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Progettazione e implementazione di un sistema di internal rating: il caso banca Alfa

Informazioni tesi

  Autore: Nicola D'amicis
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Amministrazione Finanza e Controllo
  Relatore: Maurizio Dallocchio
Coautore: D'amicis Nicola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 186

L'attività creditizia è una delle aree più tradizionali e consolidate dell'attività bancaria. Nonostante il processo di disintermediazione che ha interessato il sistema bancario e finanziario e il recente sviluppo di nuovi strumenti finanziari, essa continua ad essere, per le banche, una delle attività più importanti, principale fonte di profitto ma anche di rischio; le recenti crisi bancarie che si sono verificate nei paesi sviluppati sono quasi sempre riconducibili alle perdite generate dall'insolvenza degli affidati. In tale ambito, il problema della misurazione e della gestione del rischio di credito è sentito dalle banche e dagli intermediari finanziari come particolarmente importante. Mentre per decenni il sistema bancario è stato ancorato ad un approccio piuttosto "artigianale" nei confronti dei rischi bancari, dagli anni Novanta si è diffusa tra gli operatori del settore la coscienza di nuovi strumenti teorici e pratici in grado di offrire una risposta alle nuove esigenze. I motivi che hanno portato ad un progressivo risveglio dell'interesse verso una gestione analitica del rischio di credito sono diversi. Nel paper si trattano tali strumenti, e in particolar modo si discute in modo analitico e dettagliato circa i sistemi di internal rating.A conclusione del lavoro vi è il caso di una banca italiana che ha cercato l'implementazione di un sistema di internal rating

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13 INTRODUZIONE L’attivit creditizia Ł una delle aree piø tradizio nali e consolidate dell’attivit bancaria. Nonostante il processo di disintermediazione che ha interessato il sistema bancario e finanziario e il recente sviluppo di nuovi strumenti finanziari, essa continua ad essere, per le banche, una delle attivit piø importanti, principa le fonte di profitto ma anche di rischio; le recenti crisi bancarie che si sono verificate nei paesi sviluppati sono quasi sempre riconducibili alle perdite generate dall’insolvenza degli affidati. In tale ambito, il problema della misurazione e della gestione del rischio di credito Ł sentito dalle banche e dagli intermediari finanziari come particolarmente importante. Mentre per decenni il sistema bancario Ł stato ancorato ad un approccio piuttosto "artigianale" nei confronti dei rischi bancari, dagli anni Novanta si Ł diffusa tra gli operatori del settore la coscienza di nuovi strumenti teorici e pratici in grado di offrire una risposta alle nuove esigenze. I motivi che hanno portato ad un progressivo risveglio dell’interesse verso una gestione analitica del rischio di credito sono diversi. In primo luogo il processo di apertura del mercato del credito ha fatto perdere al sistema bancario, in special modo quello italiano, l’elevato grado di protezione di cui aveva goduto per decenni, esponendo le banche ad un consistente aumento della concorrenza; in un contesto maggiormente competitivo i margini di interesse si sono notevolmente ridotti, in modo particolare per le banche meno efficienti, e i rischi si sono concentrati in quelle banche con minori capacit di valutazione del merito credi tizio della clientela. Anche l’atteggiamento delle autorit di vigilanza ha rappresentato uno st imolo molto forte per il sistema bancario verso l’adozione di schemi analitici di misurazione e di gestione del rischio di credito; lo schema di adeguatezza patrimoniale introdotto dal Comitato di Basilea nel 1988 Ł il risultato della convinzione profonda delle autorit che la st abilit del sistema bancario debba poggiare su un equilibrato rapporto fra grado di patrimonializzazione e livello di rischio assunto dalla banca. Le recenti modifiche introdotte con Basilea II ribadiscono tale concetto, spingendo, inoltre, verso criteri piø precisi di misurazione del rischio di credito e cercando di sostituire i requisiti patrimoniali standard oggi in vigore con sistemi di valutazione interni che le banche sono o saranno in grado di sviluppare. Il mondo accademico ha avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione in corso, proponendo un quadro teorico di riferimento ed una serie di modelli per la previsione delle insolvenze e per la valutazione dell’esposizione al rischio dell’intero portafoglio della banca. Negli ultimi dieci anni molte grandi banche, soprattutto a livello internazionale, hanno effettuato notevoli investimenti in strumenti in grado di misurare e di gestire il rischio di credito, rivoluzionando, tra l’altro, le tradizionali tecniche di valutazione del merito creditizio delle controparti.

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