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La produzione in serie e le modifiche sociali – David Harvey

La sconfitta degli emergenti movimenti operai radicali dell’immediato dopoguerra preparò il terreno politico per quei tipi di controllo dei lavoratori di compromessi che resero possibile il fordismo. Con il loro principale avversario sotto controllo, gli interessi di classe del capitalismo potevano risolvere ciò che Gramsci aveva definito il problema dell’”egemonia” e costituire una base apparentemente nuova per quei rapporti di classe che erano alla base del fordismo.

I ruoli delle altre parti del contratto sociale erano altrettanto ben definiti. Le grandi aziende facevano uso del loro potere per assicurare un regolare incremento degli investimenti che aumentasse la produttività. La forte centralizzazione del capitale permetteva di limitare la concorrenza intercapitalistica e l’emergere di pratiche di pianificazione e di determinazione dei prezzi oligopolistiche o monopolistiche. La gestione scientifica divenne il segno caratteristico della razionalità aziendale burocratica.

Lo Stato, da parte sua, doveva assumere nuovi ruoli (keinesiani) e creare nuovi poteri istituzionali. Poiché la produzione in serie esigeva condizioni di domanda relativamente stabili per essere redditizia, nel dopoguerra lo Stato cercò di controllare i cicli economici con un adeguato mix di politiche monetarie e fiscali. Tali politiche si rivolgevano a quelle aree degli investimenti pubblici che erano vitali per la crescita della produzione e del consumo di massa. Inoltre il potere statale veniva usato per dare una solida base al benessere sociale e per influenzare gli accordi salariali e i diritti dei lavoratori nel processo produttivo.

Si possono rivelare ovviamente differenze notevoli tra Stato e Stato. Particolarmente degno di nota è il modo in cui governi nazionali di diversissime ispirazioni ideologiche (gollisti in Francia, laburisti in Gran Bretagna, democristiani in Germania O.), riuscirono ad assicurare una crescita economica stabile e il miglioramento del livello di vita materiale attraverso un cocktail di welfare state, gestione economica keinesiana e controllo delle relazioni salariali.
di Domenico Valenza
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