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Prevedere la Loss Given Default nelle banche: fattori rilevanti e downturn LGD. Il caso di Banca Popolare di Sondrio.

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Turri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Scienze Statistiche
  Corso: Statistica economica, finanziaria ed attuariale
  Relatore: Matteo Pelagatti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 297

Basilea II promuove la stima interna del fattore di rischio Loss Given Default (LGD) per le banche e gli altri intermediari finanziari. Fattori idiosincratici e macroeconomici appaiono essere rilevanti nell’influenzare il tasso di recupero osservato. Il quadro normativo a livello internazionale e nazionale, a valere su previe evidenze di associazione fra valori aumentati di LGD e rallentamento nell’attività economica, impone di adottare stime prudenziali del fattore di rischio che tengano conto dei suoi livelli potenzialmente più alti osservati durante le recessioni (downturn LGD). La verifica empirica dell’esistenza e della rilevanza di questa correlazione avversa è lasciata alla banca stessa.
La letteratura rilevante e il quadro normativo sul tema sono preliminarmente esaminati. In seguito sono testate due ipotesi di ricerca relative alla rilevanza delle condizioni economiche per la stima della LGD: (1) che considerare un’appropriatamente attualizzata workout LGD basata unicamente su di uno stato “assorbente” di insolvenza (le “sofferenze”), in un contesto di processi di recupero di lunga durata, può portare a evidenze deboli in relazione al legame con le condizioni del ciclo economico; (2) che con l’estensione della definizione di insolvenza a stati meno assorbenti (come gli “incagli” e i “crediti scaduti”) il legame si rileverà con ogni probabilità più forte.
Dati di Banca Popolare di Sondrio, raccolti e processati nell’ambito di un progetto aziendale, sono utilizzati per le analisi. In primo luogo, una rappresentazione di riferimento del ciclo economico è ottenuta mediante l’utilizzo di una classe di modelli strutturali di serie storiche basati sui filtri di Butterworth già proposti da Harvey e Trimbur (2003). L’analisi comporta modelli univariati e multivariati. Un approccio SUTSE garantisce l’indice rappresentativo del ciclo economico selezionato. In secondo luogo, l’LGD delle sofferenze è spiegata mediante un modello lineare generalizzato contenente unicamente fattori idiosincratici. La varianza residua non spiegata è testata per trovare evidenze di impatto delle condizioni economiche coerenti con l’ipotesi normativa. In terzo luogo, la definizione di insolvenza è estesa e un insieme di modelli di cure rate sono sviluppati per tener conto dell’effetto sui livelli di LGD. I residui, non spiegati da fattori operativi e specifici, sono, ancora una volta, testati per verificare i legami con il ciclo economico.
L’evidenza empirica mostra in entrambi i casi evidenze deboli o nulle di una rilevante correlazione negativa fra i tassi di recupero e rallentamenti nella situazione economica. Alcuni modelli evidenziano esigui legami significati, ma, nel complesso per Banca Popolare di Sondrio i fattori idiosincratici spiegano la maggior parte della varianza dei livelli di LGD.

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11 INTRODUZIONE Contesto di riferimento Le istituzioni finanziarie, in risposta alle crisi degli anni novanta hanno iniziato in misura sempre crescente a guardare alla gestione del rischio nel proprio portafoglio crediti, mediante l’utilizzo di metodologie statistiche. Il rischio di credito 1 impatta più di altre tipologie di rischi sull’attività quotidiana delle banche andando in maniera rilevante a incidere sui risultati aziendali. Numerose banche attive internazionalmente hanno, da tempo, sviluppato e utilizzato metodologie e modelli interni di gestione dei rischi, in modo da garantire una capacità di governo degli stessi in funzione del variare delle condizioni dei mercati e dei fattori idiosincratici specifici verso le quali si ritrovassero esposte. A partire dalle best practices di queste banche si è avviata una crescente richiesta di regole comuni e di linee guida in materia di gestione dei rischi propri delle attività finanziarie. Già nel 1988 con l’Accordo di Capitale, ora noto come Basilea I, e poi con Basilea II il Comitato di Basilea per la Vigilanza Bancaria si è adoperato in tal senso 2 . Basilea II e i suoi recepimenti a livello comunitario e nazionale prevedono un insieme minimo di regole alle quali le banche debbano conformarsi, con l’obbiettivo di consolidare la capacità di gestione dei rischi e di prevenire future crisi finanziarie. A partire dal 1 gennaio 2008 con lo scadere dell’anno di deroga concesso da Banca d’Italia, le banche del nostro paese operano alla luce delle disposizioni del Nuovo Accordo di Capitale, così 1 “Il rischio di credito rappresenta il rischio che una variazione inattesa del merito creditizio di una controparte nei confronti della quale esiste un’esposizione generi una corrispondente variazione inattesa del valore della posizione creditoria” Resti (2001, p.11). Cfr. Paragrafo 1.1. per maggiori approfondimenti. 2 Cfr. Paragrafo 1.4 per approfondimenti.

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