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Ponti e cappelle nei pellegrinaggi


Poi ci sono i ponti. La loro posizione sulla carta ci aiuta ad individuare itinerari. Molte sono le leggende. Un ponte famoso è il ponte di Puente la Reina in Navarra, da dove giungevano 2 vie francesi. Ma nel medioevo non esisteva un cammino stereotipato. E neppure le vie di circolazione erano segnalate come in epoca romana. Al campanile di Le Souterraine troviamo le pietre bianche. Un metodo diffuso per le zone pericolose sono i montjoie. È un vocabolo che deriva dal vocabolo franco Mund-gawi, che significava collinetta o promontorio di osservazione. Fu poi applicato a queste costruzioni fatte di pile di pietre piatte a forma di piramide messe sulla sommità delle creste. In seguito divennero i “monti della gioia”. Uno era a Montemario a Roma. Comunque venivano mantenuti e rifatti spesso. E sulla sommità dei montjoies erano spesso conficcate croci di legno. Lungo il territorio del pellegrinaggio sorgevano spesso comunque cappelle e oratori, di cui varie testimonianze sono in Bretagna, provenza  e savoia. Vegliano sui cimiteri, custodiscono incroci o l’ingresso di oscure gole e dure ascensioni. La maggior parte delle cappelle e oratori conservati non risale oltre il xv secolo. Il moltiplicarsi di luoghi di culto privati e cappelle signorili sarà conseguenza di un nuova vitalità. Esempi: la cappella del dol, all’entrata delle gole del lot, o i tanti monumenti sui pirenei verso compostela.
I patronati degli oratori rivelano le aspirazioni religiose dei loro fondatori. Vi trovan posto tutti i santi, intercessori, taumaturghi o pellegrini più o meno celebri.  3 erano le funzioni principali assegnate agli oratori: custodire il recinto dove aspettano i morti e la cui cappella occupa un angolo – segnale di incrocio da dove parte la stradina che termina al villaggio – termine del lungo cammino allo sbocco d pianura. 
di Dario Gemini
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