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Il trattamento del dolore acuto nell'ambito dell'emergenza extraospedaliera: l'autonomia infermieristica, la collaborazione multidisciplinare, le prospettive future

Informazioni tesi

Master in trattamento del dolore e cure palliative
  Autore: Paolo Onesti
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2006
Docente/Relatore: Alberto Pasetto
Istituito da: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 89

Nel percorso intrapreso dalla medicina e dal nursing in questi ultimi anni, l’attenzione per la persona con dolore è protagonista importante che coinvolge tutti coloro che partecipano alla salute e al benessere dell’individuo. Questo cammino rappresenta un difficile cambiamento per tanti professionisti, dove individuare, valutare e gestire il dolore implica conoscere, avere esperienza ma anche possedere i mezzi idonei per la situazione, e in cui spesso la disponibilità al superamento del presente per progredire verso il futuro, si scontra con la tendenza al mantenimento delle consuete abitudini. L’orientamento del personale sanitario nei confronti del dolore può influire sulla sua gestione. Infatti il ruolo di individuazione, valutazione e monitoraggio tanto deve essere accurato quanto tempestivo, puntuale e privo di preconcetti. L’infermiere osserva, ascolta e valuta il dolore nel contesto della persona nella sua globalità, superando l’approccio di causa-effetto distintiva della professione medica. Senza sottovalutare il ruolo clinico del medico, si può tuttavia affermare che solo attraverso l’approccio che adotta l’infermiere il dolore mostra tutto il suo spessore umano. Le ipotesi che hanno guidato il presente lavoro di ricerca, collocano la questione del dolore e della relativa applicazione del protocollo di somministrazione della morfina, all’interno di un quadro più ampio di considerazioni relative alla professione infermieristica e alla sua crescita. Gli obiettivi ai quali sono state finalizzate le ricerche sono stati:
comprendere il motivo dello scarso utilizzo di un farmaco analgesico per le persone traumatizzate, quale è la morfina, autorizzata da un protocollo definito e legittimato; valutare la percezione del dolore da parte degli infermieri; riflettere sul ruolo dell’infermiere in un ambito di alta autonomia professionale come quello dell’emergenza territoriale. Congruentemente con le ipotesi e gli obiettivi, la metodologia di ricerca è di tipo qualitativo. In emergenza territoriale più di ogni altro ambito di lavoro, l’infermiere affronta se stesso, con le proprie capacità e conoscenze, rivelando una identità professionale ancora in costruzione. Sono necessarie occasioni di formazione continua per adattarsi ai cambiamenti, ma anche stimoli per modificare e critiche per riflettere; soprattutto quando mutamento significa crescita, autonomia e responsabilità. Un passo importante in questa direzione, è fornito dal confronto, dall’analisi critica e costruttiva, dalla discussione.
Se riveste un’importanza così grande per la professione, tanto più ne ha per i gruppi come gli infermieri del 118. Infatti, il Soccorso Sanitario extraospedaliero rappresenta l’unica realtà in Italia che sì è spinta così oltre nell’adozione dei protocolli come strumento di lavoro.

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1 Nel percorso intrapreso dalla medicina e dal nursing in questi ultimi anni, l’attenzione per la persona con dolore è protagonista importante che coinvolge tutti coloro che partecipano alla salute e al benessere dell’individuo. Questo cammino rappresenta un difficile cambiamento per tanti professionisti, dove individuare, valutare e gestire il dolore implica conoscere, avere esperienza ma anche possedere i mezzi idonei per la situazione, e in cui spesso la disponibilità al superamento del presente per progredire verso il futuro, si scontra con la tendenza al mantenimento delle consuete abitudini. Il dolore è un’esperienza soggettiva che non si lascia facilmente definire: ogni persona ha una propria esperienza dolorosa legata alla propria individualità e cultura, al suo vissuto, tanto che è spesso relativo confrontare fra loro due stati di sofferenza. Diventa fondamentale distinguere il dolore acuto da quello cronico, per le diverse ripercussioni sulla persona e per le implicazioni sui professionisti che assistono le persone. Il dolore cronico maligno o non maligno a seconda o meno che l’eziologia sia neoplastica, è persistente, talora soggetto a periodi di riacutizzazione, e può innescare una serie di fenomeni duraturi legati alla vita sociale dell’individuo: tende ad aumentare nel tempo accompagnando un corteo di effetti quali somatizzazione, depressione, disturbi del sonno, dell’appetito, della libido. Il dolore acuto, del quale in questa tesi si approfondiranno aspetti correlati alla sua gestione in ambito dell’emergenza territoriale, è un dolore transitorio che tende a diminuire nel tempo e che può segnalare la presenza di danno incombente d’organo.

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