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Karel van Mander e la storia dell'arte del Nord


(1548 – 1606)

Appartiene a quel mondo di olandesi romanisti amanti dell'Italia. La sua opera è la prima esposizione universale della storia dell'arte nel Nord. Come per il Borghini, anche per lui è importante la stretta unione della storia con la teoria. Van Mander rappresenta in un grado ancora più alto di Vasari l'ideale dell'artista istruito. Conosceva le lingue in maniera non comune, era anche apprezzato come traduttore; apparteneva alla schiera di quelli che in Germania venivano chiamati reederijker, ossia retori.
Il suo grande lavoro storico si apre con un poema didascalico, di genere prettamente fiammingo romanico, e continua con tre libri storici, per finire con una esposizione notevolissima delle Metamorfosi di Ovidio, la cosiddetta “Bibbia dei pittori” e un sommario della simbolica antica e della mitologia dell'arte.
La parte storica è divisa in tre libri. Nel primo si tratta della storia dell'arte antica; nel secondo dei pittori italiani, traducendo dal Vasari ma aggiungendo cose personali; nella terza dà il meglio di sé, trattando dei pittori della Germania meridionale e settentrionale dai Van Eyck fino al suo tempo, Durer e Holbein compresi. È per questo soprattutto che il van Mander è assurto alle glorie italiane.
Van Mander così imita il modello italiano ed è il primo a dimostrare l'influsso che Vasari diffondeva in tutta Europa. Van Mander è un tipico rappresentante di quel “manierismo” olandese dei romanisti. Per lui ogni salvezza viene dall'antichità e dall'Italia. Manifesta apertamente la sua esigenza vitale di andare a Roma. Quando descrive la vita dei suoi conterranei dipende assolutamente dalle fonti italiane.
Oltre Vasari utilizza Leonardo, cosa strana dato che da tempo si era allontanato dall'Italia, e Leon Battista Alberti, nella riduzione di W. Rivius, e sempre citato ingenuamente sotto questo pseudonimo. Anche lui, come Borghini, non comprende la grande costruzione storica del Vasari. Notevole è il suo tentativo di formazione di periodi storici nelle vite degli artisti suoi conterranei: divide un periodo oude moderne (vale a dire vecchio moderno in olandese) che inizia con gli Eyck, fino ad un periodo senza dubbio moderne, dipeso dalla tecnica e dalla concezione dagli antichi e dall'Italia per le cognizioni scientifiche. Il Medioevo è interamente sprofondato e dimenticato.
Il Van Mander non è un servile adoratore della dottrina e della forma italiana. Conserva la sua originalità nordico – fiamminga. Nella sua poesia didascalica tratta non a caso come affari secondari i problemi tipicamente italiani della proporzione e dell'anatomia (anche se si inchina con venerazione al dogma del “disegno”) e considera, cosa tipicamente fiamminga, il paesaggio come genere particolare.

di Gherardo Fabretti
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