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Le raccomandazioni 441/92 e 442/92

Sarebbero state poco più tardi le raccomandazioni 441/92 e 442/92 a sviluppare tali indicazioni della Carta.
Esse inaugurano una pur debole e ancora incerta strategia di convergenza via soft law verso obiettivi di massima, concordati dagli Stati membri in termini ampi, con insistito richiamo al principio di sussidiarietà.
L'intento è quello di innescare processi di convergenza di carattere volontario verso obiettivi condivisi senza incidere sulla piena libertà degli Stati membri in ordine all'organizzazione, alle modalità operative e, soprattutto, alle forme di finanziamento utilizzabili.
La raccomandazione 441/92 mette a nudo immediatamente una delle più significative divergenze del welfare state italiano rispetto alla pur disomogenea "media" europea: l'assistenza, appunto, di un sistema di reddito minimo garantito su base nazionale per i soggetti in disagiate condizioni economiche e a rischio di esclusione sociale.
Seppure con un linguaggio volutamente aperto e "permissivo", le raccomandazioni del 1992 si iscrivono, dunque, ancora in una logica di politica sociale ed utilizzano, anzi, in maniera esplicita, la grammatica dei diritti sociali fondamentali, sia pure nelle forme "miti" e "leggere" della soft law.
Il riconoscimento del diritto sociale fondamentale a risorse minimi conformi alla dignità umana si affaccia nella raccomandazione 441/92 come "elemento cardine del modello sociale europeo", sottolineando, con ciò, la centralità della dimensione distributiva nella lotta contro l'esclusione sociale.
Si tratta di un linguaggio e di una dimensione che conservano un preciso spazio all'interno del discorso comunitario in tema di esclusione sociale anche dopo che, ad Amsterdam, esso riceve finalmente la sua consacrazione formale nel testo del Trattato, ma che a partire dalla metà degli anni '90 deve misurarsi con un progressivo, deciso riorientamento delle politiche della Comunità in materia.
di Stefano Civitelli
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