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Gioco e sviluppo infantile


Il concetto di gioco è stato sviluppato da molti autori, tra cui quello storico è stato Piaget, che ha analizzato in particolare il gioco simbolico e di finzione.
Sviluppo del gioco nel bambino:
° gioco senso-motorio (primi 18 mesi): riguarda il livello pre verbale del bambino e consiste nell'esplorazione degli oggetti a livello sensomotorio --> il bambino usa i suoi schemi sensomotori per esplorare gli oggetti. All'inizio usa schemi molto generici (mettere in bocca, lanciare, battere, agitare, scuotere, con assimilazione del gioco al sè corporeo), per poi arrivare a un uso sempre più specifico dell'oggetto, per farlo anche funzionare (esempio: far suonare un sonaglio, mettere un cubo sopra un altro). Quindi il bambino già nel primo anno di vita si esercita con gli oggetti. In questo ambito le ricerche recenti mostrano il ruolo fondamentale del caregiver o dell'educatore, per far passare il bambino da schemi generici (esempio mettere tutti gli oggetti in bocca) a schemi specifici. QuindI mentre prima si pensava al gioco nelle prime fasi come solitario, le ricerche recenti mostrano come le abilità di gioco e di usare gli oggetti passano attraverso l'interazione con il genitore. Bruner parla di scaffolding da parte del genitore, cioè di incorniciamento del gioco (la mamma fa vedere al bambino come si usa l'oggetto).
° Dal secondo anno il bambino mette in atto il gioco di costruzione: utilizzo di oggetti per costruire
° Alla fine del primo anno è già presente anche il gioco sociale con l'adulto, in cui vi è una struttura convenzionale (con scambi di turni), che agevola la successiva acquisizione linguistica. Esempi: dare e prendere, fare e disfare, gioco del nascondino.

Fino ad ora abbiamo visto il gioco con gli adulti, vediamo ora l'interazione tra bambini. prima si pensava che il bambino molto piccolo non avesse interazioni con gli altri bambini, mentre studi recenti (a partire dagli anni 70) sono andati ad analizzare le interazioni del bambino anche molto piccolo con altri bambini della stessa età o di poco più grandi (ad esempio un bimbo di 3 mesi messo con altri bambini, li imita e in qualche modo i interagisce con loro). A 2 mesi sono presenti sorriso, movimento delle braccia e della bocca verso altri bambini. A 6 mesi compaiono scambi interattivi diretti tra bambini familiarizzati tra di loro, con uno o più turni. All'incirca dai 9 mesi i bambini interagiscono con gli altri non solo tramite scambi sociali (sorrisi e movimenti), ma anche tramite la condivisione di oggetti. Trevarthen parla proprio di una motivazione a una relazione con compagni più ampia rispetto a quella relativa alla ricerca di fugare di attaccamento.
Il gioco tra bambini nel primo e secondo anno di vita è chiamato parallelo, in cui i bambini (senza l'intervento di adulti) tendono a imitarsi molto reciprocamente in modo contemporaneo o differito (un bambino fa un gesto e l'altro bambino lo può imitare contemporaneamente o dopo poco). Questa condivisione imitativa mano a mano si differenzia, e possono emergere dei giochi di condivisione, in cui i bambini si imitano ma in modo più strutturato, condividendo significati, le cui caratteristiche sono:
- condivisione del tema del gioco da parte dei vari partecipanti (ad esempio gettare la palla)
- Il ruolo condiviso è unico e non complementare (tutti fanno la stessa cosa)
- Esiste comunicazione sociale diretta
- Permane l'imitazione speculare e differita
Quindi il gioco può essere visto a due livello: con l'adulto (che ha funzione di scaffolding) o con i pari.

Si arriva così al gioco simbolico o di finzione (dal secondo anno). il primo ricercatore che ha lavorato tantissimo su questo tipo di gioco con osservazioni molto accurate è Piaget. Secondo lui inizialmente è un gioco di tipo solitario, che solo poi diventa condiviso con altri bambini o con l'adulto. In realtà le recenti ricerche mostrano come anche all'inizio sia un gioco prevalentemente sociale.
Si chiama così perché il bambino usa degli oggetti e gesti a livello simbolico (esempio: gioco della bambola). Gli schemi di "far finta di" compaiono circa a 12 mesi (anche se secondo Piaget compaiono a 18 mesi). Poi Questo gioco viene condiviso con altri bambini, e diventa socio-drammatico (compare dai 3-4 anni circa), in cui vi è una diversificazione dei ruoli tra i bambini. Vi è anche una narrazione che può essere molto complessa, quindi è un gioco molto strutturato.
Cosa è implicato nel gioco di finzione?
⁃    oggetti e gesti vengono usati per simbolizzare qualcos'altro
⁃    Implica diverse competenze: sensomotorie, di interazione, simbolico-affettive (la psicoanalisi dice che il gioco simbolico ha anche funzione di simboleggiare le emozioni del bambino ), e metacomunicative (far finta di).
Il gioco simbolico è stato letto in diversi modi: Piaget, prospettiva socio-cognitiva, psicoanalisi, teoria dell'attaccamento.

Piaget: "la formazione del simbolo nel bambino" --> ipotesi contenute nell'opera:
° il gioco simbolico compare a 18 mesi alla fine del periodo sensomotorio
° Inizialmente è un gioco solitario
° È in concordanza con la funzione semiotica, cioè attraverso un gesto o un oggetto il bambino ne significa un altro
° presenza di imitazione differita (imito un gesto osservato in precedenza che viene utilizzato in modo da significare qualcos'altro)
° Un oggetto e un gesto vengono usati per simbolizzare un oggetto o una situazione assente (esempio: una bambola simboleggia un bambino, una scatola simboleggia un'automobile)

Autori che poi si collegano a Piaget vanno a vedere la strutturazione cognitiva del gioco simbolico, che serve anche a valutare le competenze cognitive del bambino. Un aspetto dell'evoluzione cognitiva del gioco simbolico è il passaggio da semplici schemi autocentrati (esempio: faccio finta di bere o di pettinarmi) a schemi simbolici decentrati (far finta di pettinare la bambola) a combinazione di più schemi in sequenze di giochi (anche rappresentandosi il gioco tra sè e sè prima di agirlo). L'altro aspetto che stato mostrato da questi autori, in particolare da Nicolich, è l'uso decontestualizzato del gioco --> si verifica nel tempo una trasformazione simbolica degli oggetti:
° oggetto prototipico: telefono giocattolo (con cui fa finta di telefonare), tazza vuota (con cui fa finta di bere)
° Oggetto sostituito (cubo che rappresenta una tazza)
° Oggetto immaginario (tazza evocata dal semplice gesto del bere)
Anche qui si può osservare una evoluzione cognitiva, da un uso più concreto dell'oggetto a un uso più decontestualizzato e simbolico.
Quindi quali sono i processi implicati nel gioco simbolico secondo Piaget e gli autori a lui successivi?
- Processi di decontestualizzazione
- Processi di decentramento dell'azione
- Processi di integrazione/coordinazione degli schemi utilizzati
- Uso del linguaggio verbale integrato nel gioco solitario con funzione di controllo dell'esecuzione ("prima faccio questo, poi quello)

Questi ricercatori dicono anche che quando si è con bambini nell'asilo nido o scuola per l'infanzia, osservare il livello a cui è arrivato il gioco dei bambini (sia solitario sia tra pari) è importante per valutare il livello cognitivo a cui sono arrivati i bambini --> che cosa si può osservare nel gioco?
° decontestualizzazione
° Decentramento
° integrazione: script del gioco (schema singolo, combinazione singola o multipla), narrazione del gioco (semplice o complessa
° Controllo dell'esecuzione: Verbalizzazione (egocentrata, sociale nel gioco o fuori dal gioco), competenza sociale, gioco solitario, imitativo o cooperativo
° Competenza affettiva: temi ed emozioni prevalenti

Qual è il ruolo dell'adulto nel gioco secondo questi autori? Può mettere in atto diverse funzioni per agevolare il gioco del bambino (o per ostacolarlo):
- propositivo: l'adulto può proporre un gioco al bambino
- Condivisione: può condividere un gioco con il bambino
- Ampliamento: può ampliare, tramite scaffolding, il gioco (la bambina dà da mangiare alla bambola e la mamma dice "ah dai da mangiare alla bambola")
->> queste funzioni agevolano il gioco del bambino
- direttivo: il genitore impone il gioco
- Non sostegno: il genitore ignora il gioco
- Limitativo: "non fare quel gioco!"
- Di non interazione
->> queste funzioni ostacolano il gioco del bambino

È importante osservare come si comporta il genitore durante il gioco del bambino, e ad esempio aiutarlo ad assumere le prime 3 funzioni e non le altre.
Il gioco di finzione poi mano a mano tende a diventare sociale (o socio-drammatico) --> il gioco tra pari compare in modo abbastanza frammentario a 3 anni, poi diventa sempre più strutturato e copre il tempo fino a 5-6 anni. In questo gioco sociale vi è una diversificazione e atttribuzione reciproca di ruoli. Nel momento in un vi sono più attori del gioco, vi è anche una competenza narrativa e metacomunicativa che si può osservare nel gioco. Vi è anche una competenza di negoziazione (per decidere il gioco). Così il gioco si fa sempre più complesso, con trame anche molto elaborate.
Questi autori (Piaget e altri) si sono quindi occupati principalmente di aspetti cognitivi e semiotici]

Altri autori si occupano invece degli aspetti più socio-cognitivi implicati nel gioco simbolico --> è la prospettiva socio-cognitiva. Essa mette in evidenzia la presenza nel gioco di:
- rappresentazione di funzioni: ruoli reali (esempio: maestra, mamma) o ruoli fantastici (un supereroe, cappuccetto rosso). Questi ruoli vengono assunti in modo simbolico da se stessi, oppure li si attribuisce ad altri (far fare la madre a un'altra bambina) o ad oggetti (come una bambola)
- Processi di socializzazione nel gioco simbolico: cooperazione rispetto al gioco, condivisione dei significati simbolici, role taking --> si passa dal gioco simbolico solitario a quello collettivo
- Processi di metacomunicazione: "facciamo finta di essere una famiglia" con funzione di costruzione/negoziazione del gioco. Esempi: storytelling ("io andavo nel bosco, mi perdevo e tu mi trovavi), suggerimenti ("tu andavi nel bosco"), proposte esplicite di finzione ("facciamo finta che io ero morto e tu mi baciavi e io mi svegliavo").

È importante quindi che nella scuola dell'infanzia vi siano degli spazi adibiti al gioco simbolico (es oggetti che in qualche modo attivano o facilitano il gioco simbolico) --> quindi importanza di un ambiente che attivi il gioco simbolico, ma anche presenza di adulti che facilitino questo gioco.

L'altro grosso filone che ha studiato il gioco è il filone psicoanalitico/psicodinamico. Il gioco in questo filone è usato principalmente a funzione terapeutica. L'autrice che ha usato per prima il gioco per fare analisi con i bambini è la Klein. Ipotesi della psicoanalisi: il bambino gioca con gli oggetti, e non lo fa solo per simbolizzare certe cose a livello cognitivo, ma il gioco ha anche un significato affettivo profondo --> secondo gli psicoanalisti il gioco simboleggia sempre vicende affettive del bambino e legate alle sue relazioni primarie. Quindi va analizzato non solo per la sua struttura cognitiva e socio-cognitiva ma anche per le vicende affettive (legate al sè infantile e alle sue relazioni con i genitori e i fratelli sia di segno emotivo positivo che negativo) che simbolizza. La funzione del gioco sarebbe quella di elaborare tali vicende ed emozioni.

Klein: è la prima autrice che ha parlato di tutto ciò. La sua tesi è: a un bambino si mette a disposizione nella stanza terapeutica una serie di giochi (che facilitano la simbolizzaazione), e il modo in cui si approccerà a questi giochi gli permette di simboleggiare le vicende affettive di amore e odio verso genitore e fratelli. Ogni gioco è simbolico, rappresenta cioè vicende legate al mondo e agli oggetti interni del bambino.
Gli oggetti con cui il bambino gioca personificano gli oggetti interni del bambino (esempio: la bambola simboleggia la bambina stessa nella relazione con la madre, quindi ciò che la bambina fa con la bambola può rappresentare le relazioni della bambina con il padre o la madre) --> personificazione: il bambino attribuisce a oggetti e giocattoli aspetti di sè e delle proprie relazioni --> si verificano processi di identificazione proiettiva, cioè la bambina proietta sula bambola aspetti di sè, ma anche processi di identificazione introiettiva, cioè la bambina di attribuisce ruoli affettivi. Esempio di personificazione: la bambola rappresenta simbolicamente il sè del bambino e i suoi aspetti (identificazione proiettiva), e sua volta il bambino assume il ruolo del genitore rappresentando nel gioco il padre, la madre o i fratelli (identificazione introiettiva).
Mentre a livello di analisi con gli adulti si analizzano le verbalizzazioni e i sogni dei pazienti, con i bambini si usa il gioco come strumento di comunicazione, usato dal bambino come elaborazione di vicende emotive di tipo relazionale.
Nella situazione terapeutica il bambino che ha vissuto esperienze traumatiche tenderà a ripetere nel gioco queste esperienze traumatiche, in modo immodificato o più o meno alterato. Spesso il finale del gioco è drammatico e i personaggi hanno elevate valenze aggressive. Il bambino può anche avere difficoltà a simbolizzare, quindi il gioco si conclude con aggressività diretta, non modificata dal gioco. L'analista deve aiutare il bambino a elaborare questa aggressività e trasformarla. In certe situazioni i(ad esempio con bambini autistici) il gioco simbolico ha un livello bassissimo, cioè il bambino ha difficoltà a giocare a livello simbolico.

Winnicott: ha esplorato gli antecedenti del gioco simbolico --> WInnicott parla di fenomeni transazionali. L'oggetto transizionale consiste in un oggetto privilegiato usato dal bambino per consolarsi (in modo più moderno: autoregolarsi), come una copertina o un pupazzo, soprattutto quando è solo o sulla soglia dell'addormetnamento. Questo oggetto è importantissimo e non può separarsene. Se se ne separa ha molta ansia. Vengono chiamati traniszionali perché sono una transizione tra la relazione molto intima con la madre e la separazione --> il bambino usa la copertina come presentificazione della madre --> sarebbe un primo processo simbolico, dato che l'oggetto simboleggia le sensazioni positive vissute con la madre. È una condizione protosimbolica, dato che l'oggetto ancora non simboleggia la madre, ma le sensazioni vissute con la madre (è una dimensione più concreta). Winnicott parla anche di oggetti soggettivi (cioè oggetti che rappresentano aspetti della relazione con la madre). Una possibile evoluzione dell'oggetto transazionale è l'amico immaginario.
di Mariasole Genovesi
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