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La pedagogia



Cosa è la pedagogia? È un’interdisciplina, perché è un ambito del sapere che attinge da discipline differenti: psicologia, linguistica, storia, linguistica, antropologia -> il suo sapere teorico parte proprio da questi ambiti disciplinare -> così può mettere a fuoco la conoscenza dei processi educativi, cioè le pratiche con cui il bambino può essere educato al meglio. In quanto interdisciplinare la pedagogia necessita quindi della conoscenza delle discipline da cui attinge. Perché interculturale? Perché molto del sapere sui bambini deriva dalle ricerche antropologiche. Gli studi antropologici, dagli anni 90, dicono che la maggior parte dei bambini nel mondo non vive in Europa o in nord-America, ma nel resto del mondo, cioè in quei contesti culturali non presi in considerazione dalla ricerca psicologica (Africa, Asia, ecc), che prende in considerazione soprattutto i contesti globalizzati e industrializzati.

Essere bambini in Africa o Asia è diverso dall’esserlo in America o in Europa -> ciò dipende da tutta una serie di fattori di tipo ambientale (ad esempio clima, ciclo giorno-notte), che modificano il modo di vivere e di conseguenza il modo di educare i bambini e di pensare a loro. Quindi gli studi antropologici stanno rivoluzionando la psicologia. L’antropologia porta a riconsiderare che ciò che abbiamo creduto leggi universali sullo sviluppo (ad esempio gli stadi di sviluppo) in realtà cambia totalmente in altre parti del mondo, in cui gli studi di psicologia dello sviluppo non è arrivata. La pedagogia, influenzata da questi studi antropologici, porta a considerare il bambino dentro un contesto molto concreto e specifico.
Interculturale vuol dire tra le culture, quando culture diverse entrano in interazione. Essendo pedagogia interculturale, ci si concentrerà principalmente sul modo in cui la cultura plasma lo sviluppo e l’educazione del bambino. Inoltre anche in uno stesso contesto (ad esempio l’Italia o anche solo l’’hinterland di Milano o la famiglia di appartenenza) esistono diverse micro culture -> quando si parla di interculturale non si parla solo di appartenenza nazionale, ma di comunità che condividono linguaggi, valori, ideali. Ragionare in termini di interculturale vuol dire alla fine ragionare in termini di diversità, intesa come valore.

Considerare i metodi educativi di altre culture serve per aumentare la consapevolezza circa i propri metodi (dato che i metodi di altre culture sono totalmente diversi). Capendo ciò che succede in altri contesti culturali, si impara a non giudicarli (anche se bizzarri), dato che vengono inseriti nello specifico contesto culturale, in cui ha un senso. Guardate dall’interno le pratiche più strane hanno un senso, un significato. Questo è essenziale per uno psicologo, perché inevitabilmente lavorando nelle scuole si entrerà in contatto con bambini e famiglie di culture diverse (con pratiche diverse, ma non sbagliate, anzi hanno un valore), ma soprattutto perché lo psicologo deve entrare in relazione non solo con persone di altre culture, ma persone italiane che comunque hanno una loro cultura di riferimento (lo psicologo deve essere in grado di entrare nel punto di vista dell’altro -> è lo strumento più importante che deve possedere uno psicologo).
La pedagogia è molto pratica, nasce nei contesti di vita specifici.
Perché della cooperazione? La cooperazione è il fine ultimo del dialogo interculturale -> se si è in grado di assumere una prospettiva interculturale si riesce a creare forme di cooperazione, si crea un terreno per la nascita della cooperazione tra gruppi, comunità e culture.

Tratto da PEDAGOGIA INTERCULTURALE E DELLA COOPERAZIONE di Mariasole Genovesi
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