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Gli Exchange Traded Funds

Informazioni tesi

  Autore: Raffaele Brigida
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e finanza
  Relatore: Gino Gandolfi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

Sui mercati finanziari internazionali si stanno diffondendo numerosi strumenti nati dalle innovazioni dell'ingegneria finanziaria amercicana. Alcuni di questi si stanno particolarmente distinguendo, e fra essi ci sono gli ETFs. Questi permettono di attuare una gestione di tipo passivo replicando nella loro struttura in termini percentuali i benchmark di riferimento, pur non disponendo del capitale necessario per farlo. Gli strumenti abbinano questa peculiarità a delle caretteristiche quali la negoziazione in tempo reale come un qualsiasi titolo azionario, e la fiscalità agevolata, nonchè i costi commissionali praticamente nulli, che li rendono particolarmente appetibili per gli investitori. Inoltre permettono di evitare parte delle asimmetrie informativa proprie delle gestioni di portafoglio, che implicanano una maggiore trasparenza. La loro diffusione è stata molto rapida, ed oggi anche in Italia assistiamo alla loro ascesa sia fra gli investitori retail, sia fra gli istituzionali.
In sintesi i bassi costi commissionali, la fiscalità agevolata e la possibilità di negoziare le quote degli stessi come normali titoli azionari (il che implica anche una valutazione delle quote in tempo reale) aumentano le possibilità per gli investitori di scegliere al meglio la loro asset allocation.

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2 INTRODUZIONE Dagli anni ’90 i mercati finanziari sono stati caratterizzati dall’introduzione di numerose tipologie di prodotto, le quali hanno incentivato i risparmiatori ad allocare la loro liquidità in eccesso sugli stessi mercati, che hanno giovato di una grande crescita in termini di capitalizzazione. Periodo di boom di questa crescita sono stati gli anni di fine millennio, quelli della cosiddetta bolla speculativa, durante la quale tutti i risparmiatori erano diventati «uomini di finanza». Ben presto tuttavia, tale euforia speculativa, che aveva condotto ad una corsa al rialzo sfrenata dei prezzi dei titoli, venne a mancare e tutti coloro che si erano lasciati soggiogare dall’aspetto speculativo, hanno visto ben presto sgonfiarsi la bolla, perdendo la loro “gallinella dalle uova d’oro”. Da questa fase di ribasso dei mercati sembra essersi rilanciata, conoscendo un periodo di crescita sia qualitativa che quantitativa, l’industria del «risparmio gestito», cioè quel settore del mercato mobiliare caratterizzato dai fondi comuni di investimento mobiliare. Essa ha tratto giovamento dal cambiamento delle preferenze delle famiglie relativamente alla composizione del proprio portafoglio personale in termini di rischio-rendimento, che ha visto uno spostamento dagli investimenti sicuri, rappresentati dai titoli di Stato, ai titoli azionari ed agli strumenti del risparmio gestito che si sono rivelati i più redditizi, pur garantendo un buon grado di copertura dai rischi connessi agli investimenti di tipo azionario. Di conseguenza gli investitori si affidano a società di investimento ed ad intermediari in generale, in grado di comprendere le loro esigenze e strutturare prodotti coerenti con la liquidità a disposizione, i profili di rischio- rendimento, nonché con gli orizzonti temporali dell’investimento

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