenomeno del consumerismo, che si sviluppa grazie agli interventi di due giovani avvocati (Nother e Packard) che riescono a lanciare negli USA negli anni ‘70 delle vere e proprie campagne di sensibilizzazione verso la tutela del consumatore, grazie a cause collettive verso grandi imprese americane (tra cui la General Motors).
In Europa si sviluppa nei primi anni ‘80 questa tutela del consumatore a livello comunitario; poi lentamente tale diritto al consumo si è esteso ai vari Paesi dell’UE.
Non esiste una totale e completa autonomia perché lo Stato si riserva di presidiare due ambiti di consumo, e di fatto i consumi non sono totalmente liberi: i beni meritevoli, cioè i beni di interesse collettivo come il settore delle utilities come l’acqua, gas, luce, telefonia, ritenuti essenziali per lo sviluppo economico, così come l’istruzione e la cultura (gli Stati intervengono per assicurare accessibilità a queste risorse).
Gran parte degli Stati assegnano a sé stessi la produzione di questi beni, per poter così garantire l’accesso indifferenziato a queste risorse e per controllare le condizioni di scambio: si dice che l’erogazione di queste risorse avviene per via amministrativa.
In questi ultimi anni si è però assistito ad una nazionalizzazione di queste utilities legate all’energia.
L’altra categoria presidiata dallo Stato è quella dei beni pericolosi o socialmente criticabili: sono beni pericolosi per la salute pubblica e per l’ordine sociale, che non possono essere né prodotti né liberamente commerciati (esempio dei giornali porno, della legalizzazione delle droghe leggere e della legislazione nell’ambito del turismo sessuale).
Tratto da SOCIOLOGIA DEI PROCESSI ECONOMICI di Andrea Balla
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